Istat: gli occupati a rischio povertà sono il 6,9% al Nord e il 22,8% al Sud. Discrepanze anche sulle imprese innovative, 43% al Nord contro il 28% al Sud

In Italia gli occupati a rischio povertà sono il 12,2% ma sono forti le discrepanze regionali. Secondo quanto sottolinea l’Istat nel Rapporto Sdgs sullo sviluppo sostenibile, la quota di occupati che vivono in condizioni di povertà reddituale e’ passata dal 4,5% del 2004 al 6,9% del 2017; quella del Mezzogiorno e’ salita dal 19,2% al 22,8%, mentre al Centro Italia e’ quasi raddoppiata, passando dal 5,9% all’11,2%. La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari nel 2017 al 28,9%, pari a circa 17 milioni e 407 mila individui, contro il 30% del 2016; nel mezzogiorno la quota e’ del 44,4% contro il 18,8% del Nord. Nel 2017 gli individui in poverta’ assoluta si stima siano 5 milioni e 58 mila (8,4%).

43 imprese innovative su 100 al Nord e 28 al Sud 

Nel triennio 2014-2016 vi e’ stata una forte crescita (+6,2%) delle imprese che hanno introdotto innovazioni tecnologiche di processo e/o di prodotto: il numero di imprese innovative e’ arrivato a 38,1 imprese ogni 100. Lo rileva l’Istat nel Rapporto Sdgs 2019, secondo cui a beneficiare della crescita sono state in particolar modo le imprese del settore industriale, passate da 40,4% del 2012/2014 al 49,5% del 2014/2016, e le imprese con un numero di addetti tra 10 e 49, passate dal 28,7% al 35%. La propensione all’innovazione risulta superiore al Nord (con l’eccezione della Valle d’Aosta), con 43 imprese innovative su 100, e inferiore al Centro (35) e al Sud (28); il Nord e il Mezzogiorno sono anche le ripartizioni in cui la crescita nell’ultimo triennio e’ piu’ consistente. I valori piu’ bassi dell’indicatore si registrano, in particolare, in Valle d’Aosta, Sardegna, Calabria, Campania, Molise e Sicilia. Al primo posto della graduatoria l’Emilia Romagna, con una percentuale di imprese innovative in senso stretto del 46%, seguita da Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte.

 

 

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