Il 14 aprile di 17 anni fa moriva Fabrizio Quattrocchi, noto per essere stato rapito e ucciso in Iraq e per la sua frase “Vi faccio vedere come muore un italiano”

Il 14 aprile di 17 anni fa moriva Fabrizio Quattrocchi, guardia di sicurezza privata noto per essere stato rapito e ucciso in Iraq, dove lavorava per una compagnia di sicurezza, e per essere stato perciò insignito di una medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Nato a Catania ma cresciuto a Genova, svolse il servizio di leva nell’Esercito italiano, raggiungendo il grado di caporal maggiore, e prestò servizio nel 1987 come caporale istruttore nel 23º Battaglione fanteria “Como” di stanza a Como, reparto poi sciolto nel 1996. Congedatosi, Quattrocchi continuò a esserr impegnato, fino al 2000, nell’attività di famiglia, una panetteria nel quartiere di San Martino, non lontano dall’omonimo ospedale, coi genitori, il fratello e la sorella. Dopo la morte del padre cedettero l’esercizio. Venuta meno la principale fonte di sostentamento, Quattrocchi, appassionato di arti marziali e praticante il taekwondo, brevettato paracadutista, prese a seguire corsi di addestramento per prepararsi al lavoro di guardia del corpo e addetto alla sicurezza nei locali notturni, secondo quanto in seguito dichiarato dal fratello e dalla fidanzata. Per un periodo seguì corsi di addestramento e lavorò per Ibsa, società di sicurezza e investigazioni, successivamente liquidata, della quale erano titolari Roberto Gobbi e Spartaco Bertoletti, che fu rappresentante in Italia di un’analoga società internazionale, di nome IBSSA (simile a quello della società genovese), con sede a Budapest e centro operativo in Israele. Nell’ottobre 2003 fu ingaggiato come bodyguard in occasione della visita del ministro Claudio Scajola al Salone Nautico di Genova. Secondo Gobbi, Fabrizio Quattrocchi si sarebbe recato in Iraq in seguito all’accettazione (ottobre 2003) del suo curriculum da parte di un non meglio individuato “mercenario genovese” impegnato nel reclutamento per l’Iraq, per conto di un’azienda del Nevada, la DTS, per istruire personale locale alle tecniche di sicurezza e proteggere manager, magistrati, strutture d’interesse strategico, quali gli oleodotti. La partenza per il paese in guerra era avvenuta nel novembre del 2003, per un compenso mensile – sempre secondo quanto dichiarato dal Gobbi alla stampa – variabile (a seconda delle condizioni di rischio) tra i seimila e i novemila dollari.

L’attività svolta in Iraq

L’unica testimonianza giornalistica nota e diretta sull’attività svolta in Iraq da Fabrizio Quattrocchi è offerta dal periodico di approfondimento televisivo della RTSI (Radio Televisione della Svizzera Italiana) Falò che, nel programma andato in onda il 14 maggio 2004, ha presentato un ampio servizio (circa 39 minuti) in esclusiva dedicato alle “guardie di sicurezza private” operanti in Iraq e nel resto del mondo. L’inchiesta giornalistica – curata in origine dalla Televisione Svizzera francese e mai ritrasmessa in Italia, benché diffusa in italiano dalla RTSI e contenente le uniche immagini disponibili di Fabrizio Quattrocchi libero in Iraq – è stata realizzata direttamente nel paese arabo, e si chiude con un’ampia sezione (circa otto minuti) dedicata alla Presidium Corporation, la compagnia di sicurezza italiana presso la quale operava Quattrocchi. Le immagini, girate qualche tempo prima del rapimento di Quattrocchi, sono state riprese nella zona di Baghdad a bordo o nei pressi di un fuoristrada Galloper bianco impiegato dalla Presidium. Il capo squadra, Paolo Simeone, appare nel video accompagnato da una persona identificata come Luigi e dallo stesso Quattrocchi, che compare armato in diverse inquadrature mentre sorveglia la scena dell’intervista realizzata dalla televisione svizzera e poi mentre i tre si esercitano, in una zona extraurbana, al tiro con il fucile. Fabrizio Quattrocchi, che durante le riprese ha accompagnato con Simeone e Luigi i giornalisti svizzeri, viene definito nel servizio come il più discreto tra gli interlocutori da essi incontrati durante la loro inchiesta in Iraq. Quattrocchi appare con un giubbotto antiproiettile indossato su una maglietta dello stesso colore di quella visibile nelle immagini diffuse dai suoi rapitori prima del suo assassinio. La trasmissione è basata su una puntata del primo programma di approfondimento giornalistico della TSR1, televisione della Svizzera Romanda, trasmessa il 13 maggio 2004, dal titolo Guerriers à louer (Guerrieri in affitto), della durata di circa 59′.

Il rapimento

Quattrocchi fu preso in ostaggio a Bagdad il 13 aprile 2004, insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, da miliziani del gruppo autoproclamatosi Falangi Verdi di Maometto, mai identificati. Il paese arabo, occupato militarmente dagli Stati Uniti d’America già un anno dopo lo scoppio della guerra d’Iraq e da una coalizione internazionale nel 2003, era tutt’altro che pacificato. Pur non partecipando alle prime fasi del conflitto che aveva condotto in breve tempo (1º maggio 2003) al dissolversi dell’esercito iracheno e alla caduta di Saddam Hussein, l’Italia aveva accettato di far parte della cosiddetta coalizione dei volenterosi guidata da Stati Uniti e Gran Bretagna e, a seguito delle risoluzioni ONU 1483, 1500 e 1511 del 22 maggio 2003, era presente in Iraq dal 15 luglio dello stesso anno con oltre 3 000 militari in un’operazione di mantenimento della pace denominata Antica Babilonia. A seguito dell’operazione militare, erano giunte in Iraq anche decine di migliaia di guardie, assunte da numerose compagnie private (contractors), sia statunitensi sia di altri Paesi, per affiancare gli eserciti regolari nelle operazioni di controllo del territorio e per la protezione del personale e delle installazioni civili e militari. Gli Stati Uniti, la forza capofila della coalizione, avevano fornito alle guardie le apposite credenziali e le avevano dotate delle armi, nel quadro di una vasta operazione di esternalizzazione delle proprie attività sul territorio iracheno. Per questo stato di cose, la situazione dei rapiti fu subito ritenuta delicata e pericolosa. Il reclutatore dei quattro rapiti, Giampiero Spinelli, socio della Presidium Corporation, individuato come responsabile del loro invio in Iraq, è stato indagato dalla magistratura italiana per il reato previsto dall’art. 288 del c.p. e poi assolto con formula piena. I rapitori lanciarono all’Italia un ultimatum: chiesero al governo il ritiro delle truppe dall’Iraq e le scuse per alcune frasi che avrebbero offeso l’Islam. L’ultimatum fu rifiutato. Cupertino, Agliana e Stefio furono liberati l’8 giugno 2004, dopo 58 giorni di prigionia.

Il ritrovamento del cadavere e le ipotesi sul decesso

A seguito di una trattativa condotta anche tramite la Croce Rossa Italiana in Iraq, un intermediario, con il quale erano entrati in contatto esponenti del consiglio degli ʿulamāʾ sunniti, il 21 maggio 2004 nei pressi dell’ospedale gestito a Baghdad dalla CRI trovava dei resti umani che venivano attribuiti a Fabrizio Quattrocchi. La conferma sarebbe arrivata il 23 maggio dalle analisi sul DNA condotte in loco dal RIS dei Carabinieri e ripetute l’indomani, dopo il trasferimento in Italia, presso l’istituto di medicina legale dell’università di Roma. Un’ulteriore conferma dell’identità del cadavere si sarebbe avuta il 27 maggio da un supplemento d’indagine autoptica richiesto dai familiari. Dall’autopsia emergeva che il corpo dell’ucciso sarebbe stato quasi certamente abbandonato e attaccato da animali, unica spiegazione plausibile per il fatto che il cadavere fosse del tutto ossificato a soli 40 giorni dalla morte. Tale tesi era inoltre supportata dalla mancanza di gran parte del  cranio, delle braccia e delle costole e dalle profonde lacerazioni degli indumenti. A gettare un’ombra sulla versione ufficiale – che ha sempre parlato di un singolo colpo alla testa come causa della morte – fu la notizia, emersa dalle dichiarazioni degli anatomopatologi incaricati, che i colpi sarebbero stati due, uno al torace e l’altro alla testa. Dopo i funerali, celebrati il 29 maggio nella cattedrale di Genova, Quattrocchi venne sepolto nel cimitero di Staglieno.

Redazione

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