Gli squali rischiano l’estinzione ma un tag satellitare potrebbe salvarli

Quattro squali “sentinella” della specie Verdesca (Prionace glauca) stanno nuotando nelle acque del basso Adriatico per “raccontare” in diretta dettagli sul loro comportamento, come la durata dell’immersione e gli spostamenti, grazie a speciali tag satellitari applicati dai ricercatori. Entra cosi’ nel vivo il progetto del Wwf Safesharks, condotto insieme a Coispa e Inca e che vede la collaborazione della comunita’ di pescatori di Monopoli, la piu’ importante dell’Adriatico per quanto riguarda la pesca del pesce spada. I 4 animali “taggati” , tutti circa di un metro e mezzo di dimensione, sono stati i primi ad essere marcati nelle acque a nord del Gargano, durante le normali battute di pesca. Dai primi dati, sembra che gli animali si stiano spostando verso Sud ma in autunno si avranno maggiori dettagli che verranno analizzati piu’ approfonditamente. Le verdesche catturate e poi liberate sono tra le specie di squalo piu’ colpite dal fenomeno del bycatch (cattura accidentale): l’obiettivo del progetto, infatti, e’ proprio quello di valutare le probabilita’ di sopravvivenza degli squali che vengono catturati e realizzare con i pescatori le linee guida per una manipolazione e tecniche di rilascio ottimali. Si tratta del primo esperimento di marcatura con tecnologia pop-up realizzato in quest’area del Mediterraneo. I tag utilizzati nel progetto sono marche elettroniche capaci di raccogliere dati su temperatura, profondita’, attivita’ di nuoto e posizione e che dopo un periodo prestabilito si staccano dall’animale e trasmettono i dati immagazzinati via satellite. La marcatura di verdesche, catturate accidentalmente durante la pesca del pesce spada, dara’ informazioni importantissime per capire il tasso di sopravvivenza una volte rilasciate e soprattutto sul comportamento di questa specie. I dati raccolti saranno fondamentali anche per identificare gli spostamenti e le aree di concentrazione (riproduzione e crescita).

Secondo il recente rapporto del Wwf “Squali in crisi nel Mediterraneo”, pubblicato lo scorso luglio in occasione della Giornata mondiale degli squali, oltre la meta’ delle 86 specie di squali, razze e chimere del Mediterraneo e’ minacciata e un terzo di queste e’ prossima al rischio di estinzione. Il preoccupante stato di questi predatori marini e’ un chiaro segnale della salute complessivamente precaria del Mar Mediterraneo, la cui biodiversita’ marina e’ decimata dalla pesca eccessiva. Ad essere in grave pericolo di estinzione sono 20 specie di squali e razze, 11 sono in pericolo, 8 vulnerabili. Il trend e’ peggiorato negli ultimi 10 anni e tra le specie piu’ a rischio ci sono: il grande squalo bianco, la verdesca, lo smeriglio, lo squalo mako, tutte e tre le specie di squalo angelo e la specie di razza endemica maltese. Quasi l’80% degli stock ittici valutati nella regione mediterranea e’ sovrasfruttato e tra i Paesi che catturano gli squali ai primi posti ci sono la Libia (4.260 tonnellate) e la Tunisia (4.161 tonnellate) che catturano circa il triplo di squali e razze rispetto all’Italia (1.347 tonnellate) e all’Egitto (1.141 tonnellate).

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