Secondo un’indagine, otto italiane su dieci sono senza supporto dopo la diagnosi di tumore

Le donne che convivono con un tumore si sentono stigmatizzate e senza sostegno un po’ in tutto il mondo. Anche nel nostro paese. La stragrande maggioranza delle italiane (85 per cento), infatti, dichiara di non aver ricevuto sufficiente supporto per gestire le responsabilita’ familiari o lavorative (81 per cento) dopo la diagnosi. Solo il 32 per cento ha avuto accesso a servizi di supporto e al 52 per cento delle donne non e’ stato offerta dal proprio specialista una consulenza sulla preservazione della fertilita’ o sulla pianificazione familiare. Questi sono alcuni dei dati del report “Supporting Women With Cancer” redatto dall’azienda Merck per presentare i risultati di un’indagine condotta a livello globale che ha coinvolto 4.585 donne in 23 Paesi. L’indagine globale ha rilevato che il 45 per cento delle donne con tumore era consapevole dei segni e dei sintomi di un tumore prima della diagnosi e quasi la meta’ (47 per cento) non aveva mai partecipato ad un programma di screening oncologico.

Inoltre, i risultati hanno fatto emergere come esistano margini di miglioramento sia per aumentare la conoscenza su tutti i tipi di tumore e sui relativi fattori di rischio, sia per accrescere la consapevolezza relativa all’accesso ai programmi di screening ed ai servizi di supporto alle donne. Infine, un quarto delle donne (25 per cento) ha percepito di essere stato stigmatizzato maggiormente rispetto agli uomini a causa della malattia. Le interviste alle donne italiane hanno rivelato importanti bisogni non soddisfatti anche nel nostro paese: il 51 per cento delle donne intervistate era a conoscenza dei segni e sintomi del tumore prima della diagnosi, una percentuale maggiore rispetto alla media globale, ma comunque da migliorare. Inoltre, e’ emersa una sottovalutazione dei rischi associati a tumori non considerati femminili, tra cui quello al colon retto e al polmone. Piu’ di una donna italiana su tre, poi, non ha mai partecipato ad un programma di screening oncologico in grado di migliorare la diagnosi precoce. La diagnosi precoce del tumore e’ riconosciuta come lo strumento in grado di aumentare le possibilita’ di successo di un trattamento e l’indagine ha evidenziato la necessita’ di una maggiore consapevolezza e comprensione dei programmi di screening oncologici e del ruolo che svolgono. Per le donne che non hanno partecipato a programmi di screening, i tre motivi piu’ significativi sono stati: non prendere sul serio i loro sintomi (52 per cento); temere una diagnosi (38 per cento) e ritardare una visita al proprio medico a causa dei costi (29 per cento). Le donne di eta’ compresa tra i 18 e i 40 anni hanno avuto maggiori probabilita’ di subire ritardi nella diagnosi (49 per cento) rispetto ad altri gruppi di eta’, soprattutto a causa del fatto che i sintomi non sono stati presi sul serio (43 per cento).

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