Emergenza plastica sui ghiacciai come al mare

La vera emergenza non e’ la plastica nei mari ma quella che si deposita sui ghiacciai, “silenziosi e bellissimi testimoni” della nostra sciagura ambientale. Guglielmina Diolaiuti, 46 anni, studia da molti anni per l’Universita’ Statale di Milano quello che offusca il candore dei giganti di ghiaccio in tutto il mondo. Fa parte della squadra di ricercatori che, nelle settimane scorse, ha identificato per la prima volta la contaminazione di microplastica su un ghiacciaio italiano, quello dei Forni, nel Parco Nazionale dello Stelvio. “Molti hanno detto che era abbastanza ovvio che ci fosse – spiega – ma andava verificato. La presenza di microplastiche e’ dovuta da una parte al fatto che i ghiacciai sono molto frequentati da alpinisti ed escursionisti, dall’altra perche’ sono trappole per tutti gli inquinanti che viaggiano per via aerea. Sono sostanze molto volatili che si sollevano quando i rifiuti plastici non vengono correttamente smaltiti e sono trasportate dal vento fino a quando non c’e’ un fenomeno di condensazione, come in alta quota dove il vapore acqueo si condensa e possiamo avere la formazione di pioggia e neve. I ghiacciai sono luoghi dove precipita la neve trasformata”. La plastica “di per se’ non fa del male ai ghiacciai”, ma la scoperta dei ricercatori puo’ avere una portata enorme. “Quello che a me fa piacere – sottolinea la docente della Statale – e’ che sia emerso il tema all’opinione pubblica perche’, sino ad ora, tutti progetti per togliere la plastica si concentravano sui mari. L’unico problema sembrava il turista che va al mare gettando plastica in acqua. Invece non e’ cosi’. L’acqua del mare e’ alimentata dai nostri fiumi che percorrono le pianure e le valli e arrivano dalle montagne: se vogliamo togliere la plastica dai mari dobbiamo avere dei progetti di ricerca e delle strategie che partono dalle montagne. Non possiamo pensare di lavorare solo lungo la costa. Questa e’ una miopia che si concretizza nel fatto che tutti i bandi per studiare la plastica sono sempre riservati a chi studia le coste. Anche a dei tavoli ministeriali, i progetti sulla plastica in montagna non erano stati recepiti come interessanti”.

 In ogni chilogrammo di sedimento analizzato, i ricercatori hanno trovato 75 particelle di microplastica, un grado comparabile al grado di contaminazione in ambienti marini europei. “Questo vuol dire che il tema e’ globale e bisogna agire anche con strumenti legislativi, altrimenti ripuliamo le coste ma il problema non andra’ mai via. Bisogna aiutare, oltre che educare, il cittadino a smaltire in modo corretto la plastica. Io vorrei che in strada ci siano sempre cestini per smaltire la differenziata e una particolare attenzione va dedicata alle zone di montagna dove lo smaltimento e’ piu’ costoso e bisogna dare piu’ strumenti a chi lavora li'”. Un aspetto importante e’ quello del vestiario tecnico indossato dagli appassionati delle cime. “Non va demonizzato – avverte Diolaiuti – ci vuole pero’ un corretto smaltimento, col riciclo corretto delle fibre tessili che altrimenti vanno in giro e se le mangiano i pesci e poi finiscono nella catena alimentare. La comunita’ scientifica sta cercando di capire se fa male ingerire le microplastiche, intanto per il principio di precauzione bisogna evitare che vadano in giro”. La professoressa, madre di tre figli, da qualche anno ha concentrato la sua attenzione sui ghiacciai italiani: “Sono bellissimi e ci danno informazioni fondamentali sulla qualita’ dell’aria di casa nostra. Tutti pensiamo solo al cambiamento climatico, ma la qualita’ dell’aria e dell’acqua e’ un tema che puo’ avere un effetto piu’ immediato sulla salute. In questo senso, siamo abituati a pensare ai ghiaccia come testimoni del cambiamento climatico, invece lo sono anche della qualita’ dell’aria e dell’acqua. Una delle domande che ci deve guidare e’: cosa daremo da mangiare ai nostri figli?”. 

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