Auguri a Tinto Brass per i suoi 88 anni. All’anagrafe Giovanni Brass, regista, sceneggiatore e scrittore italiano, è considerato il maestro del cinema erotico italiano

Auguri a Tinto Brass per i suoi 88 anni. All’anagrafe Giovanni Brass, regista, sceneggiatore e scrittore italiano, è considerato il maestro del cinema erotico italiano. Brass nasce a Milano nel 1933 in una modesta famiglia goriziana di remote origini austriache, nipote per parte di padre del pittore Italico Brass, ma cresce a Venezia, dove s’era stabilito al seguito della famiglia poco tempo dopo. Iscrittosi alla Facoltà di giurisprudenza presso l’Università di Padova nel 1951, quattro anni più tardi ottenne il nulla osta per quella di Ferrara, dove si laureò, nel 1957, con una tesi sui “Rapporti di lavoro con imprese della produzione cinematografica”, e come relatore Carlo Lega. Appassionato infatti di cinema più che di diritto, sul finire degli anni cinquanta trascorse un biennio come archivista presso la Cinémathèque di Parigi, in Francia, dove ebbe così modo d’avvicinarsi agli ambienti della nascente Nouvelle Vague, per poi tornare in Italia come aiuto-regista di Alberto Cavalcanti.

Gli esordi cinematografici

Già assistente di maestri del cinema come Roberto Rossellini e Joris Ivens, esordì nella regia con il lungometraggio In capo al mondo (1963), apologo sul disagio giovanile, di cui curò anche la sceneggiatura e il montaggio. Con una sorta di “anarchismo umoristico” il film narrava i disagi di un giovane che stenta a integrarsi nella società, ma questa insofferenza verso il potere e le sue istituzioni non venne apprezzata dai censori dell’epoca che gli imposero di rigirare la pellicola da capo. Per tutta risposta Brass le cambiò solo il nome (Chi lavora è perduto), rendendo ancora più esplicito il messaggio politico-sociale. Dopo essere stato coinvolto, con alterni risultati, in alcune produzioni di carattere commerciale (nel 1964 la fiaba “fantascientifica” Il disco volante e il film collettivo La mia signora, del quale firma due episodi accanto a Luigi Comencini e al suo estimatore Mauro Bolognini; lo spaghetti-western Yankee del 1966), il regista tornò a moduli espressivi più intimi con i successivi Col cuore in gola (1967), L’urlo (1968), Nerosubianco (1969) (nella cui locandina, scrivendo in stampatello le lettere dalla seconda alla quinta, creava un emblematico gioco di parole: nEROSubianco), Dropout (1970) e La vacanza (1971), ultimo film brassiano non incentrato sull’erotismo. Brass racconta che Nerosubianco piacque molto negli USA tanto che la Warner Bros. decise di affidargli la regia dell’adattamento cinematografico di Arancia meccanica; tuttavia Brass voleva prima finire L’urlo e perse così l’incarico.  Il sesso e il suo particolare rapporto col potere e col denaro diventa tema centrale di Salon Kitty (1975), film impregnato di atmosfere che ricordano quelle di Luchino Visconti e Liliana Cavani, e della ricostruzione storica Caligola (1979), che ebbe una produzione molto travagliata a causa dei contrasti tra il regista e la produzione che portarono all’estromissione di Brass dal montaggio. La propensione per il grottesco contraddistingue Action (1979), beffarda e autobiografica riflessione sul rapporto che lega arte e pornografia. Deciso ad abbandonare il cinema “serio”, o “serioso” come dice lui, per dedicarsi al cinema erotico, nel 1983 Brass girò La chiave con Stefania Sandrelli, tratto dal romanzo omonimo dello scrittore giapponese Tanizaki Jun’ichirō, spostandosi poi gradatamente verso una trattazione sempre più disinvolta dei tabù dell’erotismo. Questa pellicola, che ebbe un buon successo di pubblico e di critica, fece entrare Tinto Brass nell’olimpo di questo genere cinematografico, rendendo però molto controversa la sua figura specialmente tra le femministe che gli rimproveravano una certa considerazione della donna come oggetto, e le classi sociali più tradizionaliste. Puntualmente accompagnati da un alone di scandalo escono Miranda (1985) con Serena Grandi, rivisitazione de La locandiera di Goldoni, e Capriccio (1987) con Francesca Dellera. Nel 1988 Brass dirige Snack Bar Budapest (tratto dall’omonimo romanzo di Marco Lodoli e Silvia Bre) prendendosi così una pausa dal genere erotico. Il film, un noir visionario, ottiene buone critiche, ma scarso riscontro commerciale. Il ritorno all’erotismo più esplicito e godereccio avviene con Paprika (1991), che lancia Debora Caprioglio, e Così fan tutte (1992) con l’esordiente Claudia Koll. Le piccanti discussioni e le roventi polemiche che i suoi lungometraggi suscitano contribuiscono a rendere famose le sue attrici protagoniste.

Anni seguenti

In seguito la ripetitività di schemi e situazioni affievolisce l’interesse del pubblico nei confronti delle sue opere successive, a cominciare da L’uomo che guarda (1994), liberamente tratto da un romanzo di Alberto Moravia. Frattanto nel 1993, Brass aveva iniziato le riprese di Tenera è la carne, tratto dal libro Il macellaio di Alina Reyes. Dopo pochi giorni di riprese il film subisce un arresto per la morte del produttore. I diritti vengono acquistati dalla casa di produzione Rodeo Drive e nel 1994 Brass scrive insieme alla scrittrice Alda Teodorani la sceneggiatura del film Lola & il macellaio; la storia di una ragazza che non vuole perdere la verginità; per la parte della protagonista viene contattata Alba Parietti, ma a causa dei contrasti nati tra l’attrice e il regista il film viene affidato ad Aurelio Grimaldi con altra sceneggiatura. In seguito Brass gira la commedia erotica autobiografica Fermo posta Tinto Brass (1995) in cui è anche attore come in molti dei suoi film, Monella (1998) dove si riprendono parti dello script di Il macellaio e la fornaiaTra(sgre)dire (2000) e Senso ’45 (2002) con Anna Galiena, rilettura in chiave erotica, ambientata a Venezia nel 1945, del racconto di Camillo Boito Senso, da cui Luchino Visconti aveva tratto nel 1954 l’omonimo film. A 70 anni gira Fallo! (2003), film a episodi d’ispirazione boccaccesca che in quanto a trama non si differenzia molto dagli altri. Il successivo Monamour del 2005 esce direttamente in DVD l’anno successivo. Nel 2009 Tinto Brass presenta a Roma la sua rivisitazione teatrale del Don Giovanni, ambientata nella Venezia nel 1930; inoltre, in occasione di una retrospettiva a lui dedicata, porta alla Mostra del Cinema di Venezia Hotel Courbet, un cortometraggio di 18 minuti, in omaggio al pittore Gustave Courbet, che doveva far parte di una serie televisiva destinata a Sky, Il favoloso mondo di Tinto Brass: la protagonista è l’attrice Caterina Varzi, che doveva già esserla del più volte annunciato Ziva, l’isola che non c’è. C’era già stato un esperimento simile dieci anni prima, quando Tinto Brass supervisionò la serie Corti circuiti erotici. Il 18 aprile 2010 Tinto Brass viene ricoverato nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Vicenza, a causa di un’emorragia cerebrale[12]. Il regista si ristabilisce in pieno nei mesi successivi. Nel 2013 viene proiettato alla 70ª Mostra del Cinema di Venezia il documentario Istintobrass, realizzato dal suo collaboratore storico Massimiliano Zanin. In questa occasione il regista annuncia nuovamente la realizzazione di Ziva, l’isola che non c’è con protagonista Caterina Varzi. Tinto Brass ha anche collaborato con la rivista Penthouse, ed è stato solo attore nei film La donna è una cosa meravigliosa di Mauro Bolognini (1964), Lucignolo di Massimo Ceccherini (1999), La rabbia di Louis Nero e Il nostro Messia di Claudio Serughetti (2008), Impotenti esistenziali di Giuseppe Cirillo (2009). Nel 1964 ha diretto il suo unico documentario politico: Ça ira – Il fiume della rivolta. Nel gennaio 2000 scrive la prefazione per il libro di Malisa Longo Così come sono, (Edizioni Pizzonero). Ha presentato nel settembre 2006, a Napoli, un libretto di circa 30 pagine: Elogio del culo che, a detta sua come riportato in un’intervista a La Stampa del 26 novembre 2007, «…si vende come il pane. Sulle aste di internet è arrivato a 15 euro dai 3 e 90 di partenza…». Tinto Brass si definisce “tranquillamente ateo”. Ha assunto l’alias “Tinto”, traendolo dal nome del pittore veneziano Tintoretto che piaceva molto alla nonna del regista.

Vita privata

Tinto Brass è stato sposato con la sceneggiatrice e collaboratrice Carla Cipriani, morta nel 2006. Brass ha due figli, avuti dalla moglie, Beatrice e Bonifacio. Attualmente vive assieme alla psicoanalista, ex-avvocata e attrice Caterina Varzi. Il 3 agosto 2017, a 84 anni, Tinto Brass ha sposato Caterina Varzi con una cerimonia civile nella sua villa romana. Ottavio Rosati, testimone della sposa e la Varzi hanno annunciato il matrimonio a conclusione del socioplay “L’amore in piazza” tenuto nell’ambito del primo Festival della Psicologia dell’Ordine degli Psicologi del Lazio. 

Impegno politico

Da sempre vicino alle posizioni del Partito Radicale di Marco Pannella, nel gennaio 2010 annuncia la sua candidatura per le elezioni regionali nelle fila della Lista Bonino Pannella in Veneto e nel Lazio.

Tags: BrassTinto
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