All’età di 87 anni si è spenta nella sua abitazione di Castellammare di Stabia (Napoli) Pupetta Maresca. La sua vita tra intrecci di camorra e film. Incinta vendicò l’omicidio del marito uccidendo il presunto mandante. La sfida a Cutolo, la relazione con Ammaturo, il dolore per il figlio ucciso. La sua storia ispirò anche una fiction

All’età di 87 anni, si è spenta oggi nella sua abitazione di Castellammare di Stabia Assunta Maresca, detta Pupetta. Era malata da tempo. Figlia di Alberto Maresca, un contrabbandiere, e nipote di Vincenzo Maresca, condannato a sette anni per l’omicidio del fratello Gerardo, vedova del boss Pasquale Simonetti, detto Pascalone ‘e Nola, sorella di Ciro Maresca, detto Lampetiello, Pupetta è stata protagonista di uno degli episodi più eclatanti della storia della camorra: vendicò l’assassinio del marito uccidendo a colpi di pistola il mandante di quell’omicidio.

Di notevole bellezza (vinse un concorso locale di miss), quando Pasquale Simonetti si innamorò di lei i familiari benedissero il fidanzamento. Il 27 aprile 1955 Pupetta Maresca, già incinta, sposò il giovane delinquente. Testimone di nozze fu Antonio Esposito, detto Totonno ‘e Pomigliano, futuro mandante dell’assassinio del marito.

Il 15 luglio del 1955 Orlando Carlo Gaetano nell’ambito di una faida per il controllo del mercato ortofrutticolo ammazzò Pasquale Simonetti. Alcuni mesi dopo, il 4 ottobre, Pupetta – al sesto mese di gravidanza – uccise il presunto mandante dell’omicidio: Antonio Esposito. Secondo gli inquirenti, i colpi partirono da almeno quattro pistole. Il 14 ottobre del 1955, la Maresca fu arrestata e condotta nel carcere di Poggioreale. Nel corso della sua detenzione partorì il primo figlio, Pasqualino. Condannata a 13 anni e 4 mesi per omicidio (con l’attenuante della provocazione) più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, fu graziata dopo oltre dieci anni di detenzione.

Nel 1967 ebbe un’esperienza come attrice cinematografica interpretando il ruolo della protagonista nel film Delitto a Posillipo, diretto da Renato Parravicini, vagamente ispirato alla sua vita ed in particolare alla vicenda giudiziaria che l’aveva resa nota e portata in carcere.

Chiusa la parentesi cinematografica, si dedicò a due negozi di abbigliamento a Napoli, e nel 1970 si innamorò del camorrista Umberto Ammaturo, dal quale ebbe due gemelli, Roberto e Antonella.

Nel 1974 il figlio Pasquale fu ucciso in un agguato: il corpo non fu mai ritrovato (secondo alcuni, venne rapito, legato ad un sasso e gettato in mare). Pasquale non aveva accettato la relazione della madre con Ammaturo e più volte lo aveva minacciato. Dell’omicidio fu subito sospettato Ammaturo, ma Pupetta profondamente addolorata per la scomparsa del figlio non accettò mai del tutto questa ipotesi.

Pupetta Maresca fu accusata di essere la mandante dell’omicidio di Ciro Galli (uomo di Raffaele Cutolo), ucciso nel 1981 per vendetta trasversale. Il pm chiese l’ergastolo, ma nel 1985 fu assolta per mancanza di prove. Il 13 febbraio 1982, in piena guerra tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia, Pupetta Maresca indisse una conferenza stampa, nel corso della quale minacciò apertamente Raffaele Cutolo e la Nuova Camorra Organizzata: «Se per Nuova Famiglia si intende tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest’uomo, allora mi ritengo affiliata a questa organizzazione».

Poco dopo fu arrestata perché accusata di aver ordinato l’omicidio di Aldo Semerari, il criminologo e psichiatra che aveva dichiarato pazzo Cutolo; in seguito fu assolta.

Fu assolta anche dalle successive accuse di tentata estorsione ad una banca e di traffico di stupefacenti.

Nel 1986 la sezione misure di prevenzione del tribunale di Napoli stabilì che Pupetta Maresca apparteneva alla camorra come affiliata alla Nuova Famiglia. Per tale ragione ordinò la confisca dei beni.

La permanenza della Maresca nel carcere di Bellizzi Irpino fu al centro di polemiche. La donna gestiva feste cui partecipavano magistrati e alte personalità. Chiusi i negozi di Napoli, si ritirò a Castellammare di Stabia. Nel 2004 l’appartamento napoletano di Pupetta Maresca diventò un ufficio del Comune di Napoli destinato ai servizi sociali.

Alla storia della Maresca fu dedicata la fiction di Mediaset “Pupetta – Il coraggio e la passione”, con protagonista Manuela Arcuri.

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