Racket a una nota pizzeria di via Tribunali a Napoli, quattro arresti dei carabinieri, sono ritenuti esponenti del clan Sibillo

All’alba i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione a un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di 4 soggetti ritenuti uomini del clan camorristico dei “Sibillo” a carico dei quali sono emersi gravi indizi di colpevolezza in merito all’estorsione, aggravata dal metodo mafioso, alla pizzeria Di Matteo del centro storico. Gli esercenti del locale di via dei Tribunali, recentemente bersaglio di colpi d’arma da fuoco, da due anni erano costretti a versare settimanalmente il “pizzo” a esponenti del clan “Sibillo”. La richiesta estorsiva, che aumentava in occasione delle principali festività, era funzionale, oltre che ad imporre la supremazia del clan sul territorio, a sostenere i detenuti affiliati al clan e le loro famiglie.

Il mandante dell’estorsione alla pizzeria Di Matteo, nel centro storico di Napoli, e’ Vincenzo Sibillo, padre dei baby boss Emanuele e Pasquale. Il primo dei due e’ stato ucciso in un agguato quando aveva 19 anni, il 2 luglio 2015 nel corso della faida tra i Sibillo e Buonerba, per il controllo della zona del centro storico dei Decumani. Pasquale invece e’ stato arrestato un anno dopo a Terni dopo diversi mesi di latitanza nei quali ha continuato a gestire il clan. Il ‘pizzo’ era settimanale ma con l’avvicinarsi della Pasqua la cosca voleva piu’ soldi. La notte del 25 febbraio scorso la saracinesca del locale e’ stata crivellata di colpi. Altri destinatari del decreto di fermo sono fedelissimi del clan, gli esattori che erano liberi di scorrazzare per il centro e chiedere il pizzo: tra loro Giovanni Ingenito e Giovanni Matteo.

 

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