Il 10 marzo del 1989 moriva improvvisamente a 49 anni Maurizio Merli, attore particolarmente noto per aver interpretato numerosi film del genere poliziottesco, presenti nella cineteca di TeleCapri

Il 10 marzo del 1989 moriva improvvisamente a 49 anni Maurizio Merli, attore particolarmente noto per aver interpretato numerosi film del genere poliziottesco, presenti nella cineteca di TeleCapri . Formatosi all’Accademia d’arte drammatica, fu giovane interprete di fotoromanzi per la rivista Grand Hotel, quando debuttò nel cinema nel 1963, come comparsa ne Il Gattopardo di Luchino Visconti. Dopo altre parti in pellicole minori e nel teatro di rivista con Carlo Dapporto (I trionfi, 1964), iniziò la carriera nelle produzioni televisive in I grandi camaleonti (per la regia di Edmo Fenoglio, 1964), pur continuando la recitazione teatrale (nel 1968 partecipa all’Orlando furioso di Luca Ronconi). La grande notorietà tra il pubblico però giunge con la partecipazione come protagonista nello sceneggiato televisivo Il giovane Garibaldi di Franco Rossi (1974).

Icona del poliziottesco

Merli divenne negli anni settanta uno degli attori più noti del genere poliziottesco, con film come Roma violentaRoma a mano armataNapoli violentaIl cinico, l’infame, il violento e Da Corleone a Brooklyn. Il suo esordio nel genere avvenne nel 1975, quando appunto ottenne la parte del commissario Betti in Roma violenta, diretto da Marino Girolami. Fu proprio il regista a caldeggiarne la scrittura per sostituire Richard Harrison, voluto invece dal produttore. Il protagonista doveva apparire iconograficamente simile a Franco Nero, che aveva ottenuto un grande successo con La polizia incrimina, la legge assolve, tanto che Merli si fece crescere appositamente i baffi, che poi diverranno uno dei suoi marchi di fabbrica. Il film fu un grande successo commerciale, tanto da incassare oltre due miliardi di lire, ed essere il venticinquesimo incasso nella stagione cinematografica in Italia. Alto, biondo, atletico e baffuto, Merli interpretava personaggi di duri poliziotti in rivolta contro l’ingiustizia e il lassismo della legge e dei magistrati. Numerose scene acrobatiche e pericolose di alcuni film furono girate direttamente da lui senza avvalersi di controfigure. La sovrapposizione tra attore e personaggio portato sullo schermo fu, nel caso di Merli, tanto profonda da essere considerato il “commissario di ferro” per antonomasia. Molti saranno i suoi successi nella seconda metà degli anni settanta, spesso guidato con maestria dai registi Umberto Lenzi e Stelvio Massi.

Il declino

Col finire degli anni settanta anche il genere poliziottesco entrò in crisi e per Merli divenne difficile ritagliarsi altri spazi nel mondo del cinema italiano, tanto che il suo tentativo di cimentarsi in un altro genere, con lo spaghetti-western Mannaja di Sergio Martino, si rivelò un fallimento. A partire dall’inizio degli anni ottanta, ormai emarginato da una critica cinematografica ostile, aveva partecipato solo ad alcune trasmissioni televisive d’intrattenimento, tra cui una partecipazione al programma di Pippo Baudo Festival, su Canale 5, insieme al duo comico Zuzzurro e Gaspare e, nell’agosto 1988, al programma di Marco Columbro Tra moglie e marito VIP. Più rilevante lo spettacolo Crazy Boat in nove puntate andato in onda su Rai 2 nell’estate del 1986. Nell’ultimo anno di vita fu ospite frequente del programma televisivo Il gioco dei 9, condotto da Raimondo Vianello su Canale 5, e nel programma di Rai 1 Domani sposi, condotto da Giancarlo Magalli, dove si presentò con tutta la famiglia. La sua ultima apparizione in un lungometraggio sarà nel 1987 nel film Tango blu, scritto e diretto da Alberto Bevilacqua, anche produttore insieme allo stesso Merli.

La morte improvvisa

Il 10 marzo 1989 a Roma, mentre stava giocando a tennis al circolo “Casetta bianca” sulla via Cassia con un amico e sotto gli occhi della figlia, l’attore fu colto da un infarto[1]: sia pur prontamente soccorso e trasportato all’ospedale “Villa San Pietro” vi giunse già privo di vita. Morì così, a 49 anni, proprio quando si stava prospettando la possibilità di tornare a recitare nuovamente nel ruolo del commissario di polizia. È sepolto nel Cimitero di Poggio Catino (Rieti), paese dove amava trascorrere le vacanze e il tempo libero con la famiglia.

Redazione

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