Coronavirus: secondo gli esperti il clamore dei media aumenta la percezione del rischio

“La risposta globale dei media a SARS-CoV-2 rimane sbilanciata, in gran parte a causa della continua evoluzione dello scenario; di conseguenza, la percezione pubblica del rischio rimane esagerata”. Lo ha scritto in un editoriale pubblicato sulla rivista The Lancet Respiratory Medicine un gruppo di esperti, tra cui Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma, che e’ il primo firmatario dell’articolo. Nell’editoriale gli esperti hanno analizzato quello che hanno definito “clamore mediatico” generato dall’epidemia del nuovo coronavirus. “Il racconto della situazione in tempo reale da parte del pubblico sui social media potrebbe contribuire ad una maggiore precisione nella raccolta di informazioni da parte dei mezzi di informazione”, scrivono gli esperti. “E tuttavia la rapidita’ negli sviluppi della situazione, l’aumento del numero dei casi, insieme ad una crescente eterogeneita’ delle informazioni, rendono sempre piu’ difficile per i media – continua – assimilare questo canale informativo e ricavarne interpretazioni che abbiano un significato. Inoltre, il volume delle informazioni che vengono trasmesse alle autorita’ sanitarie, e che da queste vengono comunicate al pubblico, supera la capacita’ dei media di collegarle ed analizzarle utilmente, verificandole con altri dati. Questa incapacita’ di validare le informazioni puo’ alimentare le speculazioni, generando quindi preoccupazione nei media e nel pubblico”.

Per gli autori dell’editoriale, e’ importante “trovare l’equilibrio tra fornire le informazioni necessarie per agire in maniera appropriata in risposta al rischio e fornire informazioni che alimentano azioni inappropriate e’ una operazione delicata”. Continuano: “I molti fattori tuttora sconosciuti che circondano il virus possono condurre ad ulteriore clamore mediatico ed a risposte esagerate da parte del pubblico”. Dopo questa analisi gli esperti si sono concentrati sul ruolo che i media dovrebbero avere. “I media dovrebbero concentrarsi su obiettivi piu’ altruistici, sviluppando il dialogo con le autorita’ competenti al fine di proteggere la sicurezza sanitaria globale attraverso una collaborazione amichevole”, scrivono. “Dovrebbero evidenziare gli sforzi che vengono fatti per sviluppare il vaccino, nonche’ le misure educative e sanitarie che vengono messe in atto per prevenire la diffusione dell’infezione. Sebbene ci siano molte cose ancora da sapere su come rispondere al meglio ad infezioni di questo tipo – proseguono – ci sono anche diversi aspetti positivi, come i test diagnostici che sono stati sviluppati in appena due settimane, o il supporto finanziario disponibile per lo sviluppo del vaccino: tutte notizie che forse dovrebbero apparire nei titoli dei giornali e dei notiziari, per alimentare la rassicurazione piuttosto che la paura”.

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