40 anni fa si spegneva la star mondiale del cinema Western, John Wayne. Oltre 200 film e l’Oscar come protagonista de “Il Grinta”

John Wayne, pseudonimo di Marion Michael Morrison , è stato un attore e regista statunitense. Oggi cade il quarantennio dalla sua morte avvenuta per un cancro allo stomaco. Soprannominato Duke (Duca), cominciò la carriera con il cinema muto negli anni venti, diventando poi fra gli anni quaranta e gli anni settanta uno degli attori più famosi del mondo, celebre soprattutto per i suoi film western, ma anche per molti altri ruoli in generi differenti. Si identificò nel ruolo dell’eroe senza macchia e senza paura, rude ma generoso ed è considerato una leggenda del cinema: l’American Film Institute l’ha inserito al tredicesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema.

Wayne nacque a Winterset (Iowa), con il nome di Marion Robert Morrison. Come suo secondo nome venne utilizzato Mitchell quando i genitori decisero di dare il nome Robert a suo fratello minore (Robert Emmet). Wayne affermò spesso in seguito che il suo secondo nome era Michael, ma l’affermazione non aveva fondamento: il suo secondo nome, come riportato nel certificato di nascita, era Robert (Copy of Birth certificate on file “Winterset, Madison County, Iowa: Full name of child Marion Robert Morrison. Parents Clyde L. Morrison and Mary A. Brown. Date of birth 26 May 1907). Suo padre, Clyde Leonard Morrison (1884–1937), era figlio del veterano della guerra civile Marion Mitchell Morrison (1845–1915). Sua madre, Mary Alberta Brown (1885–1970), proveniva da Lincoln, Contea di Lancaster (Nebraska). La famiglia era di religione cristianapresbiteriana e il bisnonno di Wayne, Robert Morrison, nacque a County Antrim (Irlanda del Nord) nel 1782, ed emigrò nel 1801 negli Stati Uniti.

La famiglia di John Wayne si spostò in California, prima a Palmdale, e nel 1911 a Glendale, dove il padre lavorò come farmacista; in quel periodo i vicini cominciarono a chiamarlo Big Duke, per la sua abitudine di farsi accompagnare ovunque dal suo cane Airedale Terrierdi nome Little Duke. Il soprannome Duke gli piaceva più del nome Marion e gli rimase per tutta la vita. Da adolescente, Duke lavorò in una gelateria per un uomo che produceva ferri di cavallo per Hollywood. Frequentò la Wilson Middle School a Glendale e si appassionò presto al football americano.

Il ragazzo tentò anche di entrare all’Accademia navale di Annapolis, ma non riuscì a raggiungere il punteggio necessario. Decise così di concentrarsi sullo studio e, grazie a una borsa di studio ottenuta per le sue doti atletiche nel football, frequentò con profitto la University of Southern California, dove divenne membro delle confraternite dei Trojan Knights e del Sigma Chi. In questo periodo, mentre giocava nella squadra di football dell’università, Wayne iniziò a lavorare negli studi cinematografici, rimediando alcune parti minori grazie al leggendario Tom Mix, a cui in cambio forniva biglietti per le partite di football e a cui dava assistenza sul set in qualità di allenatore. Mentre girava i suoi primi film assieme alla sua squadra di football, Wayne fece amicizia con il regista John Ford, di cui diventerà l’interprete prediletto.

Mentre lavorava alla Fox Film Corporation per 75 dollari a ruolo, nel 1929 Wayne recitò nel film Words and Music e, nei titoli di coda, venne presentato col nome di Duke Morrison. Ma il suo primo ruolo importante fu nel western Il grande sentiero (1930), diretto da Raoul Walsh, il quale dapprima gli suggerì il nome d’arte “Anthony Wayne” (in onore del generale “Mad Anthony” Wayne, che combatté nella guerra d’indipendenza americana), ma poiché il capo della Fox Studios Winfield Sheehan riteneva che il nome suonasse “troppo italiano”, alla fine Walsh suggerì John Wayne. Sheehan acconsentì e il nuovo nome d’arte di Duke venne confermato come definitivo, malgrado lo stesso Wayne non fosse presente alla decisione. Lo stipendio del giovane attore venne incrementato a 105 dollari a settimana. Il grande sentiero venne girato in due versioni, una standard e una innovativa e di migliore qualità in widescreen; sfortunatamente solo pochi cinematografi erano attrezzati per mostrare la seconda versione e gran parte della fatica venne sprecata, tanto che la pellicola venne considerata un flop. Dopo il fallimento del film, Wayne venne relegato a piccoli ruoli, apparendo principalmente in western di modesto rilievo per case di produzioni minori, come la Monogram e la Republic Pictures, più precisamente in otto opere tra il 1930 ed il 1939, secondo il conteggio dello stesso Duke.

L’amicizia con John Ford portò Wayne a lavorare con il regista in venti film su un periodo di trentacinque anni. Sotto la direzione di Ford, l’attore interpretò i suoi ruoli più celebri, a partire da quello di Ringo Kid in Ombre rosse(1939), il western che diede la svolta decisiva alla sua carriera, proseguendo con la trilogia sulla Cavalleria, comprendente Il massacro di Fort Apache (1948), I cavalieri del Nord Ovest (1949) e Rio Bravo (1950), e ancora in Un uomo tranquillo (1952), Sentieri selvaggi (1956), L’uomo che uccise Liberty Valance (1962).

Il primo film a colori di Duke fu Il grande tormento (1941), nel quale lavorò con il suo grande amico Harry Carey. L’anno successivo apparve nel kolossal in technicolor Vento selvaggio (1942), nel quale recitò accanto a Ray MillandPaulette Goddard. Nel 1949 il regista Robert Rossen gli offrì il ruolo di protagonista nel film Tutti gli uomini del re (1949), ma Duke lo rifiutò, poiché a suo avviso la pellicola evocava sentimenti anti-americani che egli non condividevaBroderick Crawford, a cui fu affidato infine il ruolo, vinse il premio Oscar al miglior attore protagonista, superando proprio Wayne, che nello stesso anno ricevette la candidatura per Iwo Jima, deserto di fuoco (1949).

Wayne perse inoltre il ruolo di protagonista in Romantico avventuriero (1950), a favore di Gregory Peck, a causa del suo rifiuto di recitare per la Columbia Pictures di Harry Cohn, che lo aveva maltrattato in passato[10]. Uno dei suoi ruoli più popolari fu quello nel film Prigionieri del cielo (1954), diretto da William A. Wellman e basato su un romanzo di Ernest K. Gann, in cui Duke recitò nel ruolo di un eroico copilota. Si era già calato nei panni di un aviatore nei film I falchi di Rangoon (1942), I diavoli alati (1951) e L’isola nel cielo (1953), e recitò in altri ruoli analoghi in Le ali delle aquile (1957) e Il pilota razzo e la bella siberiana (1957).

L’interpretazione del personaggio di Ethan Edwards in Sentieri selvaggi (1956) viene considerata una delle migliori mai offerte da Wayne, che diede il nome di Ethan a uno dei suoi figli. Nonostante l’enorme numero di film girati, l’attore vinse il suo unico premio Oscar solo nel 1970 per Il Grinta (1969), mentre nel passato – oltre alla citata candidatura quale migliore attore per Iwo Jima, deserto di fuoco (1950) – ne aveva ricevuta una come produttore per La battaglia di Alamo (1960), ambizioso progetto di cui curò anche la regia. Passò dall’altra parte della cinepresa in un’altra sola occasione, firmando la regia de Berretti verdi (1968), film che decise di girare dopo essere stato in Vietnam nel 1966, in un giro tra le truppe americane.

La pellicola, dal carattere fortemente patriottico, gli costò accuse di militarismo; l’aperto sostegno alla guerra in Vietnam procurò a Wayne una certa impopolarità politica, in un periodo di forti tensioni politiche. La sua ultima interpretazione risale al 1976, nel film Il pistolero di Don Siegel, con la partecipazione di Ron Howard, una sorta di testamento cinematografico in cui Wayne – all’epoca già gravemente malato – veste i panni di un anziano pistolero di grande fama, affetto da un cancro incurabile, che decide di ritornare a Carson City per regolare alcuni conti in sospeso prima di morire. Fu iniziato nella Massoneria di Rito Scozzese, fino al massimo grado di Gran Maestro. Un anno prima della morte, si convertì al cattolicesimo ricevendo il battesimo da Marcos Gregorio McGrath, arcivescovo di Panamá.

John Wayne morì per un tumore allo stomaco l’11 giugno 1979 e venne sepolto nel cimitero di Corona del Mar in California. Solamente due mesi prima, il 9 aprile 1979, la sua ultima apparizione in pubblico alla cerimonia degli Oscar suscitò grande commozione. L’attore, vibilmente sofferente ma felice di poter essere presente all’evento (durante il quale introdusse il premio per il regista Michael Cimino), fu accolto in sala da una standing ovation. Già nel 1964 aveva subìto con successo l’asportazione di un cancro al polmone.

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