Considerata l’urgenza del caso viene chiesto di anticipare la decisione ma nessuno ha mai risposto. Daniela è morta il 5 giugno. La visita di verifica della sua condizione da parte dell’Asl di Foggia era programmata per il 7 giugno, 2 giorni dopo. “E’ inaccettabile che chi è nelle condizioni di Daniela sia costretta a un simile calvario. I malati non possono aspettare i tempi della burocrazia”, hanno commentato Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “E’ sempre più evidente quanto sia urgente una legge per poter garantire la possibilità di scegliere se porre fine alle proprie sofferenze insopportabili. Di fronte al silenzio del Parlamento che continua a rimandare la riforma necessaria, il Referendum a questo punto è l’unica possibilità per rendere l’eutanasia legale in Italia – sottolineano – Per questo oggi iniziamo la raccolta firme che entro il 30 settembre ci deve portare in Corte di Cassazione con 500mila firme autenticate e certificate. Ci appelliamo alla cittadinanza a partecipare direttamente e a comunicarci la disponibilità a partecipare come volontari o autenticatori a questa grande battaglia di civiltà sul sito https://referendum.eutanasialegale.it/”.
Tra le altre persone malate assistite dall’Associazione Luca Coscioni, c’è Mario (nome di fantasia) che si era visto negare da Asl e Tribunale la possibilità di accedere all’iter previsto dalla Sentenza 242\2019 della Corte Costituzionale per poter ricorrere al suicidio assistito. E’ notizia di queste ore che, con una nuova ordinanza storica (la prima del genere in Italia) il Tribunale di Ancona ha ribaltato la decisione del giudice precedente, imponendo alla Asl di verificare le condizioni del paziente per accedere al suicidio assistito, attuando di fatto la sentenza Cappato. Il Referendum per l’Eutanasia Legale è stato depositato su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni lo scorso 20 aprile in Corte di Cassazione. Il testo prevede una parziale abrogazione dell’art. 579 del codice penale (‘omicidio del consenziente’), che impedisce la realizzazione di ciò che comunemente si intende per ‘eutanasia attiva’ (sul modello olandese o belga). In caso di approvazione, si passerebbe dal modello dell’’indisponibilità della vita’, sancito dal codice penale del fascismo nel 1930, al principio della ‘disponibilità della vita’ e dell’autodeterminazione individuale, già introdotto dalla Costituzione, ma che deve essere tradotto in pratica anche per persone che non siano dipendenti da trattamenti di sostegno vitale (per i quali è invece intervenuta la Corte Costituzionale con la sentenza Cappato – Antoniani).
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