25 anni fa la morte di Moana Pozzi fece nascere il mito di “donna” oltre che “pornostar”

Sono passati 25 anni dalla morte di Moana Pozzi. Molto più che una pornostar. Perché è una donna che ha saputo esprimersi senza mai essere volgare. Non è volgare. È una definizione condivisa da estimatori e detrattori. E che ha accompagnato Moana Pozzi sempre. Fin da quando è diventato un personaggio noto al grande pubblico. Nonostante, verrebbe da dire, il porno. Sono passati 25 anni da quel 15 settembre 1994. Da quando cioè, come un fulmine a ciel sereno, è piombata nelle redazioni dei giornali e in tv la notizia della sua morte. Una malattia grave quanto repentina – forse un tumore al fegato – l’ha uccisa mentre era ricoverata in una clinica di Lione. Funerali riservatissimi. Cremazione subito dopo. Nessuna immagine di quel periodo. Moriva la donna, nasceva il mito. Alimentato da fantasie che la vogliono viva in India, convinta che per cambiare davvero vita doveva eliminare il suo alter ego pubblico. «Non ci sono misteri, né leggende. Ho vissuto con lei l’ultima parte della sua vita. Era diventata magrissima, aveva perso più di 20 chili e aveva deciso di starsene in disparte. Era arrivata a vergognarsi di stare in mezzo alla gente. Moana non è scappata: è volata in cielo e questo è sicuro», taglia corto Rocco Siffredi. Versione maschile di Moana nel nostro immaginario collettivo.

Moana Pozzi non c’è più da 25 anni, ma il suo ricordo è ancora vivo, e non solo nei fan. Fatti di cronaca, come la disputa tra i genitori e il marito Antonio Di Ciesco sull’eredità miliardaria della diva. O la dichiarazione choc alla trasmissione tv Chi l’ha visto? di Simone Pozzi, fino a quel momento conosciuto come il fratello di Moana, di essere, in realtà suo figlio.

Mediaset ha deciso di ricordare Moana dedicandole una serata sul suo canale Iris. Il 15 settembre alle 21,15 sarà trasmesso in prima visione assoluta Amami, l’ultimo film non pornografico girato dall’attrice nel 1992. Diretto da Bruno Colella e sceneggiato da Giovanni Veronesi, vede nel cast  Novello Novelli, Carlo Buccirosso, un giovanissimo Massimo Ceccherini e il cantante Edoardo Bennato. A seguire, poi, uno speciale inedito dal titolo Moana Pozzi: storia di una diva. Dove appare in trasmissioni popolari come il Maurizio Costanzo ShowIl gioco dei nove con Raimondo Vianello, Candid Camera  Show con Gerry Scotti, e Il Principe azzurro con Raffaella Carrà. Perché Moana era davvero diventata un personaggio mainstream in Italia. Tanto che, quando nel 2016 la Disney ha distribuito Oceania, un film per bambini che racconta la storia di una bambina polinesiana, Moana, ha dovuto cambiare il nome della protagonista in Vaiana nell’edizione italiana per evitare ovvi riferimenti. Moana è un tipico nome di quelle terre e significa «il posto dove il mare è più profondo».

Spesso ci si è chiesti perché Moana Pozzi fosse riuscita a superare le barriere del mondo pornografico ed entrare in quello borghese dello spettacolo. Forse ha ragione Roberto D’Agostino, che è stato suo amico, quando dice «perché aveva una visione della sessualità che è ancora quella giusta. Era sobria, intelligente, colta. Leggeva Nietzsche e Bataille. Parlava un ottimo italiano, non era volgare. Non faceva paura agli uomini, né alle donne. Era diversa da altri che lavoravano in quel settore».

(RASSEGNA STAMPA – FONTE: www.amica.it)

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