Corruzione: scoperta dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia una presunta truffa allo Stato mediante fondi per migranti utilizzati per scopi personali, blitz e arresti in Lazio, Campania e Molise

Un’indagine che ha consentito di far emergere una presunta truffa ai danni dello Stato ed un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione che utilizzava per scopi personali i fondi destinati agli immigrati. Dalle prime luci dell’alba, personale del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone e della Questura dello stesso capoluogo ciociaro stanno eseguendo, su disposizione del gip presso il Tribunale di Cassino, Domenico di Croce, ordinanze di misure cautelari personali e reali in tre diverse regioni (Lazio, Campania e Molise) e cinque province (Frosinone, Latina, Rieti, Caserta ed Isernia), nei confronti di appartenenti a due gruppi attivi nel settore dell’accoglienza ai migranti. Le indagini, coordinate dal procuratore capo di Cassino, Luciano d’Emmanuele, e dal sostituto procuratore Alfredo Mattei, hanno preso il via nel 2016 dopo la pubblicazione di un reportage giornalistico ed hanno acceso i riflettori su un articolato sistema di frode che, anche grazie alla corruzione di pubblici ufficiali preposti ai controlli e sindaci, ha consentito a componenti dei due gruppi individuati dagli investigatori di appropriarsi indebitamente di ingenti somme di denaro. 

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L’organizzazione della festa per il diciottesimo compleanno del figlio di un responsabile e confluite nella contabilita’ del servizio Sprar quale costo sostenuto per la realizzazione di una manifestazione finalizzata all’integrazione dei migranti ospiti. Oppure, sempre a carico del servizio Sprar, le spese di ristrutturazione della villa, con annesso campo da tennis, di proprieta’ di un responsabile della cooperativa coinvolta. Sono due dei punti oscuri nella gestione delle attivita’ di accoglienza dei migranti emersi dall’inchiesta coordinata dalla procura di Cassino e condotta dalla Polizia di Stato di Frosinone e dalla Guardia di Finanza di Cassino, inchiesta che ha portato alla denuncia, a vario titolo, di 25 persone, tra cui il sindaco in carica di Sant’Agapito (Isernia) e due ex sindaci di Rocca d’Evandro (Caserta) e di San Giorgio a Liri (Frosinone). Reati che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di dipendenti pubblici o incaricati di un pubblico servizio, estorsione, truffa ai danni dello Stato e Enti pubblici, frode in pubbliche forniture, abuso d’ufficio, malversazione ai danni dello Stato, emissione ed utilizzo di fatture false. Le indagini di polizia giudiziaria svolte sotto la direzione del procuratore capo Luciano d’Emmanuele e del sostituto procuratore Alfredo Mattei, hanno coinvolto numerosi Comuni delle provincie di Frosinone, Caserta, Isernia, Latina e Rieti. Stamattina c’e’ stata la conferenza stampa a Cassino per illustrare i risultati dell’inchiesta.

E’ stato rilevato che nel corso delle indagini e’ stata acquisita numerosa documentazione contabile ed extracontabile che ha consentito di individuare numerosi comportamenti illeciti nella gestione dell’accoglienza dei rifugiati sia nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) che in quello dei Centri di Accoglienza Straordinari (CAS) gestiti dagli uffici delle Prefetture. Sulla scorta della delega emessa dalla Procura di Cassino sono state qualificate e definite caso per caso, persona per persona, le attivita’ dei sospettati, poi indagati, quali l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e relative all’ottenimento di rimborsi non dovuti, frode nella fornitura di servizi ai rifugiati e richiesta di rimborso rette per rifugiati non piu’ presenti sul territorio nazionale, e individuati ulteriori soggetti ad essi collegati. Veniva inoltre rilevato un caso di corruzione di un funzionario addetto alla rendicontazione del servizio Sprar per la percezione di contributi per costi mai sostenuti. Nell’ambito dei controlli documentali emergeva, in alcuni casi, la doppia annotazione nei registri di rendicontazione di costi sostenuti da cooperative per il servizio Sprar e la doppia percezione di contributi per il pagamento di personale dipendente delle cooperative sia dello Sprar, nonche’ un doppio utilizzo dell’Iva, portata sia in detrazione che rimborsata. Sono state accertate precise responsabilita’ a carico dei legali rappresentanti e soci di 3 cooperative, ed e’ venuto fuori un vero e proprio sistema basato sull’illecito e indebito rapporto tra il responsabile dell’ufficio rendicontazione del servizio Sprar e i responsabili di due cooperative ramificate nei territori delle province di Frosinone, Caserta e Isernia. In un caso, e’ stato rilevato che a fronte dell’intervento di un pubblico ufficiale era stata prospettata, quale compenso, l’assunzione del figlio, cosa che poi e’ regolarmente avvenuta. E’ stato riscontrato nel tempo il che il sistema di rendicontazione dei costi comprendeva anche spese che con gli immigrati non avevano nulla a che fare, come per l’appunto la festa per un compleanno o le spese di ristrutturazione di una villa privata. 

Per quanto concerne il servizio di affidamento dei servizi da parte di alcuni Comuni delle province di Isernia, Caserta e Frosinone, e’ stato invece rilevato dagli investigatori della polizia del commissariato ‘Cassino’ e dai militari delle Fiamme Gialle che questo avveniva senza alcuna procedura ad evidenza pubblica ed emergeva, altresi’, che il sindaco di un Comune coinvolto era riuscito ad ottenere quale “compenso” l’assunzione di familiari e conoscenti, pretendendo, in alcune circostanze, anche un aumento di stipendio per una persona di suo interesse. Le indagini svolte hanno permesso di appurare che le cooperative erano giunte a una sorta di patto “di non concorrenza” con cui si erano spartite il territorio ove operavano. E per gli inquirenti e’ illuminante in proposito la circostanza in cui, innanzi al tentativo di “infiltrazione” da parte di un’altra cooperativa, veniva rilevato l’intervento del sindaco che, con minacce piu’ o meno velate, costringeva la proprietaria dell’immobile che doveva essere adibito a residenza degli immigrati a rescindere il contratto di locazione gia’ stipulato e registrato. Nel corso delle indagini venivano accertati casi di pagamento di rette per migranti non piu’ presenti sul territorio italiano e il subappalto di vitto e alloggio a un centro fatiscente ad un prezzo risultato essere inferiore a 1/3 di quello versato dalla Prefettura, ottenendo in tal modo un indebito guadagno. Nell’ambito delle perquisizioni veniva quindi rilevato lo stato dei luoghi altamente fatiscente con ambienti sporchi e presenza di blatte all’interno delle cucine, ma la mala gestione di questi centri di accoglienza aveva invece consentito ai responsabili di questi, di utilizzare automobili di lusso, quali due Suv BMW modello X1 e X3, acquistati in leasing dalla cooperativa stessa. A inchiesta conclusa, il gip del Tribunale di Cassino, su richiesta del sostituto procuratore Mattei, ha quindi emesso un’ordinanza di applicazione di 11 misure cautelari personali – una riguarda il sindaco di Sant’Agapito – dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, del divieto di esercitare attivita’ imprenditoriali nei confronti di 8 indagati, e disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente per un importo pari a circa 3 milioni di euro. In conferenza stampa a Cassino e’ stato evidenzato che la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza – integrandosi ciascuna nelle rispettive competenze – con questa operazione hanno svolto un’attivita’ che si inserisce in un piu’ ampio quadro di contrasto alle condotte corruttive dei pubblici dipendenti, allo spreco di denaro pubblico ed alla tutela del bilancio dello Stato e degli Enti locali.

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