Aversa (Caserta), 5 promotori finanziari indagati dalla Guardia di finanza, hanno raggirato le vittime raccogliendo tre mln promettendo rendimenti alti

Si sono finti promotori finanziari per 5 anni facendosi consegnare dai clienti i loro risparmi, per oltre 3 milioni di euro. Cinque persone dello stesso nucleo familiare sono state indagate a vario titolo per bancarotta fraudolenta, truffa aggravata, abusivismo finanziario e riciclaggio. Tutti reati commessi ad Aversa. La Guardia di Finanza di Caserta, coordinata dalla procura di Napoli Nord, ha emesso nei loro confronti un provvedimento di sequestro di beni mobili e immobili nonche’ rapporti finanziari per oltre 2,5 milioni di euro. L’indagine si e’ avvalsa di acquisizione di documenti, pedinamenti, intercettazioni e informazioni da parte delle vittime. Da quanto e’ emerso, il principale indagato, insieme al cognato, pur non avendo alcun mandato da societa’ o imprese, prospettava alle vittime un notevole guadagno attraverso l’investimento in diversi titoli su petrolio e rame. L’uomo, poi, avrebbe fatto confluire le somme di denaro ricevuti sui conti della moglie, dei tre figli o su altri conti intestati a familiari o a societa’ a loro riconducibili.

I soldi sono stati utilizzati per scopi personali come per l’acquisto di auto di lusso o per il rimborso di rate di mutui accesi per l’acquisto di immobili. Secondo quanto emerso dalle indagini, il principale indagato applicava un modello economico di vendita fraudolenta il cosiddetto ‘schema Ponzi’, dove i rimborsi degli interessi del capitale versato dalle persone truffate sono avvenuti grazie al flusso di denaro in entrata assicuratogli dai nuovi investitori. Quando nel 2012 il sistema e’ giunto al collasso, in quanto l’uomo non e’ riuscito piu’ a far fronte alle innumerevoli richieste di rimborso, avrebbe messo in atto un piano per sottrarre i libri e le scritture contabili, in modo da non rendere possibile la ricostruzione del suo patrimonio. Tra le numerose vittime, oltre 50, anche una donna di Caserta che gli aveva affidato 80 mila euro ricevuti dallo Stato come risarcimento per la morte del padre vittima di camorra. (Rassegna stampa – Agi)

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