Duro come una roccia, l’attore francese Jean Paul Belmondo raggiunge quota 86 anni!

Bella tappa per l’attore francese Jean Paul Belmondo, quella degli 86 anni dalla  nascita a Neuilly-sur-Seine il 9 aprile del 1933. Icona di un cinema brillante e di azione, negli ultimi anni ne ha passate di situazioni critiche, soprattutto dovute alla sua salute, ma oggi 86 candeline sono spente!

Figlio di Paul Belmondo (18981982), uno scultore francese, nato nell’allora Algeria francese da genitori italiani (padre piemontese e madre siciliana), e di Sarah Rainaud-Richard (19011996), una pittrice francese. Il giovane Jean-Paul, dopo essersi diplomato al secondo tentativo presso il Conservatoire national supérieur d’art dramatique, comincia il suo apprendistato di attore in teatro, per il quale ha recitato in classici come L’avaro di Molière e, successivamente, in Cyrano de Bergerac di Rostand.

L’esordio cinematografico avviene nel 1956 con il cortometraggio Molière di Norbert Tildian. Nonostante abbia interpretato già pellicole di un certo rilievo – come A doppia mandata (1959) di Claude Chabrol e La ciociara (1960) di Vittorio De Sica – il film che lo consacra come uno dei maggiori attori francesi presso pubblico e critica è Fino all’ultimo respiro (A bout de souffle), diretto nel 1960 da Jean-Luc Godard, che lo aveva già diretto e notato precedentemente nel cortometraggio Charlotte et son Jules. Dopo il successo col film di Godard, Belmondo viene contattato da Claude Sautet per recitare, in parte di co-protagonista, nel suo noir Asfalto che scotta (1960), molto apprezzato dalla critica. È difatti con l’interpretazione seria e malinconica di Eric Stark nel film suddetto, che Belmondo recita per la prima volta al fianco di Lino Ventura, dando prova di notevole talento e di intensa forza interpretativa.

Seguono successivamente le ottime prove recitative in film di buon successo, come Léon Morin, prete (Léon Morin, prêtre) (1961) e Lo spione (Le doulos) (1962), entrambi di Jean-Pierre Melville, maestro indiscusso del noir francese, regista che tra l’altro era apparso in un cameo nel film Fino all’ultimo respiro, nelle vesti dello scrittore Parvulesco. Nel 1963 Belmondo verrà chiamato dal regista Renato Castellani per il suo Mare matto, dove il giovane francese interpreterà brillantemente un marinaio livornese, innamorato di una pensionante (interpretata da Gina Lollobrigida) che poi si imbarcherà per trasportare un carico di vino, sotto la guida dell’ammiraglio (Odoardo Spadaro). La pellicola, pesantemente tagliata dal produttore Franco Cristaldi ma riscoperta oggi da molti critici, è un grande esempio di commedia all’italiana, con risvolti malinconici, che dà un grande spaccato dell’Italia degli anni sessanta.

Riconosciuto ormai come un divo fra i più popolari del cinema francese, con L’uomo di Rio (L’homme de Rio) (1965) di Philippe de Broca, Belmondo comincia il suo cambiamento verso un filone più commerciale, tuttavia sempre molto apprezzato dal pubblico. Ritornerà solo nel 1974 al cinema d’autore con Stavisky il grande truffatore di Alain Resnais, ma senza riscuotere particolari consensi.

Negli anni settanta si specializzerà molto nel poliziesco, interpretando spesso molte scene pericolose senza controfigura, intervallando la sua produzione con pellicole drammatiche: in questi anni, i suoi maggiori registi saranno Henri VerneuilGeorges LautnerPhilippe LabroJacques Deray e Philippe de Broca. A partire dai tardi anni ottanta, tralasciando crepuscolari pellicole di genere poliziescoguerra e commedia, come Professione: poliziotto (1983), Irresistibile bugiardo (1984), L’oro dei legionari(1984) e Tenero e violento (1987), Belmondo privilegerà il teatro più che il cinema, sebbene nel 1989 riceva il Premio César per il migliore attore per il film Una vita non basta (Itinéraire d’un enfant gâté) di Claude Lelouch. La mattina dell’8 agosto 2001 è colpito da un’ischemia cerebrale che lo allontana dal grande schermo e dal teatro fino al 2008, quando tornerà al cinema come protagonista del remake francese di Umberto D. di De Sica. Il 18 maggio 2011 viene insignito della Palma d’oroalla Carriera, durante la 64ª edizione del Festival di Cannes. Nel 2016, assieme al regista Jerzy Skolimowski, gli viene assegnato il Leone d’oro alla carriera, alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Belmondo da sempre è stato apprezzato come attore per il suo stile brillante e divertente e per il suo grande carisma, che lo hanno contraddistinto in molteplici film, dove ha ricoperto spesso ruoli da ‘duro col cuore tenero’ e da ‘giovane aitante e spericolato’, come nelle commedie di Philippe de Broca L’uomo di Rio (L’homme de Rio) (1964) e L’uomo di Hong Kong (Les tribulations d’un chinois en Chine) (1965). Nonostante questa sua grande caratteristica, resa altrettanto valida dalla sua maschera dai lineamenti particolarmente accentuati, che ha portato a definirlo il brutto più affascinante del cinema francese, Belmondo ha saputo variare magistralmente i suoi ruoli, recitando efficacemente anche in film drammatici come La mia droga si chiama Julie (La Sirène du Mississipi) di François Truffaut(1969) e Il cadavere del mio nemico (Le corps de mon ennemi) (1976) di Henri Verneuil.

A questo filone si aggiungono anche le sue intense interpretazioni in Léon Morin, prete (Léon Morin, prêtre) di Jean-Pierre Melville (1961) e ne L’erede (L’héritier) di Philippe Labro (1973), quest’ultimo ispirato al caso Mattei. Altrettanto valide, sono state, inoltre, le sue rare performance in ruoli da antagonista o da ‘protagonista ambiguo‘, come nel noir melvilliano Lo spione (Le doulos) (1962) o come nel melò A doppia mandata (A double tour) (1959) di Claude Chabrol.

 

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