Edward Montgomery Clift, un volto divenuto icona a Hollywood, grande interprete in “Un posto al sole”. Drammatico il suo declino fino alla morte prematura a 45 anni

Avrebbe compiuto 99 anni Edward Montgomery Clift, attore americano naturalmente portato per la recitazione, intraprende la carriera di attore teatrale a soli quindici anni, facendosi presto notare per le notevoli doti e l’intensità dell’espressione. Nel 1948 esordisce sul grande schermo in Odissea tragica di F. Zinnemann, aggiudicandosi subito una candidatura all’Oscar, e lo stesso anno conferma il suo successo con Il fiume rosso di H. Hawks, come figlio antagonista di John Wayne. Dopo aver sostenuto la parte di un pretendente avido e senza scrupoli in L’ereditiera di W. Wyler (1949), Clift delinea, in Un posto al sole di G. Stevens (1951), il prototipo dell’eroe negativo, che sfocerà poi in una serie di caratterizzazioni in cui predominano – sorta di denominatore comune – il silenzio e l’introversione. Fratello maggiore di Marlon Brando e James Dean (e allievo, come loro, dell’Actors’ Studio di New York), Clift incarna la gioventù americana del dopoguerra, con le sue ansie e i suoi sbandamenti, le sue frustrazioni e i suoi fallimenti affettivi e sentimentali. Il suo atteggiamento non denota però né sfida né provocazione, bensì un malessere che stenta a esprimersi a parole e trabocca invece dai lineamenti del volto e dallo sguardo luminoso e sfuggente a un tempo. Notevole la sua interpretazione del sacerdote vincolato all’etica religiosa Io confesso di Hitchcock, così come quella dello psichiatra che salva Elizabeth Taylor in Improvvisamente l’estate scorsa di J. L. Mankiewicz (1958).

Sfigurato in un incidente stradale (che alcuni sospettano un tentato suicidio) durante le riprese del film di F. Dmytryck L’albero della vita (1957), il suo volto viene “ricostruito” tramite un’operazione di chirurgia plastica che gli permette di tornare sul set, ma ormai quell’incidente segnerà il crollo, con depressione e uso di droghe perchè comunque, le ferite al volto incisero sulla sua carriera. Le sue apparizioni restano comunque piuttosto limitate e non sempre i film a cui accetta di partecipare meritano la sua presenza. Importante è il suo contributo a Fango sulle stelle di E. Kazan (1960) e a due film di J. Huston, Gli spostati (1961) e Freud, passioni segrete (1962), nei quali la sua recitazione affina e approfondisce quel tono di intensa drammaticità presente in lui fin dagli esordi. Muore prematuramente per un infarto nel 1966, colpito da una malattia che provoca un precoce invecchiamento.

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