Cade oggi il 97° anniversario dalla nascita di Francesco Rosi, regista e sceneggiatore famoso, tra i tanti film, per “Le mani sulla città”. Rosi nacque a Napoli, nel quartiere di Montecalvario

Francesco Rosi è stato un regista e sceneggiatore italiano. Francesco Rosi nacque a Napoli, nel quartiere di Montecalvario, il 15 novembre del 1922, avrebbe compiuto oggi 97 anni. Figlio di Sebastiano Rosi, calabrese, direttore di un’agenzia marittima e caricaturista per i periodici cittadini Monsignor Perrelli e Vaco’e pressa, e di Amalia Carola, una casalinga napoletana. Nel 1930 nasce il fratello Massimo, che diventerà un famoso architetto. La famiglia Rosi ben presto si trasferisce, dapprima in Via Cesare Rossaroll, poi in Viale Regina Elena ed alfine in Via San Pasquale, nel quartiere di Chiaia. Durante il periido dell’estate, Francesco passa le vacanze a Posillipo, dove conosce Raffaele La Capria, con il quale condividerà l’amore per il mare, amicizia fraterna e lavoro. Francesco frequenta la scuola elementare Teresa Ravaschieri in Via Bausan, poi, dal 1934, il liceo ginnasio Umberto I. Qui stringe amicizia con quelli che saranno i compagni di una vita legati dall’amore per la cultura e per l’impegno politico: Giorgio NapolitanoAntonio GhirelliFrancesco CompagnaAchille MilloGiuseppe Patroni GriffiMaurizio Barendson e Rosellina Balbi.

Formazione

Nel 1940, in pieno periodo bellico, Rosi si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli. L’amicizia dei “ragazzi di Via Chiaia” continua anche all’università: amano il teatro, il cinema, la letteratura, frequentano il Circolo degli Illusi in Via Crispi, dove mettono in scena atti unici di Patroni Griffi, di Ghirelli e dello stesso Napolitano. Sono loggionisti del Teatro Mercadante e frequentano la sede del settimanale del Guf di Napoli “IX Maggio”. Il 3 febbraio del 1943, Rosi viene chiamato alle armi e parte dunque per Firenze, al 7° Autieri, per frequentare il V corso preparatorio di addestramento. Ivi conosce Enzo Papoff e Mario Ferrero. Dopo l’armistizio di Cassibile, per evitare l’arresto da parte dei tedeschi, Rosi si rifugia nel “buco”, la casa di Ferrero, assieme all’amico Carlo Pucci, nipote di Ernesto Rossi. Qui trascorrono le serate a discutere con Nello Traquandi e con Carlo Ludovico Ragghianti, uno dei suoi primi maestri. “Con loro si parlava della Resistenza, del fascismo, del Partito d’Azione. Si parlava di ciò che si sarebbe fatto dopo la Liberazione, quali erano i programmi. E leggevamo”.

Nel 1944, collabora con Radio Napoli, diretta da Italo De Feo; conosce il regista Ettore Giannini, lavora con Luigi Compagnone, con Tommaso Giglio e Raffaele La Capria. Nel 1945, entra nella redazione di un quindicinale di letteratura e arte, Sud, fondato da Pasquale Prunas, ancora con gli amici di sempre: La Capria, Patroni Griffi, Barendson, ma anche Anna Maria OrteseCarla de RisoLuigi Compagnone e Mario Stefanile. Francesco Rosi disegna un sillabario ed illustra un’edizione di Alice nel paese delle meraviglie. Inventa storie e le disegna. Parte poi alla volta di Milano per lavorare al quotidiano Milano Sera, dove già svolgono la loro attività giornalistica Alfonso Gatto e Ghirelli. Nel 1946, si trasferisce a Roma, entrando nella Compagnia del Teatro Quirino di Orazio Costa; Ettore Giannini gli propone di lavorare come assistente per ‘O voto di Salvatore Di Giacomo. Nel 1947 si dedica anche al cinema: recita con Nino Taranto in Dove sta Zazà di Giorgio Simonelli. Poi gira per l’Italia con uno spettacolo di rivistaE lui dice di Benecoste, con la Compagnia del Quattro Fontane di Adolfo Celi. Prepara uno studio su I Malavoglia di Giovanni Verga per partecipare al concorso di ammissione al Centro sperimentale di cinematografia. Ma Luchino Visconti lo chiama come assistente alla regia, assieme a Franco Zeffirelli, per il film La terra trema: il 28 ottobre del 1947 firma il contratto. “L’occasione mi venne fornita dal mio amico Achille Millo, a cui Visconti aveva proposto di fargli da assistente per La Terra Trema. Millo volle invece continuare a fare l’attore, così parlò di me a Visconti, che non ebbe difficoltà ad accettarmi. Visconti, con il gusto che ha sempre avuto per il pionieristico, per la provocazione, aveva messo insieme un gruppo di persone che non avevano mai fatto cinematografo; l’unico era lui, che poi lo aveva fatto una sola volta, sia pure magnificamente, con Ossessione”.

Collabora, in veste d’aiuto-regista, con Luchino Visconti anche per Senso (1953) e, invece come sceneggiatore, affianco di Suso Cecchi D’Amico, per Bellissima. “Instancabile, Visconti era il capo di una impresa, oltre che l’autore e il regista di un film; duro e allo stesso tempo giusto, comprensivo […]. Egli metteva i suoi collaboratori nella condizione più difficile, ma anche la più esaltante, per imparare”. Nel corso degli anni cinquanta, Francesco Rosi continua la sua attività di aiuto-regista e sceneggiatore: lavora come assistente alla regia in Tormento e de I figli di nessuno di Raffaello Matarazzo e Una Domenica d’agosto e Parigi è sempre Parigi di Luciano Emmer.

Nel 1952 scrive con Ettore Giannini il soggetto del film Processo alla città di Luigi Zampa. Come aiuto-regista collabora con Michelangelo Antonioni ne I vinti. Subentra inoltre alla regia di Camicie rosse, causa l’abbandono di Goffredo Alessandrini. Nel 1953 è ancora aiuto-regista e sceneggiatore con Ettore Giannini, che dirige Carosello napoletano. Nel [[1954] è aiuto-regista di Mario Monicelli in Proibito e di Emmer in Terza liceo. Con Gianni Scognamiglio adatta per la radio testi di Antonio Petito e Pasquale Altavilla. Cura la regia della serie radiofonica Le novantanove disgrazie di Pulcinella di Carlo Guarini in onda tra il 1955 ed il 1956. Nel 1956 figura come sceneggiatore ed aiuto-regista de Il bigamo di Luciano Emmer e, questa volta in qualità di co-regista]] al fianco di Vittorio Gassman, di Kean genio e sregolatezza. L’anno successivo, Rosi scrive una sceneggiatura tratta dal romanzo di Bruno Traven La nave morta, storia di un sans papier, un uomo senza documenti, dunque senza identità e senza nazionalità. Ma il film Le carrette del mare non sarà mai realizzato.

Gli esordi

Nel 1958, Rosi presenta alla XIX Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il suo primo lungometraggioLa sfida, che ottiene un buon riscontro di critica e pubblico. Attraverso la storia di Vito Polara, il regista narra l’evolversi della criminalità napoletana che scopre altri affari più redditizi del contrabbando e comprenderà via via l’importanza dei legami con la politica. È il passaggio da una camorra che rispetta le regole interne, ad una basata sull’individualismo arrogante, la ricerca della ricchezza a tutti i costi, anche infrangendo il codice criminale dell’omertà. È l’inizio dell’utilizzo di quel metodo storico-analitico che Rosi nei film coniugherà con la sua estetica cinematografica. La luce, le ombre, le inquadrature, le composizioni delle scene nelle quali protagonisti e comprimari occupano spazi geometrici voluti e studiati già dai disegni che il regista realizza, segneranno lo stile di Francesco Rosi. Dopo aver letto La Galleria di John Horne Burns, ne scrive l’adattamentoa cinematografico che resterà però solamente un progetto; realizza un altro film, ambientato nell’allora Germania dell’OvestI magliari (1959) con Alberto SordiRenato SalvatoriBelinda Lee.

“Cercare con un film la verità non significa voler scoprire gli autori di un crimine, ciò spetta ai giudici e poliziotti, i quali lo fanno a volte a prezzo della vita e a loro va il nostro pensiero riconoscente. Cercare con un film la verità significa collegare origini e cause degli avvenimenti narrati con gli effetti che ne sono conseguenza” (Francesco Rosi).[7] Nel 1962 esce Salvatore Giuliano. “Per fare il film che aveva in mente, Rosi ha dovuto inventare tutta una maniera nuova di narrare che chiameremmo corale o epica se non fosse prima di tutto realistica”[8] L’anno successivo dirige Rod SteigerSalvo RandoneGuido Alberti e Carlo Fermariello in Le mani sulla città (1963), nel quale denuncia con coraggio le collusioni esistenti tra i diversi organi dello Stato e lo sfruttamento edilizio a Napoli. La città nelle opere di Rosi diviene simbolo di una condizione che è del Sud e dell’intero Paese. Rosi narra la speculazione edilizia, il rapporto tra potere politico, economico e potere criminale. La pellicola è premiata con il Leone d’Oro al XXIV Festival di Venezia. Nello stesso anno porta in scena a teatro, In memoria di una signora amica (1963), testo di Giuseppe Patroni Griffi, con Lilla BrignonePupella Maggio e Lia Thomas, che viene presentato il 10 ottobre 1963 al Teatro La Fenice di Venezia, nel corso del XXII Festival internazionale del teatro di prosa. Dopo Il momento della verità (1965), film non sui tori e sui toreri, ma sulla Spagna, sulla povertà e sull’individuo che, escluso dalla società, non ha scelta, Rosi si avvicina ad un libro che lo affascina: Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, dal quale trae spunto per il suo nuovo film C’era una volta… (1967), con Sophia Loren e Omar Sharif, che da poco aveva allora ottenuto un grande successo con il kolossal Il dottor Živago di David Lean. La favola è filtrata attraverso elementi storici, reali, come la povertà, la superstizione e il potere feudale nel Sud.

L’incontro con Gian Maria Volonté

Nel 1970 Francesco Rosi realizza Uomini contro (1970), un altro capolavoro che gli causa anche una denuncia per vilipendio. Tratto dall’opera di Emilio LussuUn anno sull’Altipiano, Uomini contro è un film contro l’immagine retorica della guerra, un film contro tutte le guerre. “Ho descritto la guerra in modo quasi biologico per farne risaltare meglio l’orrore e l’assurdità”[9]. Girato sui monti dell’entroterra istriano a pochi chilometri da Rijeka (Fiume) in condizioni proibitive per attori e operatori, il film non concede nulla all’enfasi patriottica; nessuna esaltazione né del dovere né dei giovani contadini mandati al macello. Rosi, intuisce uno stravolgimento in atto anche nel concetto di morte e “ha messo decisamente da parte fronzoli, nostalgie e prestiti ottocenteschi per aggredire la vicenda privata con una tale fredda passionalità da dilatarla a vicenda pubblica. La strage di Uomini contro risulta meno giustificata e anche meno giustificabile di quelle di Un anno sull’altipiano”.[10] Il film segna l’inizio del sodalizio con Gian Maria Volonté, attore di grande forza interpretativa, rigoroso e meticoloso quanto Rosi anche nel documentarsi e nella preparazione di un personaggio. “Volonté è un grandissimo attore e un uomo intelligente che s’impegna sui problemi, che capisce e che fa capire allo spettatore gli aspetti più nascosti di un personaggio”[11]. Volonté interpreta negli anni successivi Il caso Mattei (1972), Lucky Luciano (1973) e Cristo si è fermato a Eboli (1979), tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Levi nel quale sono presenti anche due attrici di livello internazionale che Rosi ama molto: Irene Papas e Lea Massari.

Citizen Rosi: da Cadaveri eccellenti a La tregua

“Io sostengo, ed è il metodo che ho usato nei miei film, che bisogna creare una certa distanza dagli avvenimenti per poterli leggere meglio e anche per poter accogliere quante più nozioni possibili per avvicinarsi alla verità. E per questo il film richiede tempo”[12]. Nel 1976 il regista riscuote un altro grande successo con il film Cadaveri eccellenti, tratto dal romanzo Il contesto di Leonardo Sciascia, interpretato da altri grandi attori: Lino VenturaCharles VanelFernando ReyMax Von Sydow e Tino Carraro. Dopo un altro successo con Tre fratelli (1981), con Philippe NoiretMichele Placido e Vittorio Mezzogiorno, dirige un adattamento cinematografico della Carmen (1984) con Plácido Domingo. Successivamente lavora a Cronaca di una morte annunciata (1987), tratto dal romanzo di Gabriel García Márquez, che riunisce un grande cast: il fedele Gian Maria Volonté, Ornella MutiRupert EverettAnthony Delon, Irene Papas e Lucia Bosè; il film fu girato in Venezuela e in Colombia. Nel 1989 per il documentario collettivo 12 registi per 12 città, ideato in occasione dei Mondiali di calcio del 1990, gira l’episodio Una certa idea di Napoli. Rosi gira poi Dimenticare Palermo (1990), con James BelushiMimi RogersVittorio Gassman e Philippe Noiret, e infine nel 1997 porta sul grande schermo il romanzo autobiografico La tregua di Primo Levi, quest’ultimo interpretato da John Turturro.

Il teatro di Eduardo con la regia di Rosi

Negli anni 2000 Francesco Rosi torna alla regia teatrale allestendo una trilogia dedicata ad Eduardo per la compagnia di Luca De Filippo. Riguardo al grande successo della messinscena di Napoli milionaria! (2003), raccontava allora Luca: “Mi venne in mente di chiedergli di occuparsi di questa regia una notte di tre anni fa, quando, in omaggio a Eduardo, fu proiettato il film omonimo, tratto dalla commedia. Pensai che sarebbe stato bello unire, sui temi trattati in Napoli milionaria!, una coppia di grandi napoletani, mio padre e Rosi. Due uomini e due artisti che hanno sempre lavorato alla luce dell’impegno civile e morale”. Seguono Le voci di dentro (2006) e Filumena Marturano (2008). “È come se a teatro continuassi il discorso che ho portato avanti nei miei film”.

Gli ultimi anni: progetti e riconoscimenti

Nel 1996 Francesco Rosi aveva ricevuto all’Università degli studi di Padova la laurea honoris causa in Lettere. Nel 2001 laurea honoris causa in Architettura presso il Politecnico di Torino; nel 2005, per il film Le mani sulla città, gli è conferita la laurea ad honorem in “Pianificazione territoriale urbanistica ed ambientale” presso l’università Mediterranea di Reggio Calabria. Inoltre consegue un dottorato nelle Arti al Middlebury College in USA e in Lettere alla Sorbonne di Parigi.

Nel 2008 gli è assegnato l’Orso d’Oro alla carriera al Festival di Berlino, nel 2009 la Legione d’Onore, nel 2010 l’Alabarda d’oro alla carriera e il 10 maggio 2012, il Cda della Biennale di Venezia approva all’unanimità la proposta del suo direttore, Alberto Barbera, di conferire il Leone d’oro alla carriera al regista in occasione della 69ª edizione della mostra. Il regista continua a raccogliere documentazione e riprende alcuni progetti nati negli anni Sessanta e che purtroppo resteranno tali: Bruto sulla vita e la morte di Giulio CesareI 199 giorni del Che sulla storia di Ernesto Che Guevara e soprattutto sulle condizioni della vita delle popolazioni latino americane in quegli anni. Tra i suoi propositi anche un film sulla rivoluzione giacobina e un film su Raul Gardini. Nel 2014 prende parte al film Born in the U.S.E., co-prodotto da Renzo Rossellini e diretto dal regista Michele Diomà. Rosi scompare a Roma, a 92 anni il 10 gennaio 2015. La cerimonia laica si tiene alla Casa del cinema a Roma alla presenza anche del presidente Giorgio Napolitano. Tel qu’en lui même enfin l’éternité le change così lo ricorda Raffaele La Capria citando i versi di Mallarmé per la morte di Edgar Allan Poe.

Vita privata

Francesco Rosi ha avuto una figlia Francesca, nata il 14 marzo 1954, dalla sua prima compagna Nora Ricci attrice, figlia d’arte conosciuta ai tempi di ‘O voto con la quale visse per 10 anni; Francesca morirà in un tragico incidente stradale il 18 gennaio 1969. Il 18 gennaio 1964 sposerà Giancarla Mandelli, sorella della celebre stilista Krizia (vero nome Mariuccia Mandelli), conosciuta nel periodo delle riprese de I magliari, che gli sarà accanto per tutta la vita: «Quando vuoi bene a una donna e hai avuto con lei un rapporto così intenso, non banale, voglio dire ti rimane proprio non nel cuore, ti rimane dappertutto». Il 26 dicembre 1965 nasce la loro figlia Carolina, divenuta poi attrice cinematografica teatrale e televisiva. La moglie Giancarla muore la mattina dell’8 aprile 2010, per le gravi ustioni riportate in seguito all’incendio della vestaglia che indossava, causato da una sigaretta.

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