Tumori: il platino presente in farmaci antitumorali e non assorbito in terapia riduce l’azione della chemio

Il platino si trova nella composizione di importanti farmaci antitumorali e solo una parte di esso raggiunge le cellule malate legandosi al DNA. Ora un team di ricercatori dell’Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche e del Dipartimento di Chimica dell’Universita’ di Bari ha evidenziato che il platino non assorbito puo’ interferire con il trasporto del rame, che e’ un elemento vitale per le cellule e per la nostra salute, causando citotossicita’ o resistenza alla chemioterapia. La ricerca e’ stata pubblicata su Journal of the American Chemical Society con evidenza in copertina. Il cisplatino e’ un farmaco antitumorale utilizzato da oltre 40 anni e, assieme al carboplatino ed all’ossaliplatino, entra in gran parte dei protocolli chemioterapici. Solo una piccola parte del farmaco raggiunge pero’ il nucleo della cellula malata danneggiandone il Dna, mentre quella restante puo’ interferire con altri processi vitali ed eventualmente indurre resistenza, con conseguente riduzione dell’efficacia terapeutica. La resistenza alla chemioterapia e’ uno dei maggiori problemi che affrontano i pazienti durante le terapie antitumorali. Un team di ricercatori dell’Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ic) e dell’Universita’ degli Studi di Bari (Dipartimento di Chimica) ha studiato le possibili cause di tale resistenza, mettendo in luce l’inibizione del trasporto del rame, elemento vitale per le cellule, da parte di farmaci antitumorali a base di platino. La ricerca e’ stata pubblicata, con evidenza in copertina, su Journal of the American Chemical Society.

“Il rame, elemento indispensabile per la nostra salute, viene assunto normalmente attraverso l’alimentazione e distribuito nelle cellule tramite proteine specificamente adibite al suo trasporto”, spiega Rocco Caliandro del Cnr-Ic. “Usando la diffrazione a raggi X, e’ stato possibile determinare la struttura atomica di due proteine che trasportano il rame nelle cellule (il metallochaperone Atox1 ed il primo dominio della ATPasi di Menkes, Mnk1) e studiarle nell’atto di interagire simultaneamente con lo ione rame e con il farmaco a base di platino”. Inoltre, “le indagini cristallografiche accoppiate a quelle di risonanza magnetica nucleare”, aggiunge Fabio Arnesano del Dipartimento di Chimica dell’Universita’ di Bari, “hanno permesso di dimostrare che i farmaci antitumorali cisplatino ed ossaliplatino possono interferire con lo scambio rapido del rame tra le proteine Atox1 e Mnk1, con possibili effetti inibitori sulla proliferazione e sulla migrazione delle cellule tumorali”. La conoscenza delle condizioni che modulano l’interazione dei farmaci antitumorali a base di platino con i trasportatori di rame potra’ consentire di trovare le modalita’ per un piu’ efficace trattamento dei tumori utilizzando cisplatino e farmaci simili, al fine di ridurre l’insorgere di resistenza e di effetti collaterali correlati alla chemioterapia.

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