Il 24 agosto del 79 la devastante eruzione del Vesuvio che uccise oltre 10.000 persone seppellendo le città di Pompei, Ercolano e Castellammare di Stabia

1940 anni fa, l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. considerato il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica. L’eruzione, che ha profondamente modificato la morfologia del vulcano, ha provocato la distruzione delle città di ErcolanoPompeiStabia e Oplontis, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo.

Mappa raffigurante l’area interessata dall’eruzione

La data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è attestata da una lettera di Plinio il Giovane a Tacito. Nella variante universalmente ritenuta più attendibile del manoscritto, si legge nonum kal septembres cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, data che corrisponde al 24 agosto. Questa data era stata accettata come sicura fino ad oggi, ma alcuni dati archeologici via via emersi mal si accordano con una data estiva. Ad esempio, il ritrovamento di frutta secca carbonizzata, di bracieri, usati all’epoca per il riscaldamento, di mosto in fase di invecchiamento trovato ancora sigillato nei contenitori (dolia) e, soprattutto, di una moneta ritrovata sul sito archeologico, che riferisce della quindicesima acclamazione di Tito ad imperatore, avvenuta dopo l’8 settembre del 79, lasciano supporre che l’eruzione sia avvenuta in autunno, probabilmente il 24 ottobre di quell’anno.

Nell’ottobre del 2018 nella Regio V di Pompei è stata rinvenuta, in una casa che al momento dell’eruzione era in ristrutturazione, un’iscrizione a carboncino con la data del 17 ottobre, presumibilmente dello stesso 79 d.C. (le scritte a carboncino si cancellano con estrema facilità, quindi sembrerebbe da escludersi che possa risalire a un periodo molto precedente all’eruzione).

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