Il Re de “La febbre del sabato sera” compie 65 anni

Di origini italo-americane, figlio di un riparatore di pneumatici (ed ex giocatore di football) e di una docente di arte drammatica, fratello degli attori Joey, Ellen, Ann, Margaret e Sam Travolta, comincia a recitare e ballare fin da piccolo, per deliziare il quartiere. Molto portato per la danza, a 12 anni viene incoraggiato dai genitori affinché segua delle lezioni di tip tap: lo fa dal fratello di Gene Kelly, Fred Kelly. Poi partecipa come attore ad alcuni musical della sua cittadina come “Who’ll Save the Plowboy?”, dove imitava i numeri di danza del programma tv Soul Train. Iscritto dalla madre in una scuola di recitazione di New York, studia anche canto. Lascerà la scuola a soli 16 anni, mentre a 18 sgambetta già sui palchi off-Broadway, con estremo successo. All’inizio da il meglio di se stesso in “Rain”, poi entra nel cast di “Bye Bye Birdie” e “Grease”, grazie al quale gira per l’America. Ma è dopo 10 mesi passati nello spettacolo “Over Here” che decide di tentare la strada per Hollywood, anche se prima passerà per i corridoi del tubo catodico. Esordirà nel piccolo schermo apparendo nei telefilm: Emergency!The RookiesMedical Center, ma soprattutto I ragazzi del sabato sera (1975), all’interno del quale veste i panni di un ragazzo difficile di nome Vinnie Barbarino.

La febbre del sabato sera e Grease
Ed è proprio questo telefilm che spinge il regista John Badham a scegliere Travolta come interprete assoluto de La febbre del sabato sera (1977). Travolta, che già stata muovendo i suoi primi passi anche sul grande schermo, aveva appena esordito in pellicole horror come Il maligno (1975) e Carrie – Lo sguardo di Satana (1976) ed era stato rifiutato per il ruolo che poi andò a Randy Quaid ne L’ultima corvé, entrando nella cronaca mondana per la sua relazione con l’attrice Diana Hyland, di diciotto anni più grande di lui (si erano conosciuti sul set del film tv The Boy in the Plastic Bubble, 1976, dove lei impersonava il ruolo di sua madre). Era perfetto, quindi, per interpretare il giovane proletario italo-americano Tony Manero che andava a scatenarsi in discoteca il sabato sera, così come era perfetto per delineare con una sola interpretazione un’intera generazione. Per questo motivo, venne immediatamente nominato agli Oscar e ai Golden Globe come miglior attore protagonista. E sull’onda di quel Manero, Sylvester Stallone diresse il fiacco seguito, sempre con John Travolta come protagonista Staying Alive (1983), che fu un fiasco.

Il repentino declino
Il periodo d’oro dell’attore però finisce presto. Inizia tutto quando quella che lui credeva fosse la usa compagna di vita, la Hyland muore di cancro fra le sue braccia. Di risposta, l’interprete si butta nel lavoro, e da musical a musical, diventa il protagonista maschile della trasposizione cinematografica di Grease – Brillantina (1978) diretto da Randal Kleiser, conquistandosi una seconda candidatura ai Golden Globe. Da quel momento in poi, le proposte continueranno sì a fioccare sulla sua testa come pioggia torrenziale, ma rifiuterà la maggior parte dei ruoli a beneficio, ironia del destino, di Richard Gere che acquisterà popolarità ed erotismo grazie a I giorni del cielo (1978), American Gigolo (1980) e Ufficiale e gentiluomo (1982). Scelte e rifiuti sbagliati che lo passarono immediatamente a star di secondo piano. Lo avrebbe salvato forse il ruolo di Jim Morrison che avrebbe dovuto interpretare, ma disgraziatamente ci furono dei problemi legali e il progetto naufragò per sempre. Perfettamente inserito nel patinato mondo hollywoodiano, si trova a suo agio fra le grandi stelle di una volta: è il migliore amico di James Cagney, di Cary Grant e di Barbara Stanwyck. Cercherà con difficoltà di continuare la sua marcia verso la celebrità diretto da James Bridges e affiancando Debra Winger in Urban Cowboy (1980), ripetendo l’esperienza con Bridges in Perfect (1985), questa volta assieme a Jamie Lee Curtis.
De Palma (che già lo aveva diretto in Carrie) lo rivorrà come protagonista del suo film più bello, il flop Blow Out (1981), che però spingerà la carriera di Travolta irrimediabilmente verso il basso.

Gli anni novanta e la nuova visibilità
Rifiutato il ruolo che poi andò a Tom Hanks in Splash – Una sirena a Manhattan (1984), resuscita costruendo assieme a Kirstie Alley una famiglia troppo parlante nella trilogia di Senti chi parla (1989, 1990 e 1993). Nel frattempo, si sposa con l’attrice Kelly Preston (conosciuta sul set del film Whisky & vodka – Cocktail d’amore) il 5 settembre 1991. Il guaio è che il matrimonio venne dichiarato illegale, anche perché celebrato da un ministro francese di Scientology, quindi la coppia fu costretta a sposarsi una seconda volta (con tutti i crismi) 7 giorni dopo. Dall’unione di queste star nascono due figli: Jett (curiosamente concepito a casa di Bruce Willis e Demi Moore durante un weekend) e Ella Bleu.
Pilota di aerei e proprietario di una moltitudine di aeroplani che tiene tutti nella sua villa, è l’unico attore hollywoodiano che oltre a piscina e giardino, ha anche una pista di atterraggio in casa sua! Rifiuta il ruolo di protagonista ne Forrest Gump (1994) e Apollo 13 (1995), autocondannandosi quasi all’oblio. Fortuna volle che un regista quasi esordiente di nome Quentin Tarantino lo riportasse in auge affidandogli la parte di un sicario in Pulp Fiction (1994). Inaspettatamente, Travolta torna sulla cresta dell’onda, vince un David di Donatello come miglior attore straniero e le candidature ai Golden Globe e agli Oscar come miglior attore protagonista, trionfando finalmente e solo ai Golden Globe, grazie a Get Shorty (1995) di Barry Sonnenfeld (ruolo che poi sarà ripreso in Be Cool).
Dopo essere stato diretto da Jon Turteltaub in Phenomenon (1996) diventa grande amico di Forest Whitaker, con il quale reciterà nell’orribile Battaglia per la Terra – Una saga dell’anno 3000 (2000), e rafforzerà la sua immagine davanti all’obiettivo di John Woo che prima lo affiancherà a Christian Slater in Nome in codice: Broken Arrow (1996) e poi a Nicolas Cage nel bellissimo Face/Off – Due facce di un assassino (1997). Più soft i suoi ruoli nelle commedie di Nora Ephron, un po’ invisibile in She’s so lovely – Così carina (1997) di Nick Cassavetes e Mad City – Assalto alla notizia (1997) di Costa Gravas, torna invece ruggente nel ruolo del governatore democratico Jack Stanton in corsa per la Casa Bianca nella pellicola di Mike Nichols I colori della vittoria (1998). Arriva di volata un’altra nomination ai Golden Globe.

Tra commedie e film d’azione
Specializzatosi nei thriller e nei film d’azione, da A Civil Action (1998) a Codice – Swordfish (2001), rifiuta il ruolo dell’avvocato Billy Flynn propostogli nel musical Chicago (2002), che andò come di consuetudine a Gere, che vinse un Golden Globe per la sua performance. Testimonal dell’italiana Sky, ritorna sul grande schermo, rinverdito, nella commedia Svalvolati on the road (2007) di Walt Becker, ma non si è lasciato sfuggire il ruolo en travestì di Edna Turnblad, offertogli da Adam Shankman in Hairspray (2007), remake di Grasso è bello di John Waters.
Nel 2009 recita nell’adrenalinico Pelham 1-2-3: Ostaggi in metropolitana di Tony Scott e la commedia Daddy sitter con Robin Williams mentre nel 2010 affianca Jonathan Rhys-Meyers nell’adrenalinico From Paris with love. Tornerà due anni dopo nel film I mercenari 2 e ne Le belve di Oliver Stone, al fianco di Blake Lively, Uma Thurman e Salma Hayek.

La perdita del figlio Jett
A inizio 2009 John Travolta viene colpito da un gravissimo lutto in famiglia. Alla sola età di 16 anni muore il figlio Jett a causa di una crisi epilettica che lo ha colpito mentre si trovava in vacanza con i genitori. Travolta ha sempre negato i problemi psichici di suo figlio anche per il motivo che la setta religiosa di Scientology di cui è un seguace (quella di cui fanno parte anche star del calibro di Tom Cruise e Will Smith) stabilisce che chi è affetto da questi problemi non può essere curato con farmaci. Per questo motivo Travolta si discosta momentaneamente da questa corrente religiosa.

(Biografia tratta da Mymovies.it)

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