ESCLUSIVA. Parla il paziente-1 di Anacapri: “Non ho nulla da nascondere, ecco tutta la verità passo dopo passo”

“Sono io il primo positivo da Covid-19 sull’isola di Capri. Voglio raccontare la verità e descrivere passo dopo passo come sono andati i fatti, smentendo le tante chiacchiere circolate sui social network”. Inizia così un lunghissimo testo che l’anacaprese Salvatore Visalli, risultato positivo al coronavirus, ha affidato in esclusiva alle redazioni di Caprinews.it e Telecaprinews.it.

Ha deciso di firmarsi, di uscire allo scoperto, dando dimostrazione di franchezza e sincerità.

“Parto dall’inizio.

Il giorno 9 marzo, in tarda serata, a Roma, rientrato a casa da lavoro ho cominciato ad avere dei sintomi classici influenzali (brividi, stanchezza). Durante la notte mi sono svegliato e ho misurato la febbre. Avevo 38,2, ho preso una Tachipirina e mi sono messo a letto.

I giorni a seguire, martedì 10 e mercoledì 11, la febbre, come normale che sia, saliva verso sera e scendeva durante il giorno e io il giovedì ho contattato il mio medico di famiglia che mi ha prescritto dello Zerinol per 3 giorni dicendomi di non uscire in caso di febbre.

Giovedì 12 marzo avevo solo dei decimi di febbre, intorno ai 37,3/4, e non contento ho contattato il 112 che mi ha messo in contatto con l’unità medica, perché volevo parlare con qualche medico e chiedere se la mia fosse una sintomatologia da associare al Covid-19, ma ho ricevuto risposta negativa e mi hanno detto che non ero soggetto da tampone per i sintomi che avevo comunicato.

Dal venerdì non avevo più la febbre e mi sentivo meglio ma non contento ho richiamato il 112 e mi hanno passato sempre l’unità medica addetta e hanno aperto una pratica a mio nome, dicendomi che mi avrebbero contattato entro 48 ore per sapere come stavo e se nel caso fossero cambiate le mie condizioni.

A questo punto domenica sera, visto che non avevo sintomi e che nessuno mi aveva contattato, un mio amico mi ha chiamato dicendomi che sarebbe anche lui rientrato a casa a Napoli e a quel punto gli ho chiesto un passaggio fino al porto; siamo scesi in macchina entrambi con mascherina e guanti, seduti lui avanti ed io dietro come suggerivano le autorità competenti.

Arrivato sul porto di Napoli, la mattina di lunedì 16 marzo, sempre senza mai togliere mascherina e guanti, ho fatto il biglietto per la nave che poi ho scoperto sarebbe partita in ritardo e nell’attesa sono stato seduto su di una panchina senza avere contatti con nessuno.

Quando poi era arrivato il momento di salire a bordo mi hanno misurato la febbre con apposito strumento e sono salito sulla nave (ovviamente la febbre non l’avevo ma questo già da due giorni) e mi sono seduto sempre senza stare a contatto con nessuno, anche perché la nave era semivuota.

Una volta arrivato a Capri ho pensato di non prendere l’autobus ma di salirmene con il taxi e così ho fatto: all’autista neanche la valigia ho fatto toccare. Nel frattempo ho inviato la mail al Comune di Anacapri e all’Asl comunicando il mio rientro e che, come da prassi per chi rientrava da altra zona d’Italia (Roma e no Milano come qualche scienziato ha detto), sarei rimasto in auto isolamento domiciliare. Ho lasciato i miei recapiti telefonici (da allora nessuno fino al giorno del tampone si è fatto sentire).

Arrivato sulla Provinciale, altezza scala fenicia, c’era il posto di blocco dei carabinieri a cui ho consegnato l’autocertificazione direttamente dal finestrino dell’auto sempre con guanti e mascherina mai tolti fino a quando sono arrivato a casa mia, il carabiniere mi ha firmato il modulo e mi ha chiesto se avevo inviato la dovuta comunicazione alle autorità addette, gli ho risposto che già avevo provveduto. Quindi sono arrivato a casa mia dove non c’era nessuno perché mia moglie e le mie figlie, quando io non sono a Capri, si appoggiano da mia suocera che abita in centro ad Anacapri per non restare sole e per comodità scolastiche.

Nei giorni a seguire e fino ad oggi sono stato sempre solo, non ho avuto visite da parte di nessuno e il cibo me lo portava mio suocero in contenitori usa e getta, mi lasciava tutto fuori alla porta e se ne risaliva senza essere mai entrato in casa nemmeno una volta.

Siccome ho un grande giardino nei giorni a seguire con il bel tempo mi sono dedicato un po’ a quello; ancora ho due sacchi di erbacce, un sacco di indifferenziata e un sacco con la plastica e la carta dei contenitori del cibo che non ho messo fuori per il ritiro perché avevo letto che anche quelli potevano essere probabili vie di contagio.

Per quanto riguarda i panni sporchi li tengo qui a casa allo sporco e non li ho mandati a mia moglie per lavarli: ho anche tutte le foto che lo documentano.

Nei giorni dopo il mio ritorno ho cominciato a leggere articoli in cui si parlava, come probabile sintomo del virus, della mancanza di olfatto e gusto che anche io avevo riscontrato da quando ero arrivato a Capri. E’ stato a quel punto che ho cominciato a cercare di capire come fare per farmi fare il tampone visto che quello ormai rientrava nei sintomi e visto che lunedì 30 marzo sarebbero scaduti i miei 14 giorni di quarantena.

Allora, parlando con un amico, gli ho spiegato la situazione e lui mi ha comunicato dopo poco che il vice sindaco di Anacapri era riuscito a risolvere questa cosa mandandomi un infermiere dell’ospedale a casa completamente attrezzato per farmi fare il tampone, che mi è stato fatto martedì sera alle 18.

Poi ieri sera, giovedì 26 marzo, alle ore 20:06, ho ricevuto la notizia della positività dal dottor Garofalo e a dire il vero il mio è stato un sollievo, più che un dramma, perché pensavo che lunedì sarei potuto ritornare dalla mia famiglia e creare qualche contagio senza saperlo.

Quindi, detto tutto questo, che è la verità che ho anche messo agli atti dei carabinieri di Anacapri proprio nella mattinata di oggi, voglio dire a tutti i miei concittadini e non che sicuramente non sono un eroe ma la mia caparbietà nel voler fare il tampone mi ha portato ad evitare ulteriori casi che probabilmente sarebbero comparsi sull’isola nei giorni a seguire.

E tutte le storie che sono state inventate sui social, purtroppo ad oggi uno dei mezzi più potenti e pericolosi a disposizione di chiunque, sono solo false.

In chiusura, dico a tutti che sto bene, ringrazio le autorità competenti per la disponibilità e la comprensione e i veri amici che senza neanche sapere cosa fosse accaduto mi hanno sostenuto nel far sapere la verità. Ringrazio infine le amministrazioni comunali e i gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione dei due Comuni per la vicinanza dimostrata.

Mi firmo perché sono sempre stato una persona leale e sincera e non ho nulla da dover nascondere.

Salvatore Visalli”.

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