Contraffazione, il 6,8% dell’import di merci che entra in Europa è falso

In Ue entrano ogni anno 121 miliardi di euro di merci false, pari al 6,8 del totale dell’import nell’Unione. E’ il dato che emerge dalla relazione ‘Tendenze del commercio di merci contraffatte e usurpative’ dell’Euipo, l’ufficio dell’Unione europea per la proprieta’ intellettuale che ha sede ad Alicante e che ha stimato in 460 miliardi di euro il valore dei falsi scambiati a livello internazionale. Una quota in crescita dal 2,5% del 2016, quando e’ stata diffusa l’ultima edizione dello studio, al 3,3% del 2018. L’analisi Euipo/Ocse del 2016 stimava il valore totale dei prodotti contraffatti in 338 miliardi e il volume a livello europeo al 5%, quasi due punti percentuali in meno di quello attuale. Stati Uniti, Francia, Italia, Svizzera, Germania, Giappone, Corea e Regno Unito sono quelli in cui le imprese e le societa’ sono maggiormente colpite dalla contraffazione e dalla pirateria. Tuttavia, il commercio internazionale di prodotti contraffatti e usurpativi riguarda anche un numero crescente di aziende registrate in altre economie, tra cui Cina, Brasile e Hong Kong. 

 “La contraffazione e la pirateria costituiscono una grave minaccia per l’innovazione e la crescita economica sia a livello dell’UE che a livello internazionale” ha detto il direttore esecutivo dell’Euipo, Christian Archambeau, “L’aumento della quota di prodotti contraffatti e usurpativi nel commercio mondiale e’ molto preoccupante e dimostra chiaramente la necessita’ di uno sforzo coordinato a tutti i livelli per poterla affrontare pienamente”. La relazione evidenzia che i prodotti contraffatti possono provenire da quasi tutte le economie del mondo che li producono o fungono da Paesi di transito. Tuttavia, in base all’analisi dei sequestri eseguiti dalle autorita’ doganali, i Paesi e le regioni principali esportatori di prodotti contraffatti risultano essere: Cina, Hong Kong, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Singapore, Tailandia, India e Malaysia. La relazione utilizza i dati di quasi mezzo milione di confische doganali e non riguarda ne’ i prodotti contraffatti realizzati e ‘spacciati’ sul piano nazionale ne’ quelli digitali distribuiti via Internet. E’ il seguito e l’aggiornamento del rapporto del 2016 che era stato il primo di una serie di cinque studi: sul commercio globale di merci contraffatte; sulla mappatura delle rotte dei prodotti falsi; sul ruolo delle zone franche nel favorirne il commercio e sui fattori che rendono alcuni Paesi fonti piu’ probabili di prodotti contraffatti. L’ultimo era sull’uso illegale di piccoli colli per il commercio di falsi.

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