Coronavirus ed emergenza economica: il grido di allarme della giovane imprenditrice napoletana Rossella Giaquinto “Servono aiuti di Stato per poter lavorare”

Difendere il lavoro. La guerra della ripresa attività è appena iniziata e già si intravedono scenari angosciosi: di fronte alle indicazioni obbligatorie fornite dal governo e in assenza del concreto sostegno economico da lui stesso promesso, molti imprenditori si domandano se riaprire i battenti della propria attività sia realmente sostenibile. Raccogliamo le dichiarazioni  di una giovane imprenditrice napoletana Rossella Giaquinto e il suo grido d’allarme, già registrato su varie reti televisive locali.

 Rossella lei è la titolare di un Centro Benessere, il Dibi Center Nausicaa a Rione Alto: come tutti i suoi colleghi è ferma da oltre due mesi, ma pensa di riaprire?

  “Non polemizzo sulla scelta da parte del governo di aver rimandato la riapertura del nostro settore al primo di giugno, perché il governo compie certe scelte consigliandosi con il comitato tecnico scientifico ed in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità. Il problema abnorme che affligge noi imprenditori consiste nel fatto che non si sa ancora nulla della cassa integrazione, di leggi serie sui canoni di affitto: inoltre, il bonus di 600 euro di marzo a noi non è ancora arrivato e sono trascorsi ben due mesi. Siamo ai primi di maggio e non se ne vede l’ombra, per non parlare della farraginosa burocrazia che c’è alle spalle del tanto pubblicizzato finanziamento garantito dallo Stato per noi imprese.”

Cosa vi occorre per ripredere la vostra attività?

“Per poter riaprire abbiamo bisogno di un’iniezione di liquidità che ci consenta l’acquisto di tutti i dispositivi di sicurezza per noi, per i dipendenti e per le clienti che verranno a farci visita: sono previste misure rigorose per tutti e operazioni ripetute di sanificazione (per non parlare di quella iniziale!) per ogni gruppo di clienti che esce e che poi dovrà rientrare.”

Avete calcolato il peso economico di queste disposizioni?

“ Tutto questo ha un costo altissimo e – in considerazione del fatto che, a causa del distanziamento, lavoreremo (forse) il 30% rispetto al lavoro che riuscivamo a realizzare prima del Covid19 – se lo Stato non ci aiuta saremo costretti, nostro malgrado, ad aumentare i prezzi.”  

E lei cosa chiede al governo?

” Piuttosto che lottare per riaprire domani, fra una settimana o due, vorrei capire lo Stato (burocrate come e più di prima) come ed in che modo vuole agevolarci affinchè il collasso sia semplicemente rimandato: se si anticipa l’apertura senza chiarezza, si prepara il disastro finale del tracollo di tantissimi del settore – me compresa – che non potranno reggere a tali costi”. 

 

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