Coronavirus, il prof. Ricciardi: “Italiani rischiano di non imparare la lezione, l’epidemia in Italia non è affatto finita”

“C`è il rischio che gli italiani non abbiano imparato la lezione dell`emergenza COVID-19. Se vorremo dare una discontinuità al Paese, dobbiamo dotarci di visione e di una nuova leadership politica e professionale”. Così Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza e professore all`Università cattolica del S. Cuore, nel corso di un webinare promosso da ISPE Sanità in partnership con Studio Legale Improda e Fondazione Italia in Salute. Ricciardi ha ammesso come in una certa misura l`Italia abbia preso un paio di schiaffi dal virus, forse perfino meritati, e che compito dei decisori per l`immediato futuro sia soprattutto quello di evitare che si ripeta, con la partecipazione attiva di tutti. “Che gli italiani rischino di non aver imparato la lezione, lo dimostra il fatto che l`epidemia in Italia non è affatto finita. I numeri sui contagi, ancora oltre 200 positivi nella sola giornata del 10 luglio, e lo scoppio di focolai in molte Regioni suggeriscono una situazione ancora in allerta. Perchè tutto questo? Intanto, un problema di allocazione di risorse finanziarie. Il de-finanziamento del sistema sanitario nazionale negli ultimi 10 anni è stato devastante: pensavamo di sbarazzarci delle suppellettili dell`aereo sul quale voliamo ed invece abbiamo buttato via parte del motore. Quindi” ha proseguito Ricciardi “non mi pare che abbiamo imparato granchè sui finanziamenti. Basta guardare l`attuale discussione sul recepimento senza condizionalità dei 36 miliardi del MES, cosa che ci consentirebbe di mettere in sicurezza il SSN fino alle prossime 2 generazioni. Poi non mi sembra si sia imparata la lezione sulla frammentazione decisionale cui si è assistito in alcune Regioni. Sono quasi 20 anni che disponiamo di evidenze scientifiche, con i Rapporti dell`Osservatorio nazionale sulla Salute delle Regioni italiane, dove si sottolinea come questo regionalismo differenziato, non solidale, di fatto non funziona, non funziona per tutti.

Tutto questo è ancor più devastante in presenza di un virus che certamente non sta a guardare governi regionali o nazionali per diffondersi. Il virus ha colpito e sta continuando a colpire tutto il mondo, non è cambiato, e se in Italia la sua patogenicità è oggi inferiore lo dobbiamo in buona parte alle misure prese e raccomandate dalla comunità scientifica. Ecco, questa è una lezione che abbiamo appreso senz`altro meglio di altri Paesi che ora vedono migliaia di morti e perfino la loro economia in grande difficoltà: abbiamo imparato cioè a seguire l`evidenza scientifica”. Cosa fare nel prossimo futuro? Secondo Ricciardi, il punto non sta tanto e solo nelle risorse. “L`ultima riforma sanitaria nazionale è del 1999. Sarebbe ora di rimettere mano all`assetto strutturale del SSN trovando un nuovo equilibrio tra Stato e Regioni ma anche di governance e management a livello locale, aggiornando e attrezzando il ruolo delle aziende ospedaliere e quello della medicina generale. Ma il punto centrale è altrove. Se vorremo dare una discontinuità al Paese, dobbiamo dotarci di visione e di una nuova leadership politica e professionale che sappia essere trasformazionale e non più legata a modelli del passato. Leader politici e professionali che si chiedano cioè, alla luce di questa situazione, `cosa` serve, chi fa cosa e come, in quanto tempo, e non il solo `quanto` serve. Certo, oggi, con il 160% di debito pubblico mai registrato prima nella Storia, se l`Italia rinuncia ai soldi del MES, rischiamo di mettere la parola fine al SSN come lo conosciamo, fondato su uguaglianza, equità e universalità”. 

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