Dopo un infarto è necessario pianificare in modo costante i controlli per abbattere il rischio di successivi problemi per il cuore

Proprio perche’ il cuore e’ una macchina perfetta, ecco che dopo un infarto del miocardio non e’ sufficiente gestire l’emergenza (evento acuto), ma e’ necessario pianificare in modo costante nel tempo dei controlli per abbattere il rischio di successivi eventi cardiovascolari. Un tagliando vero e proprio quindi che in termini medici si definisce prevenzione secondaria. Quali sono gli esami da considerare e come il paziente puo’ essere protagonista nel monitorare la salute del proprio cuore, sono i temi affrontati a margine del congresso “Conoscere e Curare il Cuore” tenuto di recente a Firenze. “Se pensiamo a un paziente appena dimesso, oltre al piano terapeutico, sicuramente e’ importante effettuare visite specialistiche costanti – afferma il prof. Francesco Prati, primario di Cardiologia, Azienda Ospedaliera San Giovanni – Addolorata, Roma e presidente del Centro per la Lotta contro l’Infarto – Fondamentale e’ l’attenzione preventiva da mantenere nel tempo. Monitorare i livelli del colesterolo cattivo (LDL) e i parametri della pressione, fare un elettrocardiogramma accompagnato da ecocardiogramma e controllore la glicemia, soprattutto se e’ presente il diabete, rappresentano una buona rete di protezione per il paziente”.

Essere consapevoli dei fattori di rischio contribuisce a limitarne l’impatto e, se necessario, a mettere in atto correttivi insieme ai medici di riferimento, come, ad esempio, modificare le terapie seguite. Tra i maggiori fattori di rischio modificabile un ruolo importante lo ricopre l’ipercolesterolemia, il cui controllo dopo la risoluzione dell’evento acuto e’ fondamentale. Recenti studi dimostrano che mantenere nel tempo bassi livelli di colesterolo cattivo determina una riduzione del rischio di eventi cardiovascolari successivi. “La terapia di riferimento per il controllo del colesterolo cattivo e’ rappresentata dalle statine (in alcuni casi associate a ezetimibe). – continua Prati – Non sempre, pero’, si riescono a raggiungere i valori di riferimento. In questi casi e’ possibile ricorrere agli inibitori PCSK9i in grado di far scendere il colesterolo a valori impensabili. Questa classe di farmaci di ultima generazione si e’ mostrata efficace nel mantenere il colesterolo al di sotto della soglia di rischio, favorendo un calo della morbilita’ cardiovascolare”.

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