Napoli, rivolta in carcere a Poggioreale, devastate celle e sezione del padiglione Salerno. I detenuti hanno protestato per il mancato ricovero di un recluso. La madre: “Rivolta per aiutare mio figlio’, è ridotto uno scheletro, tutto viola intorno agli occhi”
E’ stata scatenata dal mancato ricovero di un detenuto, la rivolta esplosa ieri nel carcere Poggioreale di Napoli e rientrata nella serata. Una situazione incandescente – denuncia il Sappe – con una sezione detentiva distrutta dai rivoltosi. “La situazione è molto grave”, dice Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe. “Ci arrivano da Poggioreale – prosegue – segnali allarmanti di una crescente tensione, con i detenuti che dopo aver sfasciato interamente parte del padiglione Salerno hanno continuato per ore a minacciare gli agenti di polizia Penitenziaria in servizio nelle sezioni detentive con i piedi di legno dei tavoli e manici di scope”. Non si sono registrati contatti tra detenuti e agenti, né feriti. Sul posto anche il pm di turno che ha dialogato con i rivoltosi. I detenuti lamentavano altresì le scarse condizioni igieniche ed il sovraffollamento all’interno della sezione.
“Mio figlio è uno scheletro. Venerdì quando l’ho visto era tutto viola intorno agli occhi. Non so spiegare quello che sta passando”. Tina è la mamma di Luciano De Luca, detenuto nel carcere di Poggioreale, a Napoli, per il quale ieri un intero padiglione ha protestato, con una rivolta, per chiederne il ricovero in ospedale. Piange, è preoccupata delle condizioni di salute del figlio. “Ha sbagliato, deve pagare e lo sta facendo – dice – ma non deve pagare con la vita”. “Mi hanno riferito che le analisi sono buone – racconta – quando stamattina ho chiesto di sapere come sta, le guardie penitenziarie mi hanno detto: ‘Pensiamo che sta bene’. Nella cella in cui era detenuto, nel padiglione Salerno, “erano in 15”. “È svenuto più volte – continua la madre – e un altro detenuto nella stessa cella ha urlato per farsi sentire, per chiedere aiuto”. “Oggi – continua – sono stati trasferiti per punizione, ma quelle persone hanno solo voluto aiutare mio figlio”. Le condizioni dei detenuti nel carcere “sono pessime”.
