La salma di Maradona alla Casa Rosada in Argentina per l’ultimo omaggio, la leggenda del calcio è deceduto per insufficienza cardiaca acuta come confermato dall’autopsia. Il sindaco di Napoli De Magistris ha dichiarato che è già partito l’iter per dedicargli lo stadio

La salma di Diego Armando Maradona, morto ieri per un arresto cardiocircolatorio all’età di 60 anni, è stata trasferita nella Casa Rosada, la sede della presidenza argentina, dove è stata allestita la camera ardente accessibile fino alle 16. Si calcola che almeno un milione di argentini potrebbero raggiungere la Casa Rosada per renderegli omaggio. La famiglia del Diez ha a disposizione un’ala della sede presidenziale, sorvegliata da un imponente schieramento di forze dell’ordine e militari. Buenos Aires si prepara a vivere ore a dir poco impegnative, considerata la situazione d’emergenza legata alla pandemia di coronavirus. All’organizzazione della giornata collaborano settori del ministeri della Sicurezza, della Difesa e della Salute. Inizialmente non era stato escluso che la camera ardente potesse rimanere aperta per più di una giornata: questa, secondo le autorità, avrebbe potuto essere la soluzione per ridurre i rischi di assembramenti che, in realtà, appaiono difficilmente gestibili considerata la portata dell’evento. “Stiamo organizzando tutto affinché non ci siano assembramenti e affinché la gente rimanga il minor tempo possibile in un luogo chiuso”, le parole del presidente argentino Alberto Fernandez, che ha proclamato 3 giorni di lutto nazionale.

Diego Armando Maradona è morto per una “insufficienza cardiaca acuta”, evidenziata in un “paziente con una miocardiopatia dilatativa”. E’ l’esito dell’autopsia preliminare a cui è stato sottoposto il corpo del Pibe de oro. L’esame autoptico, eseguito tra le 19.30 e le 22 di mercoledì nell’ospedale di San Fernando, ha appurato che l’insufficienza cardiaca ha provocato “un edema polmonare acuto”. Alla procedura hanno partecipato 6 medici, compreso il perito nominato dalla famiglia. Per completare l’iter bisognerà attendere l’esito degli esami tossicologici, necessari per verificare l’eventuale assuzione di farmaci, sostanze stupefacenti o alcol. In precedenza il procuratore generale di San Isidro, John Broyard, aveva reso noto che gli esami preliminari avevano escluso “ogni segno di attività criminale e di violenza”. I familiari di Maradona hanno chiesto che i medici addetti all’autopsia entrassero in ospedale senza i propri telefoni cellulari: in questo modo hanno cercato di evitare che venissero scattate foto in maniera inopportuna. L’ultima persona a vedere in vita Maradona, secondo quanto reso noto dall’ufficio del procuratore generale, è stato suo nipote Jonatan Esposito intorno alle 23 di martedì. La mattina seguente, lo psicologo e lo psichiatra sono entrati nella stanza di Maradona e gli hanno parlato, senza ricevere risposta. A questo punto è stato chiamato nella stanza anche l’infermiere. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo, che sono andati avanti fino all’arrivo dell’ambulanza. I medici intervenuti sul posto hanno provato a somministrargli l’adrenalina, ma non c’è stato niente da fare.

“Ci siamo mossi già stamattina, faremo i primi passi formali per dedicare lo stadio di Napoli a Maradona”. Ad annunciarlo è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, spiegando che anche se “ci sono dei tempi, saranno tempi brevi, perché quando c’è una volontà così forte credo che non ci sia carta bollata che tenga”. E l’inaugurazione dello stadio con il nuovo nome potrebbe “coincidere con l’inizio della ripresa delle partite con il pubblico”. Maradona “non va banalizzato solo con il calcio. È stato un uomo buono, molti ne hanno approfittato. Lui non è raggiungibile da parte di nessuno. Ha saputo interpretare l’unione indissolubile tra città e squadra”. Così il sindaco della città partenopea Luigi de Magistris intervenuto stamattina a Radio anch’io sport. “Lo stadio si chiamerà Diego Armando Maradona. Lo vuole il popolo, ieri è stata una voce unanime. Diego ha la capacità di unire tutti i napoletani”. “Napoli e Maradona, l’umiltà, la forza, la straordinaria potenza della nostra città che in alcuni momenti si deve aggrappare ad un punto di riferimento” ha detto De Magistris, ricordano che il calciatore argentino “è stato grande non solo attraverso il pallone ma anche per la sua capacità di intercettare un sentimento popolare, un uomo che sapeva cosa fosse la sofferenza. Ha interpretato la sete di giustizia. La sua vita è stata Sud, riscatto, orgoglio. Napoli sembrava non potesse mai arrivare nell’olimpo del calcio, grazie a lui è successo”.

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