Clima: lettera aperta degli scienziati, “lavorare insieme per salvare il Paese”

Bisogna respingere la tentazione di negare la crisi climatica, ormai provata dalla scienza, e lavorare insieme per salvare il nostro paese. E’ questo, in estrema sintesi, il senso dell’appello lanciato ai liberisti italiani da alcuni dei maggiori climatologi italiani in una lettera aperta pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno. “Di fronte allo spazio offerto nei media a qualche professore che nega che la crisi climatica abbia origine umana e occorra abbandonare i combustibili fossili entro il 2050″ – spiega Antonello Pasini, fisico del clima del Consiglio nazionale delle ricerche e primo firmatario della lettera – ormai ci e’ chiaro che non basta ribattere che si tratta di persone che non fanno ricerca sul clima e che il dato scientifico e’ solidissimo, condiviso dalla comunita’ scientifica internazionale e approvato, attraverso i rapporti IPCC, dai governi di tutto il mondo e di ogni tendenza”. Secondo gli scienziati occorre individuare le ragioni per cui c’e’ tanta resistenza ad ammettere la realta’.

 “Una prima, piu’ generale ragione, naturalmente – dichiara Stefano Tibaldi, fisico meteo-climatologo del CMCC di Bologna e altro firmatario della lettera – e’ l’umana tentazione di evitare la consapevolezza di una situazione di crisi, che obbliga a un cambiamento di grande portata come quello energetico, con implicazioni in tutti i campi, anche nella vita quotidiana. Quello che ci preoccupa di piu’, pero’, e’ che in alcuni casi questa resistenza alla realta’ abbia assunto delle connotazioni partisan, per cui coloro che sostengono una visione liberista dello Stato e dell’economia a volte guardano con favore alla prospettiva di una scienza divisa, laddove la scienza e’ compatta”. Ai climatologi questo sembra tutto frutto di un equivoco. “L’esortazione al cambiamento energetico, lanciata negli ultimi decenni dalla scienza, infatti, e’ stata raccolta per prima – e comunque con grande ritardo – da coloro che volevano un cambiamento all’attuale sistema liberista, e hanno finito per fare apparire la lotta alla crisi climatica come legata a una politica di intervento pubblico”, dice Silvio Gualdi, fisico meteo-climatologo del CMCC di Bologna, presidente della SISC (Societa’ Italiana per le Scienze del Clima) e altro firmatario della lettera. “Questo equivoco in alcuni casi e’ stato fatto proprio dai liberisti, che talvolta, per non lasciare il campo a politiche interventiste, danno volentieri spazio a chi nega l’urgenza del cambiamento energetico”, aggiunge. “La realta’, pero’ – interviene Carlo Barbante, chimico e paleoclimatologo dell’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia, altro scienziato che ha firmato l’appello – e’ che nessuno sa quale equilibrio di mercato, regolamentazione, leva fiscale e interventi pubblici sara’ necessario per individuare un nuovo modello economico sostenibile, che tenga conto dei limiti planetari, in termini di emissioni in atmosfera e di risorse disponibili. Per vincere questa sfida colossale c’e’ bisogno del contributo di tutti, liberisti e interventisti, ognuno disposto a compromessi per trovare soluzioni efficaci, ed efficaci proprio perche’ a quel punto condivise dalla gran parte dell’opinione pubblica, degli imprenditori come dei lavoratori”. 

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