Sottosegretario Gabrielli: allarme terrorismo e clan criminali. “Le persone devono essere consapevoli del rischio”

Il capo della Polizia Franco Gabrielli

Nessun allarmismo, ma “consapevolezza dei rischi che fanno parte delle nostre società aperte”: è quanto tiene a rimarcare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Franco Gabrielli, illustrando in un’intervista a La Stampa la minaccia posta dal terrorismo islamico, dopo la presa di potere dei talebani in Afghanistan, ma anche dai clan criminali che vogliono impadronirsi dei fondi in arrivo dall’Europa. Sul fronte terrorismo, Gabrielli ha sottolineato che “la narrativa jihadista si è subito impadronita” della vicenda afgana, “e tende a raccontare che non soltanto è possibile resistere agli eserciti più potenti del mondo, ma addirittura vincere. Nella loro propaganda, un esercito approssimativo, quasi un esercito di straccioni, il che non è, può combattere alla pari con un esercito super-armato e super-tecnologico perché motivato da qualcosa di più grande, che è questa perversa visione religiosa. Tutto carburante per il jihadismo”. Ma bisogna anche vigilare sulla criminalità organizzata, e per questo “all`indomani della mera notizia che sarebbe arrivata dall`Europa una cospicua mole di miliardi per combattere gli effetti della pandemia, sono stati subito attivati degli organismi di vigilanza”. “Sa, i clan della criminalità organizzata non sono Onlus. La loro unica ragione d`esistere è l`illecito arricchimento. Va però sottolineato che il nostro Paese, ahimé, per la sua storia di illegalità, dispone di un robusto apparato legislativo e repressivo. E ovviamente il comparto d`intelligence è stato attivato”, ha sottolineato. Interpellato infine sulla proposta di creare un’intelligence europea, Gabrielli ha risposto: “Io penso che ipotizzare un`intelligence europea significa che non si è capito che cosa è l`intelligence. L`intelligence è presidio della sovranità nazionale”. “Faccio un esempio – ha spiegato – è normale attività che l`intelligence nella ricerca informativa svolga attività non convenzionali, anche commettendo reati, che vengono rigorosamente autorizzati e circoscritti dall`autorità politica. Questo prescrive la legge in Italia, come dappertutto. Ora, mi domando, questa futura intelligence comune a quale soggetto politico dovrebbe fare riferimento? Si dice di una regia europea. E chi dovrebbe fissare le priorità, se poi non c`è un singolo argomento su cui i ventisette governi siano d`accordo?”.

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