Save the Children: dopo 8 anni di conflitto in Siria 4 milioni di bambini non conoscono altro che la guerra, 1 su 2 ha bisogno di assistenza umanitaria, 1 su 3 è senza scuola e almeno 2,5 milioni sono sfollati all’interno del Paese

Dopo 8 anni di conflitto devastanti, più di un terzo dei bambini siriani si sente sempre o frequentemente angosciato, insicuro e solo, secondo gli esiti di un’indagine realizzata da Save the Children nei governatorati di Idlib, Aleppo, al-Raqqa e al-Hassakeh, tra i più colpiti dalla guerra in Siria, dove vive più della metà dei bambini che all’interno della Siria si trovano in condizioni precarie e bisognosi di assistenza umanitaria. Alla vigilia della 3° Conferenza Internazionale per il Supporto della Siria e della Regione a Bruxelles, il nuovo report “Un domani migliore: la voce dei bambini siriani” dell’Organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, raccoglie le testimonianze di centinaia di bambini che, pur profondamente segnati dalle conseguenze di violenze e distruzione, conservano la fiducia nel futuro e nella possibilità di ricostruire il loro paese, ma chiedono al mondo pace, stabilità e istruzione.

Dall’inizio del conflitto, otto anni fa, sono nati più di 4 milioni di bambini siriani che non conoscono altro che la guerra. Mentre il conflitto sta entrando nel suo nono anno il prossimo 15 marzo 2019, più della metà dei bambini siriani è bisognoso di assistenza umanitaria, un terzo è senza scuola e almeno 2,5 milioni sono sfollati all’interno del Paese. Il 30% dei bambini intervistati ha dichiarato di non sentirsi al sicuro e per più della metà di loro le violenze del conflitto, la separazione dalle famiglie o la perdita dei propri familiari, la distruzione delle abitazioni e delle infrastrutture, insieme alla mancanza di scuole e assistenza sanitaria sono la dura realtà con la quale sono costretti fare i conti ogni giorno. La povertà e la disoccupazione causate dal conflitto hanno minato la stabilità delle famiglie e forzato ragazzi che dovrebbero andare a scuola a svolgere lavori pericolosi o a sposarsi precocemente (il 65% delle bambine e ragazze afferma che i matrimoni precoci sono un problema molto serio nella propria comunità).

 I tassi di malnutrizione, malattia e disabilità sono aumentati a dismisura durante il conflitto e i bambini ascoltati nell’indagine si sentono impauriti, tristi, ansiosi e molti di loro manifestato i segni di un forte stress emotivo.  Crescere senza istruzione rappresenta una paura messa ripetutamente in evidenza da tutti i bambini, come racconta Lina, 13 anni, che è sfuggita all’assedio nel Ghouta orientale e oggi vive a Idlib: “La guerra ha portato via tutto a noi bambini e ci ha lasciato senza nulla, senza istruzione e senza futuro. I miei genitori sono stati uccisi quattro anni fa quando la nostra casa è stata colpita da una bomba, e ho sperato di morire anch’io, ma Dio aveva altri piani. Voglio che la guerra finisca per poter tornare dove vivevo e ricostruire il mio Paese. Non chiedo altro che poter tornare a scuola. Spero che il modo si accorga di noi e ci aiuti.”

Sara, 14 anni, è stata ferita durante un attacco aereo che ha distrutto la sua casa a Deir Ezzor, e ora vive in un campo profughi in Siria, dove racconta: “prima della guerra la mia vita era bellissima ed ero felice con la mia famiglia. Ora non sono più felice, la mia vita e la guerra sono una cosa sola. Anche qui, il rumore di un aereo in cielo mi fa subito paura. Penso sia molto importante che noi bambini possiamo parlare della nostra vita. È difficile immaginare il futuro del mio Paese quando non abbiamo neanche una casa, ma sono ancora ottimista. Vorrei dire a tutti i bambini del mondo di non allontanarsi mai troppo dalla loro famiglia e di non giocare con oggetti pericolosi.” 

I desideri dei bambini siriani, però sono quelli di tutti gli altri bambini del mondo: il 70% degli intervistati desidera passare tempo con gli amici, l’86% vorrebbe andare bene a scuola, il 98% sogna di stare con i propri cari, mentre la quasi totalità (98%) vorrebbe vivere in un contesto di pace e privo di ogni forma di violenza. “Tanti bambini in Siria non hanno avuto altro che la guerra, e hanno gli occhi pieni di dolore e violenza. Quelli di cui abbiamo raccolto le testimonianze si sentono soli e insicuri, molti hanno perso la loro famiglia. Chi ha commesso queste gravi violazioni contro i bambini siriani durante il conflitto ne deve rispondere di fronte alla comunità internazionale. Chiediamo ai leader che si incontreranno a Bruxelles di ascoltare la voce dei bambini siriani. Anche se hanno attraversato otto anni di guerra e violenze, sono ancora fiduciosi di poter costruire un futuro migliore per il loro Paese. Chiedono pace, stabilità e istruzione, e la comunità internazionale deve trovare il modo di rispondere alla loro richiesta.” ha dichiarato Filippo Ungaro, portavoce di Save the Children Italia.              

Dai risultati della ricerca emerge infatti che i bambini e ragazzi coinvolti nell’indagine di Save the Children hanno chiare aspettative nei confronti degli adulti di riferimento nel loro paese e vorrebbero che si adoperassero per la fine del conflitto (60%), garantissero loro un’educazione (13,4%) o servizi sanitari (7,5%) e infine si impegnassero per la ricostruzione del Paese. Altrettanto decise sono le richieste che vengono fatte alla comunità internazionale che secondo il 56% degli intervistati dovrebbe trovare soluzioni per la fine della guerra e per proteggere i bambini, alleviare la loro povertà e sofferenza (13,4%), investire sulla ricostruzione del Paese (13%), aiutare i rifugiati siriani a tornare a casa (7%). Save the Children, che ha lanciato quest’anno in occasione del centenario della sua fondazione la campagna “Stop alla guerra sui bambini”, chiede ai delegati che parteciperanno domani alla 3° Conferenza dei Paesi Donatori a Bruxelles di impegnarsi pubblicamente per sostenere una ripresa rapida della vita dei bambini in Siria, con investimenti specifici e continuativi sui settori che riguardano i minori. Le parti in conflitto e la comunità internazionale devono anche creare le condizioni necessarie per la pace e la protezione dei bambini, garantendo a tutti l’accesso ai servizi fondamentali di cui necessitano.  Insieme ai suoi partner locali, Save the Children è presente in 4 governatorati nel nord della Siria – Aleppo, Hama, al-Hassakeh e Idlib – e ha raggiunto con i suoi interventi più di 750.000 persone, tra cui oltre 500.000 bambini. L’Organizzazione è impegnata nella ricostruzione delle scuole e nell’educazione, nell’assistenza sanitaria di base e nella distribuzione ai bambini e alle loro famiglie sfollate di beni di prima necessità come cibo, vestiti, set per cucinare, kit per l’inverno e per l’igiene.  

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