Il 15 gennaio del 1993 alle ore 09:00 il capitano De Caprio, meglio noto come “Ultimo”, con alcuni suoi uomini appartenenti al Crimor del ROS, arrestarono il capo dei capi della mafia corleonese Totò Riina

Nell’agosto del 1992, all’indomani delle stragi di Cosa Nostra che avevano messo in difficoltà lo Stato italiano, i Carabinieri si riuniscono a Palermo per definire una strategia d’azione destinata alla cattura del capo della mafia, Salvatore Riina. A questa riunione partecipano ufficiali sia dell’Arma territoriale che del ROS, con lo scopo di mettere a fattor comune le informazioni disponibili. I primi raffronti, in particolare attraverso i dati conoscitivi in possesso del Maresciallo Antonino Lombardo, portano ad identificare una pista comune, quella che si snoda attorno al nome di Raffaele Ganci, capo della “famiglia” mafiosa del quartiere “Noce” di Palermo, ritenuto il tramite sicuro per arrivare al Riina. A fine settembre 1992, La sezione Crimor del ROS comandato dal Capitano Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo, avvia un servizio di osservazione con riprese video e servizi di pedinamento sui componenti della famiglia Ganci. Nei primi giorni di ottobre, Domenico Ganci, figlio di Raffaele, viene seguito per le vie del quartiere Uditore, dove riesce a far perdere le sue tracce lungo la via Bernini. Contemporaneamente il Nucleo Operativo Carabinieri di Palermo 2, avvia indagini sul Baldassare Di Maggio, al tempo incensurato, ritenuto in possesso di importanti informazioni sull’organizzazione “cosa nostra” in quanto ex uomo di fiducia di Riina che, a seguito di dissidi su attività economiche gestite dall’organizzazione, si era dovuto allontanare dalla Sicilia temendo per la sua stessa vita, soppiantato da Giovanni Brusca nel comando del mandamento di San Giuseppe Iato e da Angelo Siino nella gestione degli affari economici. Tale aspetto, dal punto di vista investigativo, lasciava sperare che un suo eventuale arresto potesse sfociare in una probabile collaborazione con le Forze dell’Ordine. I Carabinieri del Nucleo Operativo del Gruppo 2 individuano il Di Maggio in Piemonte, in località Borgomanero (NO), e lo arrestano l’8 gennaio 1993. La sera stessa Di Maggio inizia a collaborare e interrogato dal maggiore Balsamo, nel frattempo sopraggiunto in Piemonte, indica alcune zone di Palermo nelle quali aveva incontrato in passato Riina e dove, a suo parere, poteva trovarsi l’abitazione del capo della mafia.

Gli sviluppi successivi e l’arresto

I Carabinieri dell’Arma territoriale, del ROS e l’Autorità Giudiziaria si riuniscono il 13 gennaio per valutare le rivelazioni del Di Maggio. Il vice comandante della territoriale, Colonnello Cagnazzo, e il dott. Aliquò propongono di perquisire immediatamente un manufatto ubicato all’interno del cosiddetto “fondo gelsomino”, in via Uditore, dove Di Maggio ha dichiarato di aver incontrato Riina e Raffaele Ganci anni addietro, ma non sono d’accordo su tale iniziativa il Capitano De Caprio ed il Maggiore Balsamo, i quali ritengono dannosa, per le indagini in corso, una perquisizione in questo momento e propongono di rimanere in osservazione. Inoltre, De Caprio, nella stessa riunione, insiste sulla necessità di tenere sotto controllo gli esponenti della famiglia Sansone – ritenuti particolarmente vicini a Riina – ed in particolare il complesso delle villette ubicate in via Bernini 54, zona individuata dal ROS attraverso attività d’indagine e non menzionata da Di Maggio nel corso dei colloqui sostenuti con gli investigatori.

Viene convenuto di mettere sotto osservazione entrambi i complessi, così i Carabinieri del ROS, la mattina del 14 gennaio 1993, iniziano l’attività di osservazione sia del “fondo gelsomino”, sia di via Bernini 54. La sera stessa, De Caprio fa visionare la cassetta delle osservazioni svolte nella giornata e il Di Maggio riconosce nelle immagini i figli e la moglie di Riina mentre escono dal complesso di via Bernini 54. Questa scoperta suggerisce di proseguire l’osservazione la mattina seguente, ma con Di Maggio a bordo del furgone utilizzato per sorvegliare la zona e con una serie di squadre pronte ad operare i pedinamenti dei soggetti eventualmente individuati. La mattina del 15 gennaio 1993, alle ore 08.55, Di Maggio riconosce Salvatore Riina mentre esce in macchina da via Bernini 54, accompagnato dall’autista poi identificato in Salvatore Biondino. Subito viene avviato il pedinamento del veicolo: alle 09.00 il capitano De Caprio con alcuni dei Carabinieri suoi sottoposti, blocca l’auto segnalata su via Regione Siciliana – all’altezza del Motel Agip – e arresta boss di “cosa nostra”. Le vicende successive sono state molto controverse. Oggi il Colonnello De Caprio attraverso i social ricorda quel giorno, ricorda quella squadra, ricorda i valori che hanno caratterizzato il loro lavoro in nome del popolo italiano, ma con grande amarezza denuncia ancora una volta  l’abbandono da parte dello Stato di tutti coloro che misero a segno quel colpo storico che sancì l’inizio della fine della mafia corleonese. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.