Coronavirus: psichiatri, un italiano su 2 avra’ disturbi emotivi

Effetto quarantena: un italiano su due avra’ (o ha gia’) disturbi emotivi anche seri, che oltre al disagio in se’ potrebbero anche abbassare la risposta immunitaria al virus. Lo sottolinea Fabrizio Starace, presidente della Societa’ Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP) e membro di direzione dell’Associazione Luca Coscioni. Starace ha contribuito in maniera significativa all’innovazione organizzativa e gestionale nel sistema di cura per la salute mentale in Italia, tema dunque al centro dell’intervento sulle conseguenze psicologiche del Coronavirus su persone a rischio, sui positivi, ma anche sugli operatori, che stanno pagando tributo enorme in termini di vite stroncate e livelli di stress ai limiti della tollerabilita’. Ne ha discusso con Filomena Gallo, Marco Cappato e il Prof. Michele De Luca, vertici dell’associazione che si batte per le liberta’ civili e di ricerca e autodeterminazione. “In questo delicato periodo storico – ha spiegato – viene meno la cosa piu’ importante: il “darsi una mano” e il sostenersi reciproco. L’impatto sulla salute mentale colpisce tutta la popolazione, non abituata agli effetti che le costrizioni e le misure restrittive stanno avendo sulla popolazione, insieme alla continua esposizione a informazioni e notizie che colpiscono significativamente la parte emotiva. Questo ha un effetto deflagrante in ciascuno di noi destinato prima o poi a emergere, in particolare coinvolge chi gia’ viveva un momento di fragilita’, dovuto magari a una situazione instabile, che puo’ degenerare in disturbi emotivi, manifestazioni di ansia e depressione. I sintomatici vengono totalmente isolati dal loro contesto, in solitudine, divenendo facile preda di sensi di colpa dovuti al contagio di altre persone. Accanto alla possibilita’ di verificare quotidianamente le condizioni fisiche delle persone, andrebbero verificate anche le condizioni psicologiche di chi e’ in quarantena. Secondo la letteratura oltre il 50% di chi vive in isolamento poi sviluppa disturbi emotivi che incidono significativamente sulla risposta fisica al virus”.

Per questo, spiega lo psichiatra, “bisogna offrir loro un sostegno. Diversi organismi si stanno attivando in questo senso: la societa’ che presiedo ad esempio ha pubblicato, in assenza di indicazioni istituzionali, delle istruzioni operative e organizzative, nel tentativo di proteggere le fasce piu’ vulnerabili. Basti pensare che solo i pazienti psichiatrici in cura con i nostri servizi sono oltre 850 mila, i cui percorsi terapeutici oggi sono tutti sospesi. Occorre attivare modalita’ per mantenere un contatto continuo e costante con queste persone, non interrompere visite e l’approvvigionamento farmaci, evitando al contempo il far aumentare percezione di discriminazione nei confronti di queste persone che gia’ si sentono discriminate”. Poi ci sono gli operatori, “chiamati ogni giorno a fronteggiare situazioni molto provanti, cui vanno forniti oltre ai presidi “fisici” anche dispositivi di protezione emotiva, psicologica. Un sostegno on demand riservato a chi chiede via telefono o via e-mail di essere aiutato. Bisogna offrire risposte. Iniziative come corsi online per la gestione dello stress, counseling a richiesta, possono essere utili ma hanno target molto limitato. Piu’ efficaci e invece sarebbe l’allestimento di zone relax e decontaminazione emotiva nei luoghi stessi di lavoro, dove gli operatori possono soddisfare le loro esigenze primarie e disporre di strumenti e protocolli di gestione che garantiscano sicurezza verso pazienti non collaborativi. Inoltre si rende necessario costruire un ponte tra i servizi pubblici e privati per evitare azioni duplicate, come risulta necessario consentirgli di condividere, con persone vicine e familiari, le loro ansie e le preoccupazioni”. Non e’ sufficiente un intervento blando al fianco di queste figure, come una sola telefonata: “Bisogna negoziare e condividere con loro e con i famigliari le ansie e le preoccupazioni, individuando le aree di intervento da sostenere alleviando il peso psicologico. A maggior ragione sulle persone in quarantena, il progetto dev’essere ancora piu’ intenso. Occorre inoltre programmare sin da oggi il post epidemia, senza cadere nell’ errore di sottovalutare le evidenze scientifiche a disposizione, prevedendo gli interventi e le patologie che sicuramente si manifesteranno sotto forma di disturbi post traumatici da stress”.

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