Immuno-oncologia, Italia in prima fila nella ricerca

L’Italia e’ leader a livello internazionale nelle ricerche sull’immuno-oncologia, che sta cambiando le prospettive di cura in molti tumori in fase avanzata. Il nostro paese, infatti, e’ fra i primi al mondo nelle sperimentazioni in questo campo, che rientra nell’oncologia di precisione, un approccio che mira a offrire il farmaco “giusto” al paziente “giusto” al momento “giusto”, migliorandone cosi’ l’efficacia e la qualita’ di vita. Se ne e’ parlato oggi a Roma in una conferenza stampa, in cui Bristol-Myers Squibb ha riferito gli obiettivi della sua ricerca: sviluppare farmaci innovativi in grado di modificare le aspettative di vita dei pazienti. “Negli ultimi 10 anni, l’immuno-oncologia, una vera e propria nuova disciplina che utilizza farmaci immunoterapici che stimolano il sistema immunitario contro il tumore, ha rivoluzionato la lotta contro la malattia”, spiega Michele Maio, direttore della Cattedra di Oncologia dell’Universita’ di Siena e del Centro di Immuno-Oncologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. “L’immuno-oncologia rappresenta oggi lo standard di cura in diverse neoplasie in stadio metastatico: dal melanoma, al tumore del polmone non a piccole cellule, al linfoma di Hodgkin, al carcinoma a cellule renali fino a quelli della testa e del collo e al tumore di Merkel. E sono in corso studi – continua – sulle neoplasie gastrointestinali, della vescica, del fegato, del seno, dell’esofago, e in molte altre”.

In Italia vivono quasi tre milioni e 400 mila persone dopo la diagnosi di tumore e circa due milioni si sono lasciati la malattia alle spalle da piu’ di 5 anni. “Servono studi sui meccanismi di resistenza e la chiave per scoprirli si trova nel microambiente tumorale, cioe’ nell’ambiente in cui le cellule malate vivono”, afferma Paolo Ascierto, direttore dell’Unita’ di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli. “Il microambiente caldo (infiammatorio) risponde alle terapie immuno-oncologiche perche’ contiene cellule del sistema immunitario, quello freddo invece sviluppa resistenza perche’ e’ privo di infiltrato linfocitario. Le strategie immediate della ricerca mirano proprio a introdurre linfociti nel microambiente freddo perche’ aggrediscano il tumore. Come? Innanzitutto rendendo piu’ efficaci – prosegue – le armi a disposizione attraverso la combinazione di terapie immuno-oncologiche. Vi sono poi farmaci locoregionali che vengono ‘iniettati’ nel tumore per renderlo ‘caldo’: l’idea alla base del loro funzionamento e’ che, in questo modo, possa essere modificato il microambiente tumorale. Va anche studiata la giusta sequenza di terapie, obiettivo dello studio Secombit coordinato dal Pascale’ di Napoli: ha coinvolto 244 persone da 22 centri (11 italiani e 11 del resto d’Europa) e si concludera’ nel giugno 2021. Il trial sperimenta tre opzioni per individuare la sequenza migliore”.

Condividi:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *