L’Estate post Covid, in montagna il distanziamento è naturale e l’85 % delle strutture già in linea con le nuove norme

L’estate 2020 sarà ricordata nell’immaginario collettivo per essere stata condizionata dalla gestione del post-emergenza coronavirus. E chi va in vacanza deve fare i conti con difficoltà di spostamenti, indecisioni su come scegliere la meta, complicazioni legate organizzazioni cambiate e abitudini non più ripetibili. E vista dalla prospettiva degli operatori turistici, questa stagione sarà davvero complessa e per molti aspetti imprevedibile nella sua evoluzione. Ma se dietro ogni crisi si cela un’opportunità, è questo il momento per riscoprire i punti di forza dei singoli territori. È quanto ha fatto la Val di Sole: una serie di iniziative che poggiano sulle caratteristiche intrinseche che sempre hanno rappresentato il proprio valore aggiunto. Ampi spazi, aria pura, corsi d’acqua cristallini trasformati in tempi non sospetti in elementi per assicurare uno sviluppo sostenibile alle comunità locali. L’obiettivo dell’estate post-Covid ha permesso di enfatizzare queste peculiarità, trasformandole attraverso iniziative innovative e mirate, in strumenti per garantire la sicurezza e la salute dei propri cittadini e visitatori.
In particolare gli amministratori della Val di Sole hanno colto l’occasione dell’emergenza coronavirus per fare un check della sicurezza e della compatibilita? delle esperienze proposte ai visitatori con il distanziamento fisico richiesto dalla comunita? scientifica e dalle autorita? locali e nazionali. “Attraverso una matrice di analisi, costruita sulla base delle nuove norme di sicurezza previste per la Fase 2 – spiega Fabio Sacco, direttore dell’Azienda per il turismo della Val di Sole, Pejo e Rabbi – abbiamo verificato quante di quelle esperienze fossero incompatibili con essa”.

Tra le voci verificate, l’assenza di contatto fisico e di oggetti da condividere, l’esigenza di dispositivi di protezione, la possibilita? di evitare pasti condivisi ed eventuali difficolta? di mobilita? per raggiungere il luogo delle esperienze. Il risultato della verifica ha portato una ventata di ottimismo per gli operatori e per i turisti: le localita? montane garantiscono per natura distanze di sicurezza, insieme a clima mite e aria pura. L’85% delle attivita? della Valle era gia? conforme alle direttive o hanno richiesto minimi adeguamenti che pronti per l’inizio della stagione estiva. Alle caratteristiche di territorio e strutture poi si aggiungono le iniziative specifiche, anche queste però solidamente radicate nello spirito della forza rigenerativa della montagna. Ecco quindi una serie di proposte C’e? un pericolo subdolo che il coronavirus ha imposto insieme all’isolamento forzato: una diffusa e profonda dipendenza dalle tecnologie digitali con i relativi stress connessi, fisici ed emotivi . Le terme di Rabbi, piccola valle laterale della Val di Sole, nel Parco Nazionale dello Stelvio, in tempi non sospetti ha avviato un programma contro l’iperdigitalizzazione: una serie di attivita? e pacchetti “Digital detox”. Il fiore all’occhiello di questa strategia in piu? step sono due percorsi immersi nel bosco per praticare la “park therapy” fisica e mentale. A quello gia? inaugurato l’anno scorso, se ne aggiunge un secondo quest’anno: un nuovo parco “sonoro”, dedicato all’ascolto del silenzio e dell’Io interiore. Sette postazioni che richiamano i 7 Chakra delle filosofie orientali. E uno “zaino a sorpresa” con dentro merende biologiche e libri a sorpresa…il cellulare verrà preso in custodia dal personale delle Terme durante i percorsi relax.

La valle inoltre da tempo ha investito sulle infrastrutture per le bicilette e il cicloturismo, diventato fortemente di moda anche a seguito delle misure per il contrasto al virus. Ma da sola, l’infrastrutturazione di un territorio, attraverso piste ciclabili, ciclovie, bike park, sentieri per mountain bike, downhill, una rete di negozi-officine e servizi di mobilita? collettiva, non basta. Per garantire una vacanza piacevole ai bikers serve anche altro: un’adeguata consapevolezza su quali siano le norme da rispettare per ridurre il rischio di incidenti. Per questo, la Val di Sole ha costruito un decalogo da destinare loro. Sia che utilizzino la pista ciclabile, sia che preferiscano le strade “normali” o gli oltre 300 km di percorsi in mountain bike della valle trentina. Poche, semplici regole che pero? troppo spesso sono sottovalutate. Dall’abbigliamento piu? adatto, al modo di pedalare, quando si e? da soli, in gruppo o con bambini, all’atteggiamento da usare sul sellino. Una vacanza in questo territorio offre anche uno stimolo interessante per gustare con maggior consapevolezza le eccellenze gastronomiche. Fra le montagne trentine si trovano infatti alcune delle storie piu? interessanti per capire come la resistenza all’omologazione produttiva e di consumo possa diventare sistema. Sul rifiuto dello strapotere delle grandissime corporation lattiero-casearie (20 aziende internazionali monopolizzano il comparto) si è sviluppata un’intera filiera che ha garantito nel contempo gusto, tradizione, e sostengo al reddito.

Oggi in Val di Sole operano giovani casari che producono eccellenze gastronomiche. Come Daniele Caserotti, premiato come esempio di “resistenza casearia” dall’associazione Slow Food, per la produzione del Casolét di malga. La Val di Pejo inoltre detiene un primato: in essa opera l’ultimo caseificio turnario del Trentino, uno dei soli quattro esistenti nell’arco alpino. Il suo ruolo e? cruciale per contenere i costi e far cooperare i produttori garantendo loro di avere “pezzi” pregiati da vendere una volta che il latte è diventato formaggio: il caseificio turnario e? diverso dal modello cooperativo perche? i soci conferitori non vendono il latte alla cooperativa, ma ricevono un servizio per cui viene loro riconosciuto un certo quantitativo di prodotto trasformato in base al latte conferito. Un approccio che ricalca e formalizza l’usanza antica di mettere insieme il latte di piu? famiglie e caseificare collettivamente. Ma casari caparbi e strutture cooperative di produzione non sono sufficienti se non si trovano adeguati canali di vendita che diano il giusto prezzo al prodotto. La Val di Sole ha quindi inventato le aste dei formaggi. Decine di produttori portano le proprie “creature” che vengono vendute al migliore offerente tra appassionati e, soprattutto, ristoratori e chef di grande fama. Risultato: i prezzi raggiungono cifre di tutto rispetto. Dai 200 ai 430 euro per ogni forma.

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