Calcio in TV: la potenza di una lobby di potere, il vero avversario non è l’Antitrust ma il Covid-19. Le Tv locali uccise da un sistema di monopolio
– Di Mauro Mantegazza per il CNRT-Informa www.cnrtv.eu – Lo spettacolo indecoroso a cui abbiamo assistito lo scorso fine settimana, che ha messo l’Italia sotto i riflettori internazionali, ha scoperchiato definitivamente il calderone nel quale la potenza di una vera e propria lobby ha costruito un monopolio assoluto nel mercato dei diritti del calcio di Serie A in Tv. L’ostinazione nel voler a tutti i costi giocare nonostante la crescita dei contagi da coronavirus tra gli addetti ai lavori (calciatori, dirigenti e staff), sembra avere un solo ed esclusivo motivo: evitare di far crollare un sistema inquinato. Un sistema che è nato, cresciuto e potenziato nel corso di anni, arrivando a costituire quella lobby che l’associazione di radio e tv locali CNRT-TPD presieduta da Costantino Federico denuncia e combatte da anni. Il clou si è vissuto domenica scorsa con il match Juventus-Napoli, dove la Lega Calcio di Serie A non si è fermata neanche davanti ai divieti imposti dall’Autorità sanitaria pubblica italiana. La cronaca è ormai nota e non ci soffermiamo su quella. Ciò che ci interessa evidenziare è la mole di interessi economici che si è alimentata proprio a causa di quel sistema lobbistico formato dalla Lega, dai broadcasters (in primis Sky) e dagli advisors, che è riuscito ad influire addirittura sulle istituzioni di Governo e delle Autorità di garanzia (AGCom e Antitrust).
UN SISTEMA MARCIO CHE HA UCCISO IL CALCIO E L’EMITTENZA INDIPENDENTE
Nessuno è riuscito, o meglio, nessuno ha voluto arginare seriamente la crescita del monopolio in questo mercato, ammazzando l’intera emittenza televisiva indipendente, soprattutto quella locale, lasciando nelle mani di un solo soggetto l’intera torta. Alle tv locali non è stato permesso neanche più di accedere in uno stadio per riprendere un solo scalino di accesso al campo di gioco o agli spogliatoi. Le Tv locali, che hanno saputo reinventarsi producendo format assolutamente innovativi (valga per tutti Studio&Stadio di TCS-TeleCapriSport che ha inventato la cronaca della partita direttamente dagli spalti, format imitato addirittura dalle Tv nazionali), sono state costrette a “ritirarsi” in uno studio televisivo con talk show, senza più alcuna immagine o presenza presso un campo di gioco. Tutto è stato “mercantizzato” e assorbito da un solo soggetto, Sky (in coppia oggi con DAZn). Le realtà locali sono state penalizzate, e con esse le tifoserie, che meglio potevano essere rappresentate da broadcasters più geograficamente inseriti nel tessuto sociale, proprio come sancito da principi dell’UE. Non parliamo, poi, di ulteriori conseguenze negative dovute all’aumento dei costi per gli utenti e alla diminuzione della qualità del servizio: la crescita della “pirateria” audiovisiva, vale a dire il ricorso al “pezzotto” che, guarda caso, nell’ultimo anno ha avuto un boom tale da danneggiare gli stessi monopolisti e costringere le autorità a importanti operazioni anticrimine.
Nessuno di quel sistema poteva mai immaginare che un virus sarebbe arrivato a minacciare quell’impero, e che sarebbe scoppiata una guerra per non fermare il calcio nonostante la minaccia incombente sulla salute pubblica. Persino il Ministro dello sport ha chiaramente detto (in conclamata piena seconda ondata di contagi, inutile negarlo n.d.r.) che “non ci sono i presupposti per fermare gli incontri“. E’ chiaro che fermare il calcio significa cancellare tutto e ricostruire da capo un universo che non deve più alimentarsi di fiumi di milioni di euro spartiti tra pochi, dai club ai broadcasters. Significa il fallimento dell’attuale mondo del calcio, marcito sotto i colpi degli interessi di pochi big players, che hanno avuto la capacità di “minacciare” l’equilibrio di un sistema economico e di occupazione arrivando, per questo, ad influire sulle scelte (e non scelte) delle istituzioni di Governo. Finchè il mondo del calcio sarà preda di ristretti interessi e soprattutto sarà principalmente alimentato da un monopolistico mercato dei diritti televisivi plurimilionario non ci sarà speranza di riportare equilibrio, pluralismo e concorrenza, ma soprattutto di recuperare il vero spirito del gioco del calcio, dello sport, finanche del buon senso.
