Onu, il taglio del 7,6% di emissioni fino al 2030 potrebbe fermare il caos climatico
Nel 2018 le emissioni globali di gas serra hanno segnato un nuovo picco storico e solo un taglio del 7,6% l’anno fino al 2030 potrebbe evitare il “caos climatico”. A lanciare il monito e’ il Programma Onu per l’Ambiente (Unep) – con sede a Nairobi, in Kenya – nel suo rapporto annuale sulle emissioni globali di gas serra. Lo scorso anno le emissioni di anidride carbonica (CO2) sono aumentate di piu’ di 55 miliardi di tonnellate e durante l’ultimo decennio sono cresciute di circa 1,5% l’anno, in barba agli impegni presi con l’accordo di Parigi. Per gli esperti dell’Unep, i dirigenti mondiali non hanno altra scelta che “operare tagli senza precedenti” durante il prossimo decennio per rimanere entro un aumento delle temperature di 1,5 grado, soglia massima per impedire “conseguenze disastrose”. Il grido di allarme giunge pochi giorni prima del vertice annuo dell’Onu sulla lotta ai cambiamenti climatici, la Cop 25, in agenda dal 2 al 13 dicembre a Madrid. Per ridurre le emissioni di gas serra non c’e’ piu’ tempo da perdere ma l’umanita’ ha dalla sua parte una serie di nuove tecnologie sulle quali puntare per contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 grado, si legge nel rapporto annuale, che oltre ai numeri allarmanti su scenari piu’ catastrofici suggerisce anche una serie di soluzioni concrete. Lo studio stabilisce, inoltre, un rapporto causa-effetto tra aumento delle emissioni, crescita delle temperature, danni alle barriere coralline e il moltiplicarsi dei fenomeni meteorologici ai quattro angoli del pianeta: siccita’, ondate di caldo anomalo, alluvioni e tempeste. E anche se tutti gli impegni presi verranno rispettati, entro il 2100 il riscaldamento globale raddoppiera’, con un aumento delle temperature attorno a 3,2 gradi.
In merito ai numeri, oltre ai quelli del costante aumento del livello delle emissioni di gas serra nell’ultimo decennio, con un picco storico toccato nel 2018, il rapporto evidenzia che gli unici periodi di calo in tempi recenti si sono registrati in concomitanza con lo sgretolamento dell’Unione sovietica e l’ultima crisi finanziaria, durante la quale Giappone e Usa hanno segnato un -6% delle emissioni. In materia di emissioni di gas inquinanti, l’Unep riferisce, anche, del crescente divario tra paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo. In base al rapporto Onu, il G20 e’ responsabile del 78% delle emissioni globali. Di questi 20 Paesi almeno 7 devono fare di piu’ per riuscire a rispettare gli impegni presi: Australia, Brasile, Canada, Giappone, Repubblica Coreana, Sudafrica e Stati Uniti. Se India, Russia e Turchia stanno per raggiungere gli obiettivi prestabiliti, secondo l’Onu “e’ solo perche’ erano in partenza troppo ridotti”. Argentina, Arabia Saudita e Indonesia rischiano di non farcela mentre Cina, Unione europea e Messico sarebbero le tre regioni/paesi al mondo in grado di rispettare gli impegni presi su scala nazionale grazie alle politiche che stanno gia’ attuando. “Gli impegni attuali stabiliti dall’accordo di Parigi sono ritenuti inadeguati per impedire un aumento delle temperature oltre 1,5 grado. Se vogliono rispettare l’obiettivo i Paesi non possono piu’ aspettare, e da subito devono tagliare le proprie emissioni del 7,6% sin dal 2020 altrimenti dal 2030 in poi dovranno ridurle a zero”, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Unep, Inger Andersen.
Da qui nasce anche l’urgenza della necessaria ricerca e attuazione di soluzioni tecnologiche in grado di produrre energie rinnovabili, quindi meno inquinanti. “Il mondo ha dimostrato il suo fallimento nel ridurre abbastanza rapidamente le emissioni, ma nel contempo abbiamo assistito a rapidi cambiamenti di alcune tecnologie specifiche, cruciali per portare avanti la transizione energetica”, ha fatto notare Kelly Levin, del World Resources Institute, unendosi all’appello dell’Onu per un’azione rapida da parte di tutti i dirigenti politici. “Quello di cui abbiamo bisogno e’ un impegno politico ed istituzionale che faccia della transizione energetica una realta’. Rimanere entro 1,5 grado e’ compito di tutti” ha riferito Rana Adib, segretario esecutivo del think-tank Ren 21 sulle energie rinnovabili, facendo l’esempio dei veicoli elettrici gia’ disponibili e sempre meno costosi, che potrebbero contribuire al taglio delle emissioni e rilanciare la crescita economica. In base a precedenti studi, per realizzare un cambio di sistema energetico su vasta scala, il mondo dovrebbe spendere 3,8 trilioni di dollari l’anno tra il 2020 e il 2050.
