Bambino di 7 anni ucciso a botte dal compagno della madre a Cardito (Napoli), misura cautelare anche per la donna, secondo i giudici non era intervenuta per fermarlo

A conclusione di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord,  appartenenti al Commissariato della Polizia di Stato di Afragola e della Squadra Mobile della Questura di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere –  emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord – nei confronti della madre del piccolo Giuseppe, il bambino ucciso a Cardito, lo scorso 27 gennaio 2019, dal compagno della donna, Essobti Badre Tony, già detenuto per omicidio pluriaggravato. La donna destinataria della ordinanza, di anni 30, residente a Massa Lubrense, è gravemente indiziata dei reati di omicidio aggravato dai futili motivi, dalla crudeltà e dall’abuso delle relazioni domestiche, nei confronti del figlio Giuseppe, di tentato omicidio aggravato dalle medesime circostanze nei confronti della figlia N. e di maltrattamento aggravato nei confronti dei tre figli.

È stata eseguita un’altra ordinanza cautelare nei confronti del compagno della donna, Essobti Badre Tony, in quanto gravemente indiziato del delitto di tentato omicidio della piccola N. e del reato di maltrattamenti nei confronti dei tre figli della compagna. Gli accertamenti hanno fatto emergere un grave quadro indiziario nei confronti della donna e, per ulteriori reati, del suo compagno. In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, avvalorata dal Giudice per le indagini Preliminari, è emerso che la donna, venendo meno a un suo preciso dovere, rimaneva inerte mentre il compagno colpiva con efferata violenza i suoi figli: non interveniva a fermare la furia omicida del compagno, non invocava l’aiuto dei vicini, non contattava i servizi di emergenza delle Forze dell’Ordine. L’indagata, secondo la ricostruzione investigativa, provava invece a ripulire il sangue uscito dalle ferite dei figli con dei teli lasciati in bagno, occultava all’interno della pattumiera le ciocche di capelli strappate dal compagno alla figlia e, all’atto di intervento degli operanti, non riferiva immediatamente che Tony era stato l’autore di quello scempio, negava piuttosto la violenza già perpetrata all’indirizzo dei bambini.

 La condotta della donna, e quella del compagno, sono state ricostruite attraverso una complessa attività investigativa, che si è articolata in plurimi accertamenti di natura tecnica, innanzitutto di tipo medico-legale, che hanno accertato come la violenza dei colpi inferti ai bambini fosse risultata idonea a cagionare il decesso di Giuseppe e l’esposizione ad imminente pericolo di vita della figlia primogenita. Anche i medici del presidio ospedaliero Santobono, che hanno prestato i primi soccorsi alla piccola N., hanno certificato la assoluta gravità delle lesioni da lei riportate alla testa ed al volto. L’inerzia della donna rispetto all’omicidio del figlio Giuseppe ed al tentato omicidio della figlia N. ad opera del compagno si unisce alla tragica storia di maltrattamenti che andava avanti da tempo. Nel corso delle indagini, infatti, sono state raccolte le dichiarazioni dei vicini di casa degli indagati e quelle delle insegnanti dei bambini, che hanno riferito delle evidenti ecchimosi e delle molteplici tumefazioni, frequentemente notate sul volto e sul corpo dei bambini. È stato anche riferito che i minori apparivano poco curati, completamente abbandonati a sé stessi, costretti a non intrattenersi a giocare nel cortile di casa con i coetanei e a non parlare con i vicini.

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