Lutto nel mondo della musica, muore Giampiero Artegiani scrisse “Perdere l’amore” con cui Massimo Ranieri vinse il Festival di Sanremo

Proprio a poche ore dall’avvio del 69esimo Festival di Sanremo, arriva la notizia della morte di Giampiero Artegiani. Cantautore, paroliere e produttore discografico, è noto soprattutto per aver scritto la celeberrima “Perdere l’amore”, il brano che, cantato da Massimo Ranieri, vinse proprio il festival della canzone italiana nell’edizione 1988. Artegiani è morto il 4 febbraio a 63 anni, per le complicazioni di una malattia.

Nato a Roma il 14 maggio 1955, Artegiani aveva iniziato come tastierista e chitarrista con la band prog rock dei Semiramis, che vedeva alla voce Michele Zarrillo (i due riformeranno il gruppo nel 2017). La band pubblicò un unico LP, “Dedicato a Frazz”, prima di sciogliersi. Nel 1978 Artegiani si diede al pop unendosi brevemente ai Carillon, per poi tentare la strada del cantautorato come solista. Dopo aver partecipato a Un disco per l’estate nel 1983 (vincendo nella sezione giovani con la canzone “Il sogno di un buffone”), nel 1984 sbarcò al Festival di Sanremo con la canzone “Acqua alta in piazza San Marco”, tornando poi all’Ariston nel 1986 con “…e le rondini sfioravano il grano”. Dopo due album pubblicati (“Giampiero Artegiani” e “Dopo il ponte”), abbandonò la carriera di cantautore per dedicarsi all’attività autoriale e di produttore, anche se nel 2009 tornò a esibirsi dal vivo.

Artegiani ha scritto canzoni per Franco Califano realizzando per lui cinque album (tra i brani più noti, “La mia libertà”, “Amare è”, “Per una donna”, “Ragazzo mio”), ma il grande successo è arrivato nel 1988 con “Perdere l’amore”, scritta insieme a Marcello Marrocchi. Curioso che la canzone fosse già stata scartata a Sanremo l’anno precedente (nell’interpretazione di Gianni Nazzaro) perché considerata “non idonea”. L’interpretazione di Massimo Ranieri sul palco dell’Ariston valse la vittoria e una fortuna immensa per il brano, che sarà anche proclamata “La canzone più bella del ‘900” nell’omonima trasmissione televisiva. Per Ranieri, ha scritto diverse altre canzoni, tra cui “Il canto libero del mare”, “Io lavoro di notte” e “La vestaglia” (anch’essa presentata a Sanremo). Importante il sodalizio con Zarrillo, per cui Artegiani ha scritto anche “Come un giorno di sole” e “L’ultimo film insieme”, tutti i brani del disco “Unici al mondo” e alcuni di “Vivere e rinascere” (tra cui “Mani nelle mani”, portata a Sanremo 2017).   Ha collaborato con Peppino Di Capri (scrivendo ” Comme è ddoce ‘o mare”), Marco Carta, Silvia Salemi, Manuela Villa, Carmen Corona.

Il brano che gli ha regalato maggiori soddisfazioni racconta la fine di un amore maturo e devastante, che appartiene alla “sera” della vita e di cui restano solo ricordi e rabbia. Era stata scritta nel 1987, ma appunto scartata da Sanremo, salvo poi essere “ripescata” l’anno seguente. La versione portata all’Ariston nell’88 si fregiò del nuovo arrangiamento curato da Lucio Fabbri e in parte da Sergio Conforti, in arte Rocco Tanica, con assolo di sax suonato da Paolo Panigada (alias Feiez, sassofonista e polistrumentista di Elio e le Storie Tese).

 

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