Cardito (Napoli), bambino di sette anni ucciso dal patrigno, al processo parla il medico legale: “Ha provato a difendersi, ma e’ stato aggredito con un manico di scopa alla testa”

Giuseppe prima e’ stato afferrato per il collo, quasi soffocato. Lui ha provato a difendersi, come dimostrato dai residui trovati sotto le unghie, ma e’ stato aggredito con un manico di scopa alla testa. “Erano troppo forti quelle botte alla testa che alla fine ne hanno determinato una condizione incompatibile con la vita e successivamente il coma e poi la morte per traumi che hanno determinato l’interruzione delle fibre nervose del cervello”, spiega in aula Nicola Balzano, medico legale e teste del pm Paola Izzo, nel processo in Corte d’Assise a Napoli per la morte del bimbo di 7 anni picchiato dal suo patrigno fino a morire il 27 gennaio scorso in una casa di Cardito. Salva per miracolo la sorellina 13enne, che per mesi e’ rimasta in ospedale ricoverata. Sono imputati per omicidio e tentato omicidio il patrigno dei due bimbi, Tony Essobti Badre, e per omessa vigilanza la madre dei bimbi, Valentina Casa. “C’e’ stata una violenza brutale sia nei confronti di Giuseppe che della sorellina”, ha sottolineato piu’ volte nel corso della sua testimonianza il medico. I due imputati sono entrambi in aula, dietro le sbarre ma divisi. 

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