98 anni fa nasceva Ugo Tognazzi, considerato uno dei “mattatori” della commedia all’italiana con Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi

98 anni fa nasceva Ugo Tognazzi, considerato uno dei “mattatori” della commedia all’italiana con Alberto SordiVittorio Gassman e Nino Manfredi, un quartetto al quale è generalmente accostato anche Marcello Mastroianni.

A causa della professione del padre Gildo, ispettore di una società di assicurazioni, vive gli anni dell’infanzia in varie città per tornare poi, nel 1936, nella natìa Cremona dove, quattordicenne, trova lavoro come ragioniere nel salumificio Negroni. Nel tempo libero recita in una filodrammatica del dopolavoro aziendale, ma l’esordio teatrale era già avvenuto al teatro Donizetti di Bergamo, a soli quattro anni. Durante la seconda guerra mondiale viene chiamato alle armi e si dedica a organizzare spettacoli di varietà per i commilitoni.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 ritorna a Cremona dove lavora come archivista e fa parte per un breve periodo delle Brigate Nere. Nel 1945 la passione per lo spettacolo lo induce ad abbandonare il lavoro e a trasferirsi a Milano dove partecipa a una serata per dilettanti tenuta al Teatro Puccini, grazie alla quale viene scritturato dalla compagnia teatrale di Wanda Osiris. Nel 1950 esordisce al cinema con un film diretto da Mario MattoliI cadetti di Guascogna, al fianco di Walter Chiari. L’anno seguente conosce Raimondo Vianello con cui forma una coppia comica di grande successo che dal 1954 al 1960 lavora per la Rai nel varietà Un due trela comicità più popolare di Ugo e quella più raffinata di Raimondo si compenetrano a vicenda con ottimi risultati comici. Un due tre praticamente fu il primo esempio di satira televisiva, che non evitò di toccare Presidenti della Repubblica e del Consiglio. Per un’epoca nella quale la censura televisiva discendeva dalla stessa impostazione data alla rete unica della Rai, ciò si prestava inevitabilmente a qualche guaio censorio, che sarebbe evoluto verso la chiusura stessa del programma. Questa avvenne il 25 giugno 1959, quando il duo Tognazzi-Vianello decise di mettere in burletta un incidente occorso la sera prima alla Scala e ignorato dai principali mezzi di stampa: Giovanni Gronchi, presidente della repubblica, a causa del tentativo di un gesto galante con una signora, cadde a terra per la sottrazione della sedia accanto al presidente francese De Gaulle. Il duo ripeté la scena in televisione con Vianello che tolse la sedia a Tognazzi che cadde a terra con Vianello che poi gli dice “Chi ti credi di essere?”. La sera stessa Ettore Bernabei cancellò la trasmissione dalla programmazione televisiva e il direttore della sede di Milano venne cacciato.

Dopo numerose farse cinematografiche e televisive Tognazzi negli anni sessanta passa alla commedia all’italiana, dando un apporto molto personale al genere con caratterizzazioni particolari dei personaggi in film come Il federale, 1961; La marcia su Roma, 1962; I mostri, 1963; Il magnifico cornuto, 1964; Straziami ma di baci saziami, 1968; Venga a prendere il caffè da noi, 1970; La Califfa, 1971; In nome del popolo italiano, 1971; Questa specie d’amore, 1972; Vogliamo i colonnelli, 1973; La proprietà non è più un furto, 1973; Romanzo popolare, 1974; Amici miei, 1975; L’anatra all’arancia, 1975; La stanza del vescovo, 1977; I nuovi mostri, 1977; La tragedia di un uomo ridicolo, 1981 (che vale a Tognazzi il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes).

Nel corso degli anni sessanta e settanta stabilisce un sodalizio artistico con il regista Marco Ferreri, suo grande amico, la cui vena grottesca e surreale gli permette di offrire interpretazioni sopra le righe e diverse rispetto ai canoni della commedia all’italiana. Con la regia di Ferreri recita nei film Una storia moderna – L’ape regina (1963), Controsesso (nell’episodio Il professore) (1964), La donna scimmia (1964), L’uomo dei cinque palloni (1965), Marcia nuziale (1966), L’harem (1967), L’udienza (1972), La grande abbuffata (1973), e Non toccare la donna bianca (1974). Nel 1968 recita nella coproduzione italo-francese Barbarella al fianco di Jane Fonda, in un ruolo secondario.

Attaccatissimo alla sua terra e alla sua città, pur essendo un appassionato tifoso del Milan, non era infrequente trovarlo allo stadio Zini a tifare per la Cremonese del suo amico e primo compagno di palcoscenico, il presidente Domenico Luzzara. Ugo ritaglia spesso per i suoi personaggi battute in dialetto cremonese. Leggendarie sono quelle, numerose, contenute nel film La marcia su Roma (1962) di Dino Risi. Nella pellicola che lo lancia nel cinema satirico, Il federale (1961) di Luciano Salce, il suo personaggio è di Azzanello, piccolo paese in provincia di Cremona.

Compare come uno dei protagonisti nelle trilogie di Amici miei (197519821985) e de Il vizietto (197819801985), che rappresentano l’apice del suo successo. Si autodirige in cinque film (Il mantenuto, 1961; Il fischio al naso, 1966; Sissignore, 1968; Cattivi pensieri, 1976; I viaggiatori della sera, 1979) e nella serie televisiva FBI – Francesco Bertolazzi investigatore (1970). Negli anni ottanta si dedica soprattutto al teatro, recitando in Sei personaggi in cerca d’autore a Parigi (1986), in L’avaro (1988), e, con Arturo Brachetti, in M. Butterfly (1989).

Nel 1979, prese parte a uno dei più clamorosi scherzi mediatici della storia italiana: accettò di essere fotografato ammanettato da finti carabinieri. Si trattava di una burla predisposta dal settimanale satirico Il Male. Tre finte edizioni del Giorno, della Stampa, di Paese Sera[7] “uscirono” con titoli che annunciavano l’arresto dell’attore, in quanto capo (“grande vecchio”) delle famigerate Brigate Rosse. Giustificandosi della goliardata disse che, in un’epoca del genere, aveva solo rivendicato “il diritto alla cazzata”. In realtà, lo scherzo cadeva all’indomani della retata del “caso 7 aprile“, nella quale la stampa tambureggiava sui “capi occulti” delle BR che avevano simulato lo scioglimento di “Potere operaio” per proseguire sotto le insegne di “Autonomia Operaia” nell’attività di fiancheggiamento dell’eversione: ecco perché il titolo del Male, chiosando il vecchio scherzo satirico, aggiungeva: “ricercato Vianello, la coppia finse lo scioglimento dai tempi di Un due tre“. Durante un’intervista concessa a Pippo Baudo per Domenica in, iniziò polemicamente e ironicamente a discutere sulla liberalizzazione della marijuana, sullo scandalo Toni Negri e sulla legalizzazione della prostituzione.

Fu esperto di cucina ed ebbe fama di tombeur de femmes. Fu molto amico di Vittorio GassmanPaolo VillaggioMarco FerreriLuciano Salce e Mario Monicelli. Negli ultimi anni della sua vita si ammalò di depressione. Morì nel sonno per una emorragia cerebrale, il 27 ottobre 1990 a Roma a 68 anni, lasciando incompleta la serie televisiva Una famiglia in giallo (ne furono ultimati e poi trasmessi in televisione l’anno successivo solo due episodi), rimasta pertanto il suo ultimo lavoro. È sepolto a Velletri. Vent’anni dopo, alla Festa del Cinema di Roma, la figlia Maria Sole presenta il documentario a lui intitolato, Ritratto di mio padre.

Nel 1954 Tognazzi si innamorò di una ballerina inglese di origine irlandese della sua rivista, Pat O’Hara, dalla quale ebbe il figlio Ricky, ma con la quale non si sposò mai; la relazione finì nel 1961 quando conobbe Margarete Robsahm, attrice norvegese sua partner ne Il mantenuto e che sposò nel 1963. L’anno seguente nacque Thomas, che divenne produttore e regista; con Margarete Ugo visse tre anni, tra l’Italia e la Norvegia.

Si sposò quindi con l’attrice Franca Bettoja, conosciuta nel 1965, nel 1972 a Velletri, dove vissero in una grande casa poi aperta al pubblico per iniziative culturali: ebbero due figli, Gianmarco nel 1967 e Maria Sole nel 1971. I figli precedenti sono sempre stati di casa, soprattutto Ricky, mentre Thomas, che continuava a vivere con la madre Margarete, ha fatto sempre la spola tra l’Italia a la Norvegia per unirsi a loro. Il 27 ottobre 1990, muore improvvisamente nel sonno a Roma, a causa di un’emorragia cerebrale.

Era un acceso tifoso del Milan; della squadra rossonera disse, in un’intervista del 1986:

«Sono milanista dalla nascita. Il Milan per me è stato prima la mamma, poi Ia fidanzata e poi la moglie. La moglie però si tradisce.»
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