Disidratazione cronica per il 20% degli anziani anche in inverno

Di idratazione si parla poco e ancor meno quando riguarda gli anziani. Eppure l’acqua è un nutriente tanto essenziale quanto sottovalutato. Ne sottolineano i benefici estetici gli spot pubblicitari in nome di purezza e liberazione di tossine mentre è meno rappresentata nelle priorità della corretta alimentazione e della nutrizione clinica. Sembriamo dimenticare che il corpo e in particolare le cellule sono composte per oltre il 75% da acqua che però perdiamo in molti modi: respirazione, traspirazione, sudorazione, ecc. Il dato sconcertante è che tra il 20 e il 30% degli over 65 è disidratato cronicamente. Bere da grandi è quindi un elemento cruciale. Se il giusto apporto di liquidi infatti determina un senso di benessere, anche piccole carenze idriche possono determinare importanti esiti negativi come l’insorgenza di patologie, disabilità, disturbi cognitivi e mortalità. La disidratazione cronica deriva spesso dalla mancanza della sete, uno stimolo che tende a decrescere con l’età e che impone quindi di `ricordarsi’ di bere. Inoltre negli anni i reni tendono a perdere la capacità e l’efficienza a trattenere l’acqua.

Le persone con ipertrofia prostatica o quelle più anziane con incontinenza urinaria invece tendono a bere di meno per limitare il problema, mentre disturbi neuro degenerativi come demenza o Alzheimer hanno un rischio aumentato di non bere abbastanza (Nutrients 2018), “un problema se pensiamo che anche una disidratazione moderata può determinare una più o meno grave alterazione dello stato cognitivo” spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC che aggiunge: “E’ molto importante insegnare ai giovani medici a riconoscere tempestivamente le caratteristiche cliniche gli elevati rischi della disidratazione. Basta, infatti, una disidratazione lieve, pari al 2% del peso corporeo per scatenar senso di confusione e disorientamento, fatica, perdita di forza, di coordinazione e delle funzioni cognitive in generale. Le conseguenze di questo lieve deficit possono essere cadute, traumi e incidenti ma anche danni a reni e muscoli, aumento del rischio di contrarre infezioni. Terapie come quelle a base di diuretici, antistaminici e lassativi possono portare ad urinare di più senza che i liquidi vengano reintrodotti a sufficienza”. Ma c’è di più perché molta dell’acqua del nostro organismo è contenuta nei muscoli che con l’età subiscono una diminuzione importante di massa. Quel fenomeno chiamato `sarcopenia’ e che legato ad un aumento di debolezza e perdita di forza e mancata resilienza agli stressors esterni. Dal momento che un adulto su tre di quelli con più di 60 anni soffre di una severa perdita di muscolo ecco che siamo in presenza di condizioni che insieme rendono la disidratazione un fenomeno comune. Non va meglio se il soggetto è affetto da diabete non diagnosticato o non controllato, condizione che fa aumentare il volume urinario.

 

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