Lo stato di salute degli italiani è tra i migliori in Europa mentre il sistema sanitario nazionale e’ in linea con la media europea, alle spalle dei Paesi del Nord

Lo stato di salute della popolazione italiana risulta tra i migliori in Europa, mentre la capacita’ di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute, l’efficacia, l’efficienza e l’appropriatezza dell’offerta sanitaria e le risorse economiche per il sistema e’ in linea con la media europea, alle spalle dei Paesi del Nord Europa. Questo e’ quanto emerso nel 14esimo Rapporto Meridiano Sanita’, elaborato da The European House – Ambrosetti e presentato oggi a Roma. Il Meridiano Sanita’ Index, che ha l’obiettivo di fornire una valutazione multidimensionale delle performance del sistema sanitario attraverso un confronto con i principali paesi europei vede l’Italia dietro alla Spagna per quanto riguarda lo stato di salute della popolazione. Dall’analisi degli 8 Key Performance Indicator che definiscono lo Stato di Salute (aspettativa di vita alla nascita, aspettativa di vita in buona salute a 50 anni, tasso di prevalenza per patologie croniche ad alto impatto, fattori di rischio per adulti e per bambini, tasso di mortalita’ infantile e generale standardizzato per eta’) l’Italia si posiziona ben al di sopra della media europea ad eccezione dell’indice dei fattori di rischio per i bambini, confermando la necessita’ di investire maggiormente in prevenzione degli stili di vita e abitudini alimentari e comportamentali dei piu’ giovani per non compromettere lo stato di salute della popolazione nei prossimi anni. Diversa e’ la fotografia che riguarda l’indice di mantenimento dello stato di salute, che valuta la capacita’ dei sistemi di migliorare nel prossimo futuro i risultati di salute oggi raggiunti. Analizzando la capacita’ di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute, l’efficacia, l’efficienza e l’appropriatezza dell’offerta sanitaria e le risorse economiche per il sistema, il Paese e’ in linea con la media europea, alle spalle dei Paesi del Nord Europa.

Meridiano Sanita’ ha identificato e analizzato le 10 minacce alla salute dei cittadini italiani che richiedono strategie e azioni per attrezzare il nostro Servizio Sanitario Nazionale per affrontarle e superarle: l’invecchiamento della popolazione, i fattori di rischio (eta’, fumo, iperglicemia, alta pressione arteriosa e ipercolesterolemia), patologie croniche non trasmissibili, esitazione vaccinale, antimicrobico-resistenza, difficolta’ di accesso all’innovazione, ritardi nella digitalizzazione del sistema sanitario, carenza dei medici, disomogeneita’ regionali e inquinamento atmosferico. Secondo il rapporto, e’ necessario indirizzare gli investimenti in sanita’ negli ambiti che promettono di generare maggiori risultati di salute a fronte delle risorse investite. Stando all’equazione di Meridiano Sanita’: Prevenzione + Innovazione = Valore. Anche nel 2018, la spesa sanitaria pubblica continua a essere inferiore rispetto a quella dei principali Paesi europei (2.157 euro a parita’ di potere d’acquisto contro i 4.285 euro della Germania), sia nella componente pubblica che in quella privata e, negli anni, e’ cresciuta anche meno del PIL (+ 4,1 per cento a valore nominali rispetto a +8,3 per cento). Secondo il rapporto, lo scenario oggi e’ caratterizzato anche da instabilita’ regolatoria e della programmazione delle risorse per la sanita’ (tagli al finanziamento programmato, revisione continua dei tetti di spesa farmaceutica con l’inserimento del meccanismo del payback). Tra le proposte di Meridiano Sanita’ per attrezzare il servizio sanitario nazionale ci sono: campagne per informare correttamente i cittadini circa il valore della prevenzione; migliorare il sistema di programmazione degli interventi e di monitoraggio dei risultati delle campagne vaccinali e di screening; adottare programmi integrati di prevenzione primaria e secondaria per ridurre il peso delle patologie ad alto impatto, a partire dalle malattie cardiovascolari e i tumori, con interventi su fattori di rischio e fattori causali; rafforzare e riorganizzare le cure primarie; individuare e sperimentare nuovi modelli di gestione della cronicita’ e multimorbidita’; ridefinire la programmazione del fabbisogno di medici in base agli scenari epidemiologici; prevedere una maggiore flessibilita’ dei vincoli di assunzione e aumentare i contratti di specialistica.

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