Maxi blitz antidroga della polizia a Salerno, eseguite quindici misure cautelari

Maxi blitz antidroga della Polizia di Stato di Salerno, coordinata dalla locale procura-Direzione distrettuale antimafia. Quindici le misure di custodia cautelare emesse a carico di altrettante persone accusate di appartenere ad una associazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti nei rioni della citta’. L’ordinazione avveniva al telefono; la consegna, invece, assicurata da una ‘squadra’ di rider-pusher. Nelle conversazioni, la cocaina diventava “bianco” o “veloce”, l’eroina “scuro” o “lento” e il metadone “sciroppo”. Ma, la qualita’ di quegli stupefacenti era talmente tanto scadente e ancor piu’ nociva che diversi ‘clienti’ si sono sentiti male. Sgominate con arresti, stamani, due organizzazioni criminali autonome che gestivano lo spaccio di droga a Salerno che, per far fronte alle migliaia di richieste degli assuntori, avrebbero anche collaborato tra loro. Quindici le persone finite in carcere perche’ destinatarie di misura cautelare richiesta e ottenuta dalla Direzione distrettuale antimafia che ha delegato l’indagine alla Squadra Mobile salernitana, guidata dal vice questore Marcello Castello. L’accusa e’ di traffico e detenzione ai fini spaccio di sostanze stupefacenti. Durante le perquisizioni, gli agenti hanno arrestato, in flagranza, un sedicesimo indagato il quale, tuttavia, non era destinatario di misura cautelare. A casa sua, infatti, e’ stata ritrovata una modica quantita’ di droga, oltre ad un bilancino di precisione e della sostanza da taglio.

L’inchiesta e’ stata avviata nel marzo scorso ed e’ stata definita dal pm titolare del fascicolo Elena Guarino, “da manuale”. Perche’, oltre alle classiche intercettazioni, gli episodi di cessioni di droga sono stati documentati anche con riprese video. E, inoltre, e’ stata utilizzata la tecnica dell’arresto differito per riuscire a scovare da dove arrivassero gli stupefacenti. Le basi operative dei due gruppi erano nei rioni collinari ‘Petrosino’ e ‘Calcedonia’. Li’, una sorta di call center con utenze telefoniche ‘usa e getta’ riceveva le richieste, evase, poi, da una rete di pusher che, in sella a veloci scooter, quasi come fossero pony express, smistavano la cocaina, l’eroina e il metadone in tutto il capoluogo e in alcuni comuni limitrofi. Quelle utenze telefoniche, perche’ il cliente avesse sempre il riferimento pronto a ricevere la richiesta, passavano da pusher a pusher, a seconda dell’orario di servizio dello spacciatore. Ma, le consegne sarebbero state effettuate anche al domicilio di alcuni tossicodipendenti agli arresti domiciliari. Lo smercio avveniva anche nei pressi di istituti scolastici, dalla scuola ‘Calcedonia’ al liceo ‘Tasso’, o nei pressi di un cinema del quartiere ‘Carmine’. Elemento questo che il gip, nell’ordinanza, ha ritenuto un’aggravante al pari della scarsa qualita’ della droga venduta. Alcuni degli indagati sono legati tra loro da vincoli familiari, come coniugi e conviventi. “Si parla di migliaia di richieste di droga – ha spiegato il procuratore capo facente funzioni, Luca Masini, a margine di una conferenza stampa – perche’ erano continue e ininterrotte al punto che, a volte, le organizzazioni si trovavano in carenza di sostanza stupefacente, quindi non potevano fare fronte”. Ed era allora che il capo di un gruppo avrebbe chiesto ausilio all’omologo dell’altro, “proprio per poter sopperire alla domanda sempre crescente da parte di centinaia di assuntori”, ha concluso Masini.

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