Ginnastica: auguri a Jury Chechi, i 50 anni del ‘Signore degli anelli’

Domani il ‘Signore degli anelli’ Jury Chechi compie 50 anni. Nella sua lunga e incredibile carriera si e’ sempre distinto in campo internazionale per i meriti sportivi e per la correttezza e la schiettezza dimostrati in quasi trent’anni di attivita’ agonistica. Nel palmares vanta due medaglie olimpiche – oro nel 1996 ad Atlanta e bronzo ad Atene 2004 – oltre ai 5 titoli mondiali consecutivi (Birmingham ’93, Brisbane ’94, Sabae ’95, San Juan di Portorico ’96 e Losanna ’97) con due bronzi a Stoccarda ’89 e Indianapolis nel 91. Inoltre 4 ori consecutivi agli Europei dal ’90 al ’96. Nato a Prato l’11 ottobre 1969, deve il suo nome a Jurij Gagarin, cosmonauta russo e primo uomo a volare nello spazio idolo del padre, morto un anno prima della sua nascita. 

Il piccolo Jury era magro e basso di statura, un fisico che non sembrava adatto ad attivita’ sportive di alto livello. Ma piu’ del fisico pote’ la passione: seguendo la sorella che frequentava una palestra di ginnastica artistica – Societa’ Etruria di Prato – si appassiono’ alla disciplina che inizio’ a frequentare a sette anni con risultati eccezionali: gia’ nel 1977 vinse il Campionato regionale toscano. La convocazione in azzurro arrivo’ sette anni piu’ tardi: nel 1984 vesti’ la maglia della nazionale juniores di ginnastica e a Varese si alleno’ nella Societa’ ginnastica varesina dove si specializzo’ negli anelli e, sotto la guida di Bruno Franceschetti, tra il 1989 e il 1995 divenne il padrone assoluto nel mondo di questa disciplina. In quegli anni vinse i 4 titoli europei e tre dei suoi cinque mondiali, due ori e un argento alle Universiadi, domino’ i Giochi del Mediterraneo (porto’ a casa 6 ori nel 1991 e 4 nel 1993) e vinse 6 campionati italiani consecutivi. Quando arrivo nel 1996 ai Giochi di Atlanta era gia’ un campione affermato, al debutto olimpico visto che 4 anni prima non aveva potuto partecipare alle Olimpiadi per la rottura del tendine d’Achille. L’oro dei giochi americani valse tutti i suoi sacrifici per tornare in pista il prima possibile. Il punteggio che lo consegno’ alla storia fu altissimo: 9.887. In un’intervista disse di non ricordare nulla di quel minuto ma di ricordarsi: “Il momento prima di iniziare l’esercizio della finale. Me la facevo addosso, una paura folle, paura di sbagliare. Ma e’ stato straordinario, a un certo punto, poter scegliere di non aver paura. Io li’ ho scelto, e’ stata un’emozione davvero forte. Mi sono detto: non c’e’ un motivo oggi per cui io debba sbagliare. Ho fatto tutto quello che dovevo fare, sono pronto. Questa convinzione mi ha fatto passare dalla paura alla massima tranquillita’. E mi sono appeso agli anelli”.

Nel 2000 un altro infortunio lo tenne lontano dai Giochi e si vociferava potesse ritirarsi. Torno’ a gareggiare per via di una promessa fatta al padre, come racconto’ lui stesso a Repubblica nel 2004: “Ho deciso di tornare un anno fa (2003), prima dei mondiali. Nella scelta ha influito anche la malattia di mio padre. Un giorno era sedato, stavo accanto a lui in ospedale. Gli ho detto: se guarisci io torno a gareggiare. Non e’ retorica, e’ la verita’. E’ guarito. Glielo dovevo”. Ed e’ per questo che l’impresa di Atene 2004 e’ epica. Alle Olimpiadi in terra di Grecia Jury Chechi era arrivato da outsider: a 34 anni era una leggenda vivente e gli fu assegnato il ruolo di portabandiera della spedizione azzurra che se in pochi credevano che potesse puntare davvero a una medaglia. E invece ai Giochi del 2004 sali’ sul podio conquistando un bronzo ‘pesantissimo’. L’oro venne assegnato all’atleta di casa Dimosthenis Tampakos (che si era qualificato grazie a una wild card della Federazione internazionale) tra le polemiche generali. La decisione provoco’ una dura reazione anche da parte dello stesso Chechi che, dopo la sua esibizione, urlo’: “Vergogna!” all’indirizzo dei giudici. Secondo arrivo’ il ginnasta bulgaro Jordan Jovtchev indicato dal ginnasta pratese come il vero vincitore della competizione. Una giuria neutrale, chiamata anni dopo ad esaminare la gara olimpica di Atene 2004, assegno’ virtualmente la vittoria a Jury Chechi. Anni dopo in un’intervista il ‘Signore degli anelli’ di Prato racconto’: “Il bronzo di Atene forse vale di piu’, da un punto di vista umano. Tecnicamente ad Atene ho sbagliato, era giusto che perdessi, anche se forse il greco che ha vinto [ride] Pero’ e’ giusto: ad Atlanta sono stato perfetto ma ad Atene no e ho avuto la conferma che se vuoi vincere devi fare tutto quello che e’ necessario fare per vincere. Quel bronzo vale tanto perche’ ho fatto dubitare delle certezze un luminare dell’ortopedia – aggiunse – e ho fatto si’ che l’asticella di quello che pensavamo io e lui dei miei limiti fosse molto piu’ alta, e l’ho raggiunta, e oggi sono una persona piu’ forte grazie al bronzo di Atene piu’ che all’oro di Atlanta”. 

 

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