Cancro al seno metastatico, sono 38 casi al giorno ma se ne parla poco e male

 ‘Di cancro al seno non si muore piu”. ‘Il carcinoma mammario e’ stato sconfitto con la diagnosi precoce’. ‘Ecco le terapie per guarire dal tumore al seno’. Quante volte abbiamo letto o sentito titoli simili, sui giornali, in TV o sul web? Buone notizie che pero’ non tengono conto delle 37.100 italiane con un carcinoma al seno al IV stadio, quello metastatico che ha gia’ aggredito altri tessuti od organi: un tumore che ogni giorno colpisce 38 donne ma di cui si parla poco e male, preferendo concentrarsi sulle altre malate ‘vincenti’ che arrivano alla guarigione. Per di piu’ anche quando la stampa si occupa di cancro al seno metastatico spesso non abbandona i toni trionfalistici o buonisti, non spiega che questo e’ un tumore che si puo’ curare ma da cui non si guarisce, ne’ che l’aspettativa di vita cambia a seconda del tipo di tumore e delle sue caratteristiche molecolari: il rischio e’ minimizzarne la gravita’ e l’incidenza, impedendo alle donne di riconoscere i piccoli segnali che possono indicare la ripresa della malattia, a volte evoluta in uno stadio irreversibile. Molto c’e’ da fare ed e’ compito dei media rompere il muro di silenzio che ancora circonda queste migliaia di donne: come riuscirci e’ il tema del corso di formazione per giornalisti ‘Tumore al seno metastatico: gli strumenti per curarlo le parole per dirlo. Tra fake news e buone pratiche della sanita”. Obiettivo del corso, patrocinato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e promosso con il contributo non condizionante di Eli-Lilly, e’ combattere tabu’, stereotipi e fake news fornendo ai professionisti dell’informazione fonti, dati, linguaggi, conoscenze medico-scientifiche e psicologiche per comprendere questa patologia e raccontarla in modo appropriato e con le parole giuste. Grazie alla presenza di medici, associazioni di pazienti e giornalisti con esperienza specifica, durante il corso sara’ possibile capire come dare i “giusti” messaggi senza togliere la speranza anche a queste pazienti perche’ la sopravvivenza continua ad aumentare e per alcuni tipi di tumore metastatico arriva e supera anche i 4 anni. Ai decisi passi in avanti verso la cronicizzazione deve percio’ corrispondere una maggiore e adeguata attenzione dei media.

“Il tumore metastatico al seno e’ tuttora una realta’ sommersa – osserva Laura Biganzoli, Presidente EUSOMA (European Society of Breast Cancer Specialists), Responsabile del Centro di Senologia dell’Ospedale di Prato e Membro Italiano EGW (Expert Working Group) della Road Map Politica – Non abbiamo registri tumori specifici che permettano di calcolarne la reale incidenza. Inoltre gli indubbi successi contro il carcinoma mammario diagnosticato in fase iniziale rischiano di far perdere di vista quel 7%, di donne, circa 4.000 l’anno, con cancro metastatico al seno fin dalla prima diagnosi e quel 20/30% di pazienti, oltre 10.000 l’anno che ha una ripresa della malattia a distanza, per un totale di circa 14 mila nuovi casi l’anno. E’ molto importante parlare di queste donne perche’ la gestione globale delle pazienti con malattia metastatica e’ molto piu’ complessa ed e’ fondamentale garantire loro le migliori cure ma anche una vita sociale e lavorativa di buona qualita’, nonostante le difficolta’ connesse ai trattamenti e ai frequenti controlli in ospedale. Portare in primo piano le esigenze di queste pazienti e’ essenziale per aumentare la sensibilita’ pubblica nei confronti di un tema troppo spesso dimenticato”. “Stando ai dati attualmente disponibili l’aspettativa di vita delle pazienti con cancro al seno metastatico e’ in aumento – interviene Giampaolo Bianchini, Responsabile del Gruppo Mammella Dipartimento Oncologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano – Oggi e’ circa del 30-35% a cinque anni dalla diagnosi. Ad esempio nei tumori sensibili agli ormoni femminili la sopravvivenza mediana arriva attorno ai 50 mesi sebbene, salvo eccezioni, non esista una cura risolutiva per il tumore metastatico, le terapie mirate di ultima generazione, come gli inibitori selettivi della cicline 4/6, sono in grado di bloccare o rallentare la progressione della malattia riuscendo in molti pazienti a cronicizzarla non solo prolungando la “quantita’” ma anche migliorando la “qualita’” di vita. Il grande cambiamento e’ stato possibile soprattutto grazie alla possibilita’ di definire in modo piu’ preciso, dal punto di vista biologico, i vari tipi di tumore mammario: la presenza o l’assenza di determinati recettori come estrogeni, progesterone e HER2 e’ fondamentale per determinare la risposta del tumore a un particolare trattamento e oggi grazie all’avvento di terapie innovative a bersaglio molecolare si registra un deciso passo in avanti verso la cronicizzazione con l’obiettivo di prolungarla fino alla guarigione”. Le ultime novita’ terapeutiche, per esempio, consentono di allungare la sopravvivenza di ulteriori 9 mesi anche nelle pazienti con il tumore al seno avanzato ormonosensibile, che finora aveva un’aspettativa di vita inferiore ai 40 mesi, portando la speranza di vita media a sfiorare i 47 mesi. 

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