Il 29 gennaio del 1976 la Corte di Cassazione condannò il film “Ultimo tango a Parigi” alla distruzione per le numerose scene di sesso che destarono scandalo

Ultimo tango a Parigi, un film del 1972  che fece scalpore. Scritto e diretto da Bernardo Bertolucci e interpretato da Marlon Brando, Maria Schneider, Jean-Pierre Léaud, Maria Michi e Massimo Girotti. La sceneggiatura è stata scritta da Bernardo Bertolucci, Franco Arcalli e Agnès Varda (dialoghi aggiuntivi), e adattata da Robert Alley. La fotografia è di Vittorio Storaro. La colonna sonora del film è opera di Gato Barbieri, arrangiata e diretta da Oliver Nelson. Ultimo tango a Parigi è la pellicola che ha dato notorietà a Bernardo Bertolucci, oltre a essere un’opera molto discussa: oggi è considerato un classico del cinema erotico, ma il film suscitò scandalo alla sua uscita, a causa del forte impatto emotivo causato dalle numerose scene erotiche. La censura avviò un procedimento penale contro la pellicola che sfociò nella condanna al rogo del film, decretata il 29 gennaio 1976, per poi essere riabilitata nel 1987. Nel 2002 l’American Film Institute lo ha inserito al 48º posto della lista dei “100 migliori film sentimentali di tutti i tempi”.

Il film causò in Italia un forte scandalo per le numerose scene di sesso, in particolare per una scena di sesso anale nella quale il personaggio di Brando sodomizza la Schneider dopo averle lubrificato il retto con del burro. La sequenza in cui Brando e la Schneider consumano il loro primo rapporto include otto secondi, che vennero censurati, nei quali la Schneider “sembra abbia un orgasmo”. Il 30 dicembre 1972 il film fu sequestrato per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”, e successivamente cominciò un iter giudiziario che portò il 2 febbraio 1973 a una sentenza d’assoluzione in primo grado; a seguito di ciò il film venne dissequestrato e proiettato nelle sale italiane e internazionali. Una prima condanna s’ebbe nel secondo processo d’appello (il primo, sempre con sentenza di condanna nel giugno del 1973, era stato annullato per un vizio di forma) il 20 novembre 1974, e il 29 gennaio 1976 la sentenza della Cassazione, condannò la pellicola alla distruzione; nella sentenza il produttore Alberto Grimaldi, il regista Bernardo Bertolucci – entrambi difesi dall’avvocato Francesco Gianniti – lo sceneggiatore Franco Arcalli e Marlon Brando vennero condannati a due mesi di prigione con la condizionale (pena poi sospesa). Furono salvate fortunosamente alcune copie che oggi sono conservate presso la Cineteca Nazionale, da conservare come corpo del reato. Per il regista ci fu una sentenza definitiva per offesa al comune senso del pudore, reato per il quale fu privato dei diritti politici per cinque anni e fu condannato a quattro mesi di detenzione (pena poi sospesa). Nell’ottobre 1982 la pellicola fu proiettata a Roma durante la rassegna cinematografica Ladri di cinema: il fatto costò agli organizzatori una denuncia. Questi, però, furono assolti nel processo penale che li vide imputati, e l’opera non fu più considerata proibita. Con il trascorrere del tempo e l’evolversi dei criteri di giudizio, le scene considerate inaccettabili persero peso nelle valutazioni della critica e del pubblico, mentre emerse e assunse importanza la sostanziale drammaticità dell’opera. Nel 1987, a distanza di undici anni dalla condanna della Cassazione, la censura riabilitò il film, permettendone la distribuzione nelle sale (Bertolucci stesso ne aveva conservato clandestinamente una copia) e in seguito anche il passaggio in TV. Sebbene la scena della violenza sessuale fosse prevista nella sceneggiatura ed entrambi gli attori avessero firmato un contratto, non era specificato che tale violenza dovesse comprendere un rapporto anale simulato con l’uso del burro come lubrificante. Questa aggiunta al copione fu un’improvvisazione di Brando con la complicità di Bertolucci, il quale non disse niente all’attrice per avere una reazione più realistica. La Schneider ha dichiarato che potendo tornare indietro non avrebbe girato quella scena.

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