Covid, il presidente del Consiglio superiore di sanità: “Se ci sarà una nuova ondata epidemica avrà minore portata”

Non si può dire se ci sarà una nuova ondata epidemica, ma se ci sarà “non sarà mai della stessa portata che abbiamo di fatto dovuto affrontare alla mese di febbraio, nel mese di marzo e per buona parte del mese di aprile”. Anche perché l’Italia ha strategie cruciali per individuare nuovi focolai. Lo ha detto il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, durante un incontro al Meeting di Rimini. “Io credo che l’onestà intellettuale non possa che farci dire che non lo sappiamo se ci sarà” una nuova ondata epidemica, “quando e di che portata sarà – ha spiegato Locatelli -. Quello che sappiamo è che non sarà mai della stessa portata che abbiamo di fatto dovuto affrontare alla mese di febbraio, nel mese di marzo e per buona parte del mese di aprile”. Questo “perché il paese in questo momento è decisamente in grado di garantire alcune strategie cruciali per individuare prontamente focolai epidemici per circoscriverli”.

Secondo Locatelli, l’Italia oggi “è in grado di produrre tutta una serie di dispositivi di protezione individuale così cruciali per prevenire la diffusione del contagio ed è un paese che in tutte queste settimane ha strutturato tutti i letti delle terapie intensive in maniera che siano prontamente disponibili”. “Questa drammatica vicenda – ha aggiunto il il presidente del Consiglio superiore di sanità – ci deve insegnare a evitare per il futuro di disinvestire sulla sanità, perché per tanti anni purtroppo non si è avuta l’attenzione di fare investimenti adeguati. La storia della pandemia invece ci ha insegnato quanto questo aspetto sia cruciale per la salute dei cittadini. Dobbiamo imparare a potenziare quegli aspetti che possono essere oggetto di interventi per migliorarne l’efficienza. Su tutti la medicina territoriale, imprescindibilmente utile per gestire situazioni come quelle che ci ha proposto Covid e anche per farci eventualmente in caso di malaugurate future situazioni epidemiche più pronti a gestirla, nel modo più efficace e più tutelante la salute”.

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