Garante dell’infanzia: “Molestie on line aumentate in pandemia”, necessarie norme contro cyberbullismo e rischi del web per i minori

Le norme contro il cyberbullismo e i rischi del Web per i minori “sono necessarie, ma serve ancora di più una sensibilizzazione dei ragazzi: sia di chi subisce, che deve parlare e non vergognarsi di quanto subito, che di chi ne è responsabile, che non si rende conto di quello che compie, che potrebbe portare a gesti estremi di cui potrebbe pentirsi per tutta la vita”. Lo ha detto Carla Garlatti, presidente dell’Autorità Garante dell’infanzia e adolescenza, intervenendo all’evento digitale del Moige “Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale”, organizzato on line in occasione del Safer Internet Day 2021. Riferendosi alla ricerca del Moige, Garlatti ha spiegato che “mi ha fortemente allarmato che il 64% dei minori italiani tra 11-14 anni dichiari di usare TikTok: significa che palesemente violano quelle norme non a caso poste come limite per l’accesso dei giovani a quel social. Apprendo poi con sgomento che 1 ragazzo su 2 è stato vittima di bullismo”.

“L’Autorità Garante – ha detto – è molto attenta a questo fenomeno: fa parte dei suoi compiti istituzionali tutelare i diritti dei minori e tutelarli dalle insidie che possono arrivare dall’esterno, tra cui le molestie e le angherie che possono arrivare dalla Rete, che sono sicuramente aumentate in questo periodo di pandemia in cui i ragazzi sono rimasti chiusi nelle loro stanze”. Per Garlatti “la tutela deve essere duplice: nei confronti di chi è la vittima del bullismo e del cyberbullismo e non ha il coraggio di parlarne. I ragazzi devono sapere che non sono soli: devono parlare; e nei confronti dell’autore del bullismo, che si fa scudo dello schermo o del branco per aggredire gli altri. Non è sano, nasconde delle fragilità che vanno affrontate con un’educazione”. “Ci sono varie normative in fieri, dal recepimento della direttiva Ue che estende il concetto di media dalla nozione tradizionale alla Rete ai controlli più stringenti sull’età di chi accede, alle limitazione di certi contenuti; ma già abbiamo delle norme, come l’educazione digitale introdotta nel 2019 che dovrebbe introdurre questa educazione nelle scuole”, ha concluso.

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