99 anni fa nasceva Ugo Tognazzi, considerato uno dei volti della commedia all’italiana con Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi

99 anni fa nasceva Ugo Tognazzi, considerato uno dei volti della commedia all’italiana con Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi. Un quartetto al quale, dagli anni sessanta, è generalmente accostato anche Marcello Mastroianni. A causa della professione del padre Gildo, ispettore di una società di assicurazioni, vive gli anni dell’infanzia in varie città per tornare poi, nel 1936, nella natìa Cremona. In seguito trova lavoro come ragioniere nel salumificio Negroni. Nel tempo libero recita in una filodrammatica del dopolavoro aziendale, ma l’esordio teatrale era già avvenuto al teatro Donizetti di Bergamo, a soli quattro anni. Durante la seconda guerra mondiale viene chiamato alle armi e si dedica a organizzare spettacoli di varietà per i commilitoni. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 ritorna a Cremona dove lavora come archivista ma subito dopo viene arruolato nella marina della Repubblica sociale prestando servizio nel Ponente ligure. Nel 1945 la passione per lo spettacolo lo induce ad abbandonare il primitivo lavoro e a trasferirsi a Milano dove partecipa a una serata per dilettanti tenuta al Teatro Puccini, grazie alla quale viene scritturato dalla compagnia teatrale di Wanda Osiris. Nel 1950 esordisce al cinema con un film diretto da Mario Mattoli, I cadetti di Guascogna, al fianco di Walter Chiari.

Nel 1951 conosce Raimondo Vianello con cui forma una coppia comica di grande successo che dal 1954 al 1959 lavora per la Rai nel varietà Un due tre; la comicità più popolare di Ugo e quella più raffinata di Raimondo si compenetrano a vicenda con ottimi risultati comici. La satira di Un due tre non evitò di toccare Presidenti della Repubblica e del Consiglio, provocando interventi censorii. La chiusura del programma avvenne il 25 giugno 1959, quando il duo Tognazzi-Vianello decise di mettere in burla un incidente occorso la sera prima alla Scala e ignorato dai principali mezzi di stampa: Giovanni Gronchi, presidente della repubblica, a causa del tentativo di un gesto galante con una signora, cadde a terra per la sottrazione della sedia accanto al presidente francese De Gaulle. Il duo ripeté la scena in televisione: Vianello tolse la sedia a Tognazzi che cadde a terra con Vianello che commentò “Chi ti credi di essere?”. La sera stessa Ettore Bernabei cancellò la trasmissione dalla programmazione televisiva e il direttore della sede di Milano venne cacciato. Dopo tali trascorsi farseschi tra piccolo e grande schermo, Tognazzi negli anni sessanta passa alla commedia all’italiana, dando un apporto molto personale al genere con caratterizzazioni particolari dei personaggi in film come I mostri (1963), Il magnifico cornuto (1964), Straziami ma di baci saziami (1968), Venga a prendere il caffè da noi (1970), In nome del popolo italiano (1971), Vogliamo i colonnelli (1973), Romanzo popolare (1974), L’anatra all’arancia (1975) e La stanza del vescovo (1977). Non vanno tuttavia dimenticati i suoi ruoli drammatici diretto dai parmensi Alberto Bevilacqua (La Califfa, 1971; Questa specie d’amore, 1972) e Bernardo Bertolucci (La tragedia di un uomo ridicolo, che gli vale il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes 1981). Nel corso degli anni sessanta e settanta stabilisce un sodalizio artistico con il regista Marco Ferreri, suo grande amico, la cui vena grottesca e surreale gli permette di offrire interpretazioni sopra le righe e diverse rispetto ai canoni della commedia all’italiana. Con la regia di Ferreri recita nell’episodio Il professore in Controsesso (1964) e nei film Una storia moderna – L’ape regina (1963), La donna scimmia (1964), L’uomo dei cinque palloni (1965), Marcia nuziale (1966), L’harem (1967), L’udienza (1972), La grande abbuffata (1973) e Non toccare la donna bianca (1974). Nel 1968 recita nella coproduzione italo-francese Barbarella al fianco di Jane Fonda, in un ruolo secondario. Attaccatissimo alla sua terra e alla sua città, pur essendo un appassionato tifoso del Milan, non era infrequente trovarlo allo stadio Zini a tifare per la Cremonese del suo amico e primo compagno di palcoscenico, il presidente Domenico Luzzara. Ugo ritaglia spesso per i suoi personaggi battute in dialetto cremonese. Leggendarie sono quelle, numerose, contenute nel film La marcia su Roma (1962) di Dino Risi. Nella pellicola che lo lancia nel cinema satirico, Il federale (1961) di Luciano Salce, il suo personaggio è di Azzanello, piccolo paese in provincia di Cremona.

Compare come uno dei protagonisti nelle trilogie di Amici miei (1975, 1982, 1985) e Il vizietto (1978, 1980, 1985), che rappresentano l’apice del suo successo. Si autodirige in cinque film (Il mantenuto, 1961; Il fischio al naso, 1966; Sissignore, 1968; Cattivi pensieri, 1976; I viaggiatori della sera, 1979) e nella serie televisiva FBI – Francesco Bertolazzi investigatore (1970). Negli anni ottanta si dedica soprattutto al teatro, recitando in Sei personaggi in cerca d’autore a Parigi (1986), L’avaro (1988), e – con Arturo Brachetti – in M. Butterfly (1989). Il suo ultimo lavoro, la serie televisiva Una famiglia in giallo, rimase incompleto. Ne furono ultimati e poi trasmessi in televisione nel 1991 i primi due episodi. Nel 1979 prese parte a uno dei più clamorosi scherzi mediatici della storia italiana: accettò di essere fotografato ammanettato da finti carabinieri. Si trattava di una burla predisposta dal settimanale satirico Il Male. Finte edizioni del Giorno, della Stampa, di Paese Sera “uscirono” con titoli che annunciavano l’arresto dell’attore, in quanto capo (“grande vecchio”) delle famigerate Brigate Rosse. Lo scherzo fu organizzato all’indomani della retata del “caso 7 aprile”. La stampa sosteneva che “capi occulti” delle BR avessero simulato lo scioglimento di “Potere operaio” per proseguire sotto le insegne di “Autonomia Operaia” nell’attività di fiancheggiamento dell’eversione. Il titolo del Male riprese in chiave satirica la notizia, chiosando: “ricercato Vianello, la coppia finse lo scioglimento dai tempi di Un due tre“. Giustificandosi della goliardata disse a posteriori che, in un’epoca segnata da un clima politico cupo e tragico, aveva solo rivendicato “il diritto alla cazzata”. Durante un’intervista concessa a Pippo Baudo per Domenica in, Tognazzi iniziò polemicamente e ironicamente a discutere sulla liberalizzazione della marijuana, sullo scandalo Toni Negri e sulla legalizzazione della prostituzione.

Era un acceso tifoso del Milan; della squadra rossonera disse, in un’intervista del 1986:

«Sono milanista dalla nascita. Il Milan per me è stato prima la mamma, poi Ia fidanzata e poi la moglie. La moglie però si tradisce.»

Fu molto amico di Vittorio Gassman, Paolo Villaggio, Marco Ferreri, Luciano Salce e Mario Monicelli. Negli ultimi anni della sua vita si ammalò di depressione. Morì nel sonno a 68 anni, per un’improvvisa emorragia cerebrale, il 27 ottobre 1990 a Roma. È sepolto nel cimitero di Velletri. Vent’anni dopo, alla Festa del Cinema di Roma, la figlia Maria Sole presenta il documentario a lui intitolato, Ritratto di mio padre.

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